esclusione

Vite dannate

Recensione di Elia Verzegnassi al libro di Andrea Staid, I dannati della metropoli. Etnografie dei migranti ai confini della legalità, prefazione di Franco La Cecla (Le Milieu Edizioni, 2014)

Diari di campo: Resilienze: percorsi femminili ...

Capita a volte che io vada in qualche scuola media superiore per partecipare ad incontri sui temi del diritto d’asilo e dei rifugiati. I ragazzi mi dicono che per loro un rifugiato è una persona che scappa dalla guerra, o un uomo che è stato perseguitato per le sue idee politiche. La persona che di solito mi accompagna e porta la sua testimonianza di rifugiato è il più delle volte un ragazzo che, appunto, è scappato da una guerra o da una persecuzione dovuta alle sue idee politiche. Raramente ho una donna a fianco, e raramente i ragazzi mi citano esempi di donne fuggite per matrimoni forzati o perché attiviste in movimenti politici. Anche i media hanno questa tendenza a considerare il rifugiato come uomo: l’immaginario comune vuole e pretende che la persona in fuga e bisognosa di protezione sia esclusivamente di sesso maschile. Sebbene la percentuale di donne rifugiate presenti in Italia sia inferiore rispetto a quella degli uomini (circa il 10% del totale nell’ultimo trimestre del 2011), ciò non toglie che questa percentuale nasconda un valore assoluto ben preciso di donne che fuggono dal loro paese, con problematiche molto differenti da quelle degli uomini. E non dobbiamo dimenticare […]

L’aritmetica del sistema accoglienza Italia

di Mirtha Sozzi [*] Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati (SPRAR) è strutturalmente sottodimensionato: i 3.000 posti in accoglienza ogni 6 mesi, sparsi in tutta Italia, sono infatti assolutamente insufficienti a far fronte alle necessità reali. L’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ha più volte espresso al ministero dell’Interno il bisogno di aumentare i posti in accoglienza, eppure per il biennio 2012-2013 sono previsti gli stessi numeri. Appare così chiaro che la politica dei governi italiani di questi ultimi anni non è cambiata: si privilegiano interventi emergenziali, di breve periodo, piuttosto che investire su progetti a medio – lungo termine o strutturali (come quelli dello SPRAR). Solo di fronte a situazioni di criticità già in atto (ad esempio la crisi in nord Africa e gli arrivi massivi di migranti), si riescono a trovare fondi e risorse per mettere in campo forme di un’accoglienza che per forza di cose finiscono per essere raffazzonate, malgestite e talvolta anche poco trasparenti. Ma non è solo una questione di efficacia degli interventi, ma anche di economicità. Quanto costa un tipo di accoglienza emergenziale? E soprattutto quanto costerebbe un miglioramento dell’accoglienza strutturale? I calcoli non sono difficili. Prendiamo ad esempio un migrante […]

Close