globalizzazione

Il lato cattivo della storia

A partire da “La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini” (Feltrinelli, 2003), scritto con Alessandro Dal Lago, Emilio Quadrelli riflette sul lato cattivo della globalizzazione e su un mercato globale che, ancor prima che le merci, “produce produttori” e condizioni di lavoro marginalizzanti.

Tra le umane geografie, i non luoghi

In collaborazione con BOOK PRIDE, la fiera nazionale dell’editoria indipendente, e su gentile concessione della casa editrice elèuthera*, pubblichiamo un estratto dalla nuova prefazione alla riedizione di “Nonluoghi”, di Marc Augé.

Lo sviluppo sostenibile e l’Agenda 21 Locale. A...

di Ludovica Ambrogetti Sostenibilità. Una parola assai attuale e probabilmente altrettanto sconosciuta, nelle sue intrinseche caratteristiche concettuali e nella totalità delle sue puntuali esplicazioni. Un concetto onnicomprensivo, la cui contestualizzazione può trovare forma in qualsiasi ambito, da quelli quantitativamente scientifici a quelli qualitativamente umanistici. E per comprendere questa forma in modo tridimensionale, condizione necessaria è la consapevolezza della storia che il concetto “sostenibilità” porta dietro e con sé. Quella consapevolezza che, dal passato, consente di guardare al futuro in modo positivamente “sostenibile”. E così ha inizio il lavoro di Mauro Catani «lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali» [1] che, in poco più di cento pagine, mette a disposizione le sue risorse conoscitive, per dare concretezza formale ad un concetto astratto, quale quello della sostenibilità. Un lavoro redatto con la semplicità di colui il quale oltre a ben conoscere i segreti degli argomenti trattati sente forte il desiderio e la grande voglia di condividerli con tutti coloro possano servirsene per iniziare […]

A tappa conclusa: intervista a Balletto civile

di Francesca Montanino e Vincenzo Idone Cassone Arrivare alla fine di un lungo progetto, come questo ciclo di Performance Creole, lascia tanti interrogativi quanti ne ha aperti durante il suo percorso: questa tappa italiana tutta particolare ha vissuto di forze e spinte importanti e contraddittorie. Da una parte la necessità di mettere in mostra tutto, di creare una tappa finale in un luogo che fosse altro da quelli di origine; di riportare tutto al museo, presentarlo come un progetto “scientifico; dall’altra quella di riuscire, dopo tante esperienze, ad affrontare la creolizzazione anche del conosciuto, del massimamente vicino, nella tappa italiana. Tutto questo racchiuso da quel Lavoro che diventa sempre più equivalente di una fatica totale, fino all’ultimo, per portare avanti lo spettacolo e come necessario punto di incontro/scontro, solo da cui nasce l’alienazione/straniamento che si ribalta in Libertà, sotto l’ALA dell’azione dei singoli e della loro comunione. Ma su questo aspettiamo soltanto i vostri commenti. Intanto, abbiamo intervistato i Ragazzi di Balletto civile, nelle persone di Michela Lucenti, Maurizio Camilli, Ambra Chiarello ed Emanuela Serra; direttori artistici e attori all’interno del progetto Creole Performance Cycle, in scena pochi giorni fa al Santa Maria della Scala (e di cui abbiamo parlato […]

Giorgio Fontana – Saremo in grado di non ...

Registrazione audio degli interventi di Giorgio Fontana Saremo in grado di non uccidere Socrate? e Maria Francesca Murru La sfera pubblica online. Ottava giornata del seminario “il lavoro culturale”. Siena, 4 maggio 2011

Ulf Hannerz – Anthropology’s World

Life in a Twenty-First-Century Discipline Registrazione audio dell’intervento di Ulf Hannerz Anthropology’s World: Life in a Twenty-First-Century Discipline. Sesta giornata del seminario “il lavoro culturale”.

Social media e sollevazioni popolari: uno sguar...

di Flavio Pintarelli da La rotta per Itaca Nel raccontare le sollevazioni che hanno infiammato e tutt’ora infiammano la sponda meridionale del Mediterraneo, i media hanno evidenziato l’importanza che il web 2.0 ed i social media hanno avuto nel favorire la diffusione delle informazioni ed il ruolo cruciale della rete nel coordinare ed organizzare le azioni di protesta. Alcuni commentatori si sono spinti a parlare di Twitter Revolution o di Facebook Revolution. Non è la prima volta che i social media si guadagnano l’attenzione dei media tradizionali in occasione di proteste o sollevazioni popolari. Era già accaduto nel 2009 per le proteste contro il Partito Comunista in Moldova e contro i presunti brogli in Iran. In tutti questi casi si era già parlato di social media Revolutions. Si tratta di un’occasione propizia per riflettere sul ruolo che i social media hanno attualmente nelle pratiche di attivismo. In un articolo pubblicato sul “New Yorker”, esplicitamente intitolato Small Change. Why the revolution will not be tweeted, Malcolm Gladwell esprime una serie di riserve sulla capacità dei social media di favorire forme incisive di attivismo politico e sociale. Pur condividendone l’idea di base, e cioè che i social media da soli non bastino a […]

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