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Sui confini d’Europa #9

Voci da Lesbo, Alcatraz per ventimila innocenti. Sull’isola soffia un vento gelido, la pioggia ti arriva in faccia e piega gli alberi, dal mare si alza un ululato di tempesta, talmente forte che non riusciamo a sentirci. La bocca chiusa, i cappucci ben calati sulle orecchie, guardiamo l’orizzonte: all’alba sono arrivati dei gommoni carichi di siriani che si sono buttati sulla spiaggia tremanti, l’espressione smarrita, i vestiti fradici. Uno spettacolo che non dimenticherò mai. Un bambino e una ragazzina non parlavano, lo sguardo vuoto, immobili. Gli operatori umanitari li hanno messi uno vicino all’altra pensando che fossero fratello e sorella ma non era così: erano soltanto soli, sotto choc. Gli uomini avevano il volto cupo, alcuni adolescenti sfogavano l’adrenalina facendosi selfie, una donna era svenuta, la faccia bianca come la cera. Una bimba, avrà avuto sei anni, mi sorrideva piena di fiducia mentre le cambiavo la maglietta bagnata: i suoi occhi mi dicevano che dopo tante sofferenze si sentiva finalmente al sicuro, in Europa. Ho provato pena; e soprattutto ho provato vergogna. Era marzo del 2016 e Lesbo da un anno viveva la prima lunga ondata di sbarchi (sono 850mila le persone arrivate in Grecia via mare nel 2015 secondo […]

Alì fuori dalla legge

di Tommaso Sbriccoli Quanto durano cinque giorni? Le risposte semplici a tale semplice domanda non sono più a nostra disposizione dopo aver attraversato il libro di Andrea Ravenda Alì fuori dalla legge. Migrazione, biopolitica e stato di eccezione in Italia, pubblicato da ombre corte nel 2011. Cinque giorni sono il tempo che un “immigrato clandestino” ha per allontanarsi dal nostro paese dopo aver ricevuto un decreto di espulsione. Cinque giorni sono anche lo spazio paradossale che ospita un’illegalità legale, una presenza che è già altrove, un corpo assente. Potremmo forse spingerci persino a dire che il bel libro di Andrea Ravenda, che copre vent’anni di storia e sei anni di etnografia della migrazione straniera in Italia, e principalmente in Puglia, non fa che scavare un buco nel tempo, il cui diametro misura esattamente cinque giorni, e ne affronta quindi l’analisi antropologica. Questo tempo divenuto spazio, della ricerca ed anche esistenziale (può qui tornare utile una frase di Gramsci riportata nell’esergo all’ultimo capitolo, “il tempo mi appare come una cosa corpulenta, da quando lo spazio non esiste più per me”) è ciò che rimane ad Alì, personaggio/informatore/uomo centrale nella costruzione del testo, rinchiuso (ma non esattamente) nel CPT Regina Pacis dopo una […]

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