Antonio Iannello

Foucault: microfisica e ricerca sociale

L’intervista concessa da Daniel Zamora alla rivista Ballast è stata recepita alternativamente come una coraggiosa operazione di profanazione nei confronti di una figura divenuta intoccabile o come uno scaltro maquillage di vecchi spunti critici pretestuosi finalizzato soprattutto a strategie di auto-promozione.

La Diaz, Franco Fedeli e la polizia democratica...

  [Qui la prima, la terza, la quarta e la quinta parte] 1- la Diaz come universale e il grande vecchio Si dice che al film di Vicari manchi il racconto dei mandanti politici, responsabili dell’operazione Diaz. Ammesso che si creda possibile una strategia del potere così lineare e gerarchicamente ordinata (Fini nella sala operativa che ordina o persuade De Gennaro ad alzare il livello repressivo; De Gennaro inoltra ai responsabili dell’ordine pubblico a Genova questa direttiva; questi comunicano ai propri comandanti di reparto di lasciare le briglie sciolte ai rispettivi agenti; gli agenti eseguono con brutalità e si prendono anche qualche soddisfazione) [1], un’indicazione di responsabilità che eccede il contesto genovese e proviene direttamente da Roma, dal palazzo, è presente nella pellicola di Vicari. È il vecchio. Arriva in aereo da Roma ed esautora o sembra esautorare tutti. Tornerò più avanti su questo punto ma prima è forse utile provare a indicare una delle direzioni possibili verso cui il film si muove. Per quanto riguarda le responsabilità politiche dell’accaduto o la decontestualizzazione rispetto alle ragioni e alle lotte del movimento (francamente presentato in maniera riduttiva, esponendone la litigiosità interna e i problemi organizzativi, più che le proposte politiche) alcune critiche sono pertinenti e forniscono uno stimolo ulteriore alla […]

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