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1981. Louis Marin e Il ritratto del re

In occasione dei quarant’anni dalla sua fondazione, l’École des hautes études en sciences sociales ha deciso di ricordare quaranta libri che hanno segnato il dibattito degli ultimi decenni nel campo delle scienze umane attraverso una serie di “recensioni”. Pubblichiamo di seguito la traduzione italiana del testo dedicato a Le portrait du roi (Minuit, 1981).

Estetica e politica della vita povera

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul numero 19 di Fata Morgana. Quadrimestrale di cinema e visioni, dedicato al concetto di “credito”. I conflitti bellici, le catastrofi ambientali e le situazioni di estrema povertà nelle quali si trova a vivere una parte del pianeta hanno suscitato, nel corso dei secoli, il costante interesse da parte degli storici e dei romanzieri, dei giornalisti e dei cineasti e, più in generale, di tutti i soggetti investiti e auto-investiti della funzione etica, sociale e politica di testimone[1]. Quanto di traumatico interviene ad alterare un equilibrio, quanto di sconvolgente colpisce una comunità o una parte di essa, è qualcosa che chiede di essere raccontato, messo in immagine. Una possibile interpretazione teoretica di tale “chiamata” può essere elaborata ricorrendo al concetto di debito di testimonianza, proposto da Paul Ricœur per comprendere il legame etico ed estetico che intercorre tra il soggetto del racconto storico, come di qualsiasi altro genere discorsivo, e l’evento, passato o presente, al quale si lega: Attraverso il documento e la prova documentaria, lo storico è sottoposto a ciò che un giorno fu. Ha un debito nei confronti del passato, un debito di riconoscenza nei confronti dei morti, che […]

Come si riproducono le immagini?

In Cloning terror. La guerra delle immagini dall’11 settembre a oggi (La Casa Usher, 2013) William J.T. Mitchell compie una riflessione sul ruolo svolto dalle immagini nella guerra al terrore. Un testo fondamentale per gli studi visuali che mette a fuoco le paure e le emergenze del nostro presente.

Il berlusconismo non si ammazza con una pallottola

La velocità del buio – Giorgio Fontana Giorgio Fontana è laureato in filosofia, vive a Milano e ha trent’anni. Da trentenne si guarda intorno, ma soprattutto alle spalle, come chi sa di non poter rimpiangere nulla, perché la sua maturità “è cominciata con una crisi”. E da filosofo ha scritto La velocità del buio (176 pagine, 16 euro, Editrice Zona), un libro che dal titolo potrebbe sembrare un thriller psicologico, ma che in realtà è, come lui stesso lo definisce, “un saggio su berlusconismo, crisi degli ultimi vent’anni e identità italiana – ma non solo”. Silvio Berlusconi costituisce un dato di fatto drammatico non in quanto singolo individuo, ma in quanto rappresentazione e realizzazione di una degenerazione politica e culturale. Questo è ormai assodato, e non basta il felice risultato della consultazione referendaria per decretarne la fine. Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una frase di Giorgio Gaber: “Io non temo Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me”. Ecco, Fontana indaga il Berlusconi in agguato in ognuno di noi: nel pressappochismo quotidiano, nell’edonismo deresponsabilizzato, nell’egoismo narcisistico. Applicando la massima einsteniana secondo la quale non c’è nulla di più pratico di una buona teoria, Fontana si chiede a cosa sia […]

ROMEO, PERCHÉ SEI TU ROMEO?

Appunti Sul concetto di volto nel figlio di Dio di Guido Furci [*] Altrove, avevo dichiarato la mia perplessità rispetto al modo in cui non poche coalizioni cattoliche, più o meno istituzionalizzate, sono scese in piazza – si badi bene, l’espressione è da intendersi fuor di metafora –, per manifestare contro l’ultima messa in scena di Romeo Castellucci – artista italiano di fama internazionale, il cui impegno politico, a teatro, si è sempre tradotto in una critica delle categorie estetiche ed interpretative dominanti, così come d’ogni possibile concezione dell’opera d’arte, che non sappia sottrarsi ad esegesi di tipo esclusivamente documentario [1]. Non ritornerò sugli argomenti che mi avevano indotto, sin dal principio, a giudicare in maniera severa l’atteggiamento di chi, pur affermando apertamente di non aver visto lo spettacolo, si era sentito in dovere di condannarne i propositi, quasi si trattasse di conformare i propri interventi ad una non meglio precisata “linea di partito” – priva di fondamento; troppo di rado assunta in quanto tale. Ciò detto, nel definire i temi affrontati in Sul concetto di volto nel figlio di Dio, dovrò rievocare almeno uno dei motivi validi a prendere posizione, per quel che mi riguarda, non tanto in favore della pièce, quanto del […]

L’arte contro la finanza, il caso di S.a.L.E Docks

Se si afferma il comune dell’Arte di Marco Baravalle – S.a.L.E.-docks “Se esplode la bolla dell’arte” [1]. Questo il titolo di un recente intervento apparso sul Corriere della Sera. Una prospettiva non certo improbabile dato l’acuirsi della crisi. In effetti il binomio arte-finanza è strettissimo ed evidente. Le opere, come i derivati, si trasformano in promesse di valore e diventano “segni senza referenza” scambiati al pari di altri strumenti speculativi. Del resto, seppur semplicisticamente, potremmo definire la finanza come una sorta di “comune cattivo”, dove reti e tecnologie permettono di effettuare operazioni speculative in frazioni di secondo; un vero esempio di perversa intelligenza connettiva. E non è strano che l’arte contemporanea si presti ad essere valorizzata all’interno di questi meccanismi. Come afferma Florian Schneider riferendosi al rapporto tra immagine digitale e proprietà: “in an economy based on imaginary property the real abstraction of the exchange has turned into its opposite, the real-time exchange of data that are abstracted from the image which does not portray or equal anything anymore” [2]. Possiamo sostenere che, sotto il segno della speculazione finanziaria, tutte le opere (non solo le immagini digitali) sembrano trasformate in simulacri ad uso e consumo della finanza. Esse vengono private del potere […]

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