Francesco Zucconi

Estetica e politica della vita povera

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul numero 19 di Fata Morgana. Quadrimestrale di cinema e visioni, dedicato al concetto di “credito”. I conflitti bellici, le catastrofi ambientali e le situazioni di estrema povertà nelle quali si trova a vivere una parte del pianeta hanno suscitato, nel corso dei secoli, il costante interesse da parte degli storici e dei romanzieri, dei giornalisti e dei cineasti e, più in generale, di tutti i soggetti investiti e auto-investiti della funzione etica, sociale e politica di testimone[1]. Quanto di traumatico interviene ad alterare un equilibrio, quanto di sconvolgente colpisce una comunità o una parte di essa, è qualcosa che chiede di essere raccontato, messo in immagine. Una possibile interpretazione teoretica di tale “chiamata” può essere elaborata ricorrendo al concetto di debito di testimonianza, proposto da Paul Ricœur per comprendere il legame etico ed estetico che intercorre tra il soggetto del racconto storico, come di qualsiasi altro genere discorsivo, e l’evento, passato o presente, al quale si lega: Attraverso il documento e la prova documentaria, lo storico è sottoposto a ciò che un giorno fu. Ha un debito nei confronti del passato, un debito di riconoscenza nei confronti dei morti, che […]

Ribolla, 4 maggio ore 8.15

Chi da Siena scende in autobus verso la Maremma grossetana oppure sale in Val di Cornia, attraversa Ribolla. Dalla Strada Provinciale Collacchia, che collega lo svincolo per Montemassi a Potassa, il mezzo fa una curva a sinistra ed entra in paese. La fermata obbligata è di fronte a un complesso monumentale composto da diverse figure; sale qualche adolescente con YouTube senza cuffie, senza biglietto. Tenendo la destra si riprende la strada principale, verso Bagno di Gavorrano, Puntone, Follonica e, se qualcuno vuole proseguire la corsa, Piombino, alle porte dell’Elba. Oggi è il 4 maggio 2014 e le tratte degli autobus Tiemme mi sembrano modellate all’insegna di un “viaggio della memoria”. Quella dell’attività mineraria nella Toscana meridionale del Novecento. Ma la memoria ha una storia che si annoda al presente e quelle strade ferrate o sterrate che collegavano i siti minerari e gli stabilimenti di raffinamento tra il grossetano e il livornese descrivono anche i tentavi degli ultimi decenni di rifunzionalizzare il territorio in campo industriale e turistico, lungo la costa. Sessant’anni fa, alle otto e un quarto del mattino, un’esplosione di grisù nella sezione “Camorra” della miniera di lignite di Ribolla provocava la morte di quarantatré persone. Le condizioni di […]

Il crocevia della morale. Papa Francesco a Lamp...

Quando Domenico Modugno andava a Lampedusa, il blu dipinto di blu era quello a largo della Spiaggia dei Conigli. La sua voce risuonava tra le insenature e gli isolani, come i pochi turisti, facevano esperienza di un impasto scaglioso di mare e di cielo. Non meno a Sud di ieri mattina, l’isola era l’appezzamento accessorio di una Penisola lontana, dove osservare la sopravvivenza del mestiere antico della pesca oppure abbandonarsi alla contemplazione, al sublime.

Fellini politico?

Conversazione con Andrea Minuz, autore del libro Viaggio al termine dell’Italia. Fellini politico (Rubbettino, 2012) di Francesco Zucconi Francesco Zucconi: Fellini è il regista del sogno, dell’autobiografismo, della Tabaccaia e della Saraghina. Di Marcello, Casanova, Roma e Otto e mezzo. I dizionari, alla voce “felliniano”, annoverano una serie di tratti del tutto privi di implicazioni politiche. Anche la critica, o almeno una parte consistente di questa, sembra aver sviluppato altri percorsi interpretativi. In che senso si può parlare di un Fellini politico? Andrea Minuz: Fellini è considerato la quintessenza del genio cinematografico. Uno “stregone”, un “mago”, un creatore assoluto. Al di là del valore della sua opera, a creare questa immagine hanno contribuito soprattutto due fattori. Da un lato, l’immagine di sé che Fellini ha sapientemente costruito e diffuso nei media. Dall’altro, il fatto che gran parte della letteratura felliniana è composta da testi scritti da suoi amici o sedicenti tali. Anche per questo, l’autobiografismo è divenuto il grande luogo comune delle pubblicazioni su Fellini. Nelle mie ricerche, ho trovato un interessante articolo apparso sulla rivista teorica del partito comunista sovietico, «Kommunist», alla fine degli anni Sessanta. La rivista polemizzava con le interpretazioni dominanti del cinema di Fellini, nonché con […]

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