Luciano Bianciardi

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Antichi Maestri #2. Bianciardi, il precettore d...

Continuiamo il percorso nella galleria degli Antichi Maestri, frammenti di voci che osarono pensare e scrivere anche di scuola e istruzione, tralasciando impudentemente gli anglismi, la valutazione, le competenze-chiave, la progettazione. Pubblichiamo questa settimana due frammenti di Luciano Bianciardi entrambi tratti da L’antimeridiano ( II voll., a cura di Luciana Bianciardi, Massimo Coppola e Alberto Piccinini, Isbn Edizioni, Milano 2008). Il primo frammento (vol. II, pp. 891-893) è tratto da un articolo sul programma televisivo Telescuola, pubblicato da «Le Ore» il 14 marzo 1963.

Il lavoro culturale in provincia. Gli anni di f...

L’articolo segue la documentazione fornita dal primo capitolo dell’eccellente libro di Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni “Una vita per il cinema. L’avventurosa vita di Umberto Lenzi, regista“, La Bancarella Editrice, Piombino 2016, di cui raccomandiamo la lettura.

Per una critica del “cervellone in fuga”

Appunti sui percorsi centrifughi del lavoro culturale migrante da un punto di vista working class. Per smontare la retorica euforica della “fuga dei cervelli” in opposizione all’etichettatura che varrebbe solo per gli emigrati del Terzo Mondo.

Ribolla, 4 maggio ore 8.15

Chi da Siena scende in autobus verso la Maremma grossetana oppure sale in Val di Cornia, attraversa Ribolla. Dalla Strada Provinciale Collacchia, che collega lo svincolo per Montemassi a Potassa, il mezzo fa una curva a sinistra ed entra in paese. La fermata obbligata è di fronte a un complesso monumentale composto da diverse figure; sale qualche adolescente con YouTube senza cuffie, senza biglietto. Tenendo la destra si riprende la strada principale, verso Bagno di Gavorrano, Puntone, Follonica e, se qualcuno vuole proseguire la corsa, Piombino, alle porte dell’Elba. Oggi è il 4 maggio 2014 e le tratte degli autobus Tiemme mi sembrano modellate all’insegna di un “viaggio della memoria”. Quella dell’attività mineraria nella Toscana meridionale del Novecento. Ma la memoria ha una storia che si annoda al presente e quelle strade ferrate o sterrate che collegavano i siti minerari e gli stabilimenti di raffinamento tra il grossetano e il livornese descrivono anche i tentavi degli ultimi decenni di rifunzionalizzare il territorio in campo industriale e turistico, lungo la costa. Sessant’anni fa, alle otto e un quarto del mattino, un’esplosione di grisù nella sezione “Camorra” della miniera di lignite di Ribolla provocava la morte di quarantatré persone. Le condizioni di […]

Progetto Bianciardi on Pinterest

Gli approfondimenti di lavoro culturale si fanno quadri per l’estate Perché Bianciardi è attuale? Perché è un punto di riferimento per chi cerca di ripensare la categoria del precariato cognitivo? Cosa ci insegna a proposito dell’intellettuale e dei cliché che lo caratterizzano? Forse questo “antieroe” ci appassiona troppo? Forse ci dispensa da quel ritorno all’impegno che si sente spesso ripetere? Districandoci tra saggi, romanzi, post, spettacoli teatrali, documentari e interviste siamo ritornati a rileggere l’autore de Il lavoro culturale. Qui sotto trovate una board di Pinterest (basta un clic sull’immagine) che raccoglie, ri-organizza e compara tutto il materiale pubblicato da noi e da Critica Impura, Il Quinto Stato, La Furia dei cervelli, minima & moralia e dal progetto bianciardi. Source: pinterest.com via lavoro on Pinterest

Luciano Bianciardi, Il lavoro culturale

di Alessandra Reccia [pubblicato in «Il Ponte» n. 7-8 luglio-agosto 2010] Nel 1957 esce nell’Universale Economica Feltrinelli Il lavoro culturale, l’ironica storia di un intellettuale di provincia che, convinto della forza emancipatrice della cultura, con l’aiuto del fratello minore e il sostegno di un manipolo di intellettuali anarcoidi, sperimenta le forme dell’organizzazione culturale tipiche del decennio immediatamente successivo al dopoguerra [1]. L’autore, Luciano Bianciardi, era già noto all’intellighenzia militante di quegli anni per aver scritto, insieme a Carlo Cassola, il saggio-inchiestaI minatori della Maremma, certamente una delle più interessanti e toccanti opere di denuncia degli anni Cinquanta. Proprio come intellettuale engagé era stato presentato nel 1954 dal direttore della rivista romana «Il Contemporaneo» al giovane Gian Giacomo Feltrinelli, a quel tempo alla ricerca di nuovi talenti da convogliare intorno alla «grande impresa culturale», che nasceva sotto la sua guida a Milano. La proposta di trasferirsi nella «capitale del Nord» arrivò inaspettata in un periodo di importanti ripensamenti sulla propria attività politico-culturale, maturati in seguito a un grave incidente accaduto in quello stesso 1954 al pozzo di Ribolla, dove in un’esplosione persero la vita quarantatré minatori. La morte violenta di questi operai, annunciata tra l’altro nelle pagine della sua inchiesta, portò lo scrittore grossetano […]

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