Federico Fellini

Fellini politico?

Conversazione con Andrea Minuz, autore del libro Viaggio al termine dell’Italia. Fellini politico (Rubbettino, 2012) di Francesco Zucconi Francesco Zucconi: Fellini è il regista del sogno, dell’autobiografismo, della Tabaccaia e della Saraghina. Di Marcello, Casanova, Roma e Otto e mezzo. I dizionari, alla voce “felliniano”, annoverano una serie di tratti del tutto privi di implicazioni politiche. Anche la critica, o almeno una parte consistente di questa, sembra aver sviluppato altri percorsi interpretativi. In che senso si può parlare di un Fellini politico? Andrea Minuz: Fellini è considerato la quintessenza del genio cinematografico. Uno “stregone”, un “mago”, un creatore assoluto. Al di là del valore della sua opera, a creare questa immagine hanno contribuito soprattutto due fattori. Da un lato, l’immagine di sé che Fellini ha sapientemente costruito e diffuso nei media. Dall’altro, il fatto che gran parte della letteratura felliniana è composta da testi scritti da suoi amici o sedicenti tali. Anche per questo, l’autobiografismo è divenuto il grande luogo comune delle pubblicazioni su Fellini. Nelle mie ricerche, ho trovato un interessante articolo apparso sulla rivista teorica del partito comunista sovietico, «Kommunist», alla fine degli anni Sessanta. La rivista polemizzava con le interpretazioni dominanti del cinema di Fellini, nonché con […]

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