Alexander Langer

Adopt Srebrenica e l’eredità di Alexander Langer

Il contributo che segue, frutto dell’intervento realizzato dall’autore in occasione del PREMIO INTERNAZIONALE ALEXANDER LANGER 2015, tenutosi alla Camera dei Deputati il 17 giugno, va ad inserirsi all’interno del percorso di approfondimento dedicato alla figura di Alenxander Langer. 

Alexander Langer a Barbiana – #AlexLanger

A vent’anni dalla morte di Alexander Langer proponiamo un estratto da un articolo dell’intellettuale altoatesino pubblicato dalla rivista Azione nonviolenta nel 1987. Questo contributo va ad inserirsi in un approfondimento interamente dedicato a lui.

Da Khalida ad Ahlem: le storie di un Premio dif...

di Grazia Barbiero[1] [Il saggio fa parte del volume Premio Internazionale Alexander Langer alla Camera dei deputati dal 1997 al 2012. Dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratrici di frontiera edito dalla Camera dei deputati, in collaborazione con laFondazione Alexander Langer-Stiftung. A cura di Grazia Barbiero. Del libro è stata pubblicata anche una versione in inglese.] Quando, nel 1997, Khalida Toumi Messaoudi[2] entra per la prima volta alla Camera dei deputati è preceduta dalla sua fama e dalla condanna a morte che pende sulla sua testa. Da pochi giorni è finita la lunga clandestinità inflitta dal verdetto integralista. Ha trentanove anni e gli ultimi quattro li ha trascorsi costretta ad inventarsi un nascondiglio, a dormire, notte dopo notte, in un letto non suo per evitare di trasformarsi in un bersaglio troppo facile. Eletta a dispetto di molti nel Parlamento algerino, aveva incassato una formidabile garanzia formale: per i suoi carnefici tutto, da lì in poi, sarebbe stato più difficile. Torniamo a quel giorno romano: dalla sua elezione è passato esattamente un mese e la donna più coraggiosa dell’area mediterranea varca la porta di questo nostro Parlamento con una immensa storia alle spalle e un piccolo premio da ricevere. Era sfuggita […]

Su “In viaggio con Alex” di Fabio L...

[Proseguiamo il nostro approfondimento sul pensiero e l’opera di Alexander Langer, rileggendo la recensione del libro di Fabio Levi (In viaggio con Alex, Feltrinelli 2007); qui e qui gli articoli precedenti] di Maria D’Asaro Undici anni dopo il suo tragico commiato, seguito dalle numerose e accorate riflessioni di amici e conoscenti, dopo le preziