comunicazione

Mascherine, retoriche dell’inutilità ai t...

Lo sguardo dell’antropologia tra percezione del rischio e comunicazione «Quando gli storici faranno la conta dei tanti passi falsi commessi dai decisori politici nella risposta all’epidemia da coronavirus, in cima alla lista ci sarà l’insensato e antiscientifico invito per il grande pubblico, a non indossare le mascherine»[1]. Da antropologa non posso scommettere su quanto la Storia, un giorno, sarà in grado di decretare, ma mi “accontento” di scattare un’istantanea da un osservatorio etnografico privilegiato e assolutamente insolito: il tempo —presente e sospeso— interno all’emergenza. Definire cosa un’emergenza sia, anche da un punto di vista giuridico, è materia complessa: come scrive Francesco Niola si tratta di un concetto profondamente connesso a quello di “contingenza” «ovvero il diverso, spesso rapido articolarsi della realtà cui l’ordinamento deve reagire per mantenere garantirsi quello stato originario di cogenza ed equilibrio» (Niola 2014). Da un punto di vista antropologico l’emergenza costituisce un “costrutto sociale”, un immaginario, che dà forma non solo alla comprensione della realtà ma anche all’azione che segue tale comprensione (Calhoun 2010). Gli strumenti di cui dispone l’antropologia, e in particolare l’antropologia che si occupa dei disastri, per analizzare e comprendere le narrazioni istituzionali e la percezione dell’emergenza sono molteplici. Per la loro caratteristica […]

Sociale, digitale: intervista a Bertram Niessen...

Nell’ultima parte della conversazione con Bertram Niessen a proposito del volume “Sociale, digitale. Trasformazione della cultura e delle reti” da lui curato per Doppiozero affrontiamo alcuni temi legati all’importanza della divulgazione e del contatto tra saperi e pratiche nella cultura digitale.

Terremoti e rischio sismico: valutare, comunica...

di Dario Albarello, Fabio Carnelli e Stefano Ventura La difesa da eventi naturali potenzialmente dannosi ha dei costi che possono essere affrontati solo se si ha consapevolezza dei rischi cui si è esposti. I terremoti non fanno eccezione a questo semplice enunciato, con l’aggravante di essere eventi rari (nell’esperienza di vita dei singoli cittadini) che però si sviluppano nell’arco di poche decine di secondi, non permettendo nessun tipo di difesa nell’immediatezza dell’evento. Per questo motivo è assai necessario parlare di rischio sismico anche in un territorio come quello senese e soprattutto farlo “in tempo di pace”. Un’occasione per farlo è l’ampio dibattito sorto attorno alla sentenza dell’Aquila che ha condannato i componenti della commissione Grandi Rischi e che pone importanti interrogativi da risolvere (prevedibilità, responsabilità dell’intervento, ruolo della prevenzione, ecc.). Il problema ha aspetti tecnici (definizione dei possibili scenari sismici attesi, tecniche di difesa dai danni del terremoto) ma questi si collocano in un ambito assai più vasto. Infatti, ogni attività di prevenzione richiede decisioni politiche riguardo ad un numero di possibili opzioni e questa possibilità/necessità di scelta pone problemi importanti che riguardano il processo decisionale: chi decide, su che base e con quale consenso? Aspetti importanti in quest’ambito sono […]

Travisionare (2) I seni della Ekberg, il latte ...

di Matteo Guerra “Bevete più latte, il latte fa bene, il latte conviene a tutte le età, bevete più latte prodotto italiano rimedio sovrano per tutte le età…”. Così recitava il jingle dell’episodio Le tentazioni del dottor Antonio di Federico Fellini in Boccaccio ’70. All’epoca le prosperose forme di Anita Ekberg, esibite nel famoso cartellone pubblicitario della pellicola, facevano da sfondo a questa cantilena che pare risuonare nelle nostre menti mentre piano piano ci introduciamo nel film Il Gioiellino di Andrea Molaioli. Ma perché ci risuona in testa? Perché se l’argomento cardine del film è tutt’altro? Perché ci viene alla mente se non c’entra niente con quello che stiamo vedendo? Perché? La risposta è più semplice del previsto. Basta riguardare per un attimo la breve sequenza felliniana per capirlo. È il 1962 e l’Italia del boom inizia a immergersi totalmente nell’epoca dei consumi. L’ipnosi pubblicitaria tenta le sue prime sortite. L’individuo è stretto nella morsa del messaggio subliminale che il povero Antonio rigetta pubblicamente pur essendone sedotto privatamente. La morale vuole che quel cartellone venga tolto da lì, ma al riparo da occhi indiscreti si sogna quell’immagine. Dopo circa 40 anni, con Il Gioiellino assistiamo a ciò che quei dispositivi […]

Il 101esimo luogo. Politiche culturali per la C...

