cultura

Il capitalismo ti mangia il pasto

Il tempo passato a cucinare è considerato sprecato da chi, specie negli USA, promuove dei sostituti del pasto in polvere. Eppure il cibo è quanto di più sociale e comunitario esista. Forse il tempo del lavoro ha ingoiato anche questa pausa giornaliera.

VHS: Ai tempi dello schermo a tubo catodico

(Ovvero: quando la televisione sapeva raccontare il contemporaneo) di Silvia Jop Oggi la televisione, svanito l’intento originario che l’aveva partorita con il corpo e lo spirito di mezzo/strumento di formazione, informazione, approfondimento, analisi e comunicazione, si è trasformata in una sorta di sostanza stupefacente utile a riempire di vuoto gli angoli delle nostre teste e spesso strumentale per un’azione di rimozione forzata (indolore per via della potenza ipnotica dell’oggetto in questione) del carico quotidiano che ognuo di noi si trova a dover gestire nell’economia delle proprie giornate. All’accensione della televisione corrisponde, nella maggior parte dei casi, lo spegnimento di quella parte delle strutture cognitive utili all’esercizio dei processi elaborativi che ci consentono di trasformare in esperienza le cose che osserviamo e che viviamo. Come se, paradossalmente, all’evoluzione delle tecnologie che hanno portato l’oggetto “TV” – nato ingombrante e profondo come uno scatolone per i traslochi (quelli importanti, quelli di una vita), e diventato magro come una sottiletta (quasi senza corpo, come rinunciando allo spazio necessario a contenere la prospettiva di corpi fisici e concettuali) – fosse corrisposta un’involuzione delle sue prospettive e di conseguenza dei suoi contenuti. La televisione, per quanto riguarda la gran parte dei materiali che vi circolano […]

Giusto il tempo di un concerto

di Matteo Guerra In questi giorni ho sostenuto un colloquio di lavoro per il quale i miei studi sono ovviamente ininfluenti, e mi hanno detto che oggi mi avrebbero fatto sapere. La sensazione è simile a quella che si prova dopo un esame scritto. Si aspetta pensando di aver fatto il massimo. Peccato che prima aspettavo trepidante un bel voto credendo che quell’esame mi avrebbe aperto un altro pertugio, nella galleria che conduce alla vita di quelli che seminano per poi raccogliere. Ora invece aspetto una risposta che mi riporterà esattamente al punto di partenza (le maledette scale del gioco dell’oca) e quel voto tanto atteso avrebbe potuto avere mille colori oppure nessuno, che a guardarlo sarò sempre e soltanto io. In ogni caso mi metto comodo e invece di aprire il libro che devo finire di leggere decido di guardare un film. Uno che mi ero perso sapendo che mi sarebbe piaciuto. E infatti mi è piaciuto. Le Concert di Radu Mihaileanu racconta di Andrei Filipov, un direttore d’orchestra (Maestro del Bolshoi), allontanato dal suo mestiere di artista per aver respinto, trenta anni prima, l’ordine di espellere musicisti ebrei dal suo ensemble. Si ritrova quindi a fare l’uomo delle […]

Quello che rimane: gli Atti del volume e la pre...

Vincenzo Idone Cassone Il giorno 29 febbraio alle 19.00, nel Chiostro di San Galgano, avrà luogo presentazione del volume Gli atti di Incontrotesto, seguito da Apericena con Letture e Musica. La mia bella copia in questo momento è proprio qui accanto. Ora, chi mi conosce sa che non sono famoso per essere particolarmente appassionato all’oggetto-libro: eppure, in questi giorni tengo e sfoglio il volume degli Atti con un piacere particolare, un affetto di quelli che di solito non si concedono a molti libri, a meno di non essere, e il sottoscritto di certo non lo è, un bibliofilo appassionato. Questo volumetto mi trasmette un particolare buonumore; la sensazione è come quella di tornare a casa e vedere i lavori dell’abitazione accanto finalmente terminati: mi sembra di avere in mano qualcosa che ho visto crescere e di cui vedo ora il risultato finale (ma non l’ultimo). Gli Atti di cui ora vi parlo sono, insomma, uno di quei frutti tanto attesi di un lavoro continuo ed estenuante, che richiede una dedizione completa verso lo studio, anche nei suoi aspetti più frustranti e scomodi: correggere bozze e sistemare le note non è certo un lavoro piacevole (ma è importantissimo, e deve esser […]

Teatro Coppola

Volevamo che la città si risvegliasse con un nuovo spirito, uno spazio restituito e rubato all’abbandono.

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