Generazione TQ e Caffé Letterario “Le Murate” giovedì 29 settembre 2011, ore 21 [*] Le Murate, Piazza Madonna della Neve, Firenze Incontro-laboratorio promosso da Generazione TQ In diretta su Controradio FM 93.6 – 98.9 Michele Dantini, Alessandro Raveggi, Vanni Santoni dialogano con scrittori, giornalisti, editori, ricercatori, lavoratori e operatori della cultura e della conoscenza. Conduce Domenico Guarino. Con: Chiara Fattori – Intermezzi editore, Martina Donati – Giunti editore, Vittorio Biagini – Nuova Buonarroti, Elisa Biagini – scrittrice, Francesco Stella – Semicerchio, la Scena Muta, 404 File Not Found – rivista, LavoroCulturale.org – blog, Gabriele Ametrano – Corriere Fiorentino Editoria sostenibile, politiche culturali, questione generazionale, spazi pubblici rifunzionalizzati, ricerca universitaria da ripensare, possibilità di autogestione di teatri e fondazioni cancellate o destinate al fallimento, come nell’esperienza dell’occupazione del Teatro Valle di Roma. E, più in generale, un patto comune per trasformare l’emergenza politica, economica e sociale nell’occasione di una crescita civile e democratica allargata. Temi e problemi da affrontare da punti di vista critici e innovativi, di cui la classe dirigente del Paese sembra in larga parte incapace. Quale politiche culturali per la città? Quali spazi per l’arte, la letteratura e lo spettacolo dovrebbero essere recuperati? Quali salvati? Quale scena specifica per […]

TQ e comunicazione: quali rischi?

di Flavio Pintarelli Sfogliando il “Venerdì di Repubblica” della scorsa settimana (2 settembre) mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Casicci in cui si parlava del crescente protagonismo di alcuni “giovani” dirigenti del Partito Democratico. Ma più che le manovre di Matteo Renzi e Debora Serracchiani a colpirmi è stato il titolo del pezzo: Pd, arrivano i TQ “Vecchi, addio. Tocca a noi”. Chiunque segua con un minimo di curiosità intellettuale il dibattito culturale nel nostro paese saprà che la sigla TQ indica un ampio gruppo di intellettuali, operatori e professionisti del panorama editoriale e culturale italiano che si sono riuniti attorno ad un programma comune il cui obiettivo è quello di dare vita a nuove ed incisive forme di intervento sulla realtà. Fin dalla pubblicazione del primo manifesto, l’attività di TQ ha potuto godere di una ampia copertura mediatica, riuscendo a conquistarsi spazi importanti anche sui principali quotidiani nazionali, solitamente non troppo attenti e curiosi nei confronti delle iniziative culturali che fioriscono al di fuori del mainstream. Tuttavia l’attività pubblica del gruppo, complice forse la difficoltà di gestire il vasto numero di soggetti individuali e collettivi che hanno aderito ai manifesti, ha seguito un andamento altalenante, alternando a […]

Tutte le donne del rais

di Flavio Pintarelli Nel momento in cui inizio a scrivere questo post (sono le 16.15 del 22 agosto 2011) il regime di Mu’ammar Gheddafi pare cedere sotto i colpi della ribellione che ormai da sei mesi gli muove guerra con l’aiuto della NATO. Nella giornata di ieri, domenica 21 agosto, pur trovandosi ormai alle strette, coi ribelli che assediavano la capitale da più fronti, il regime non ha rinunciato ad esercitare quella che pare essere una delle prerogative proprie di ogni Potere: la produzione e la diffusione di immagini atte a rappresentarlo. Sarà su due di queste immagini che mi soffermerò a riflettere, nella speranza di riuscire ad evidenziarne alcuni caratteri di interesse. Si tratta delle immagini di due donne: la prima raffigura una giornalista della televisione libica che, brandendo una pistola, si dichiara pronta al martirio in nome del rais; la seconda immagine – trasmessa durante il messaggio rivolto da Gheddafi alla nazione per spronarla alla lotta contro i ribelli accusati di essere dei “traditori” – raffigura una donna nell’atto di baciare un’effige del colonnello [1]. Ci si deve domandare, per cominciare ad analizzare queste due immagini, il motivo che ha spinto il regime libico ad utilizzare le immagini di […]

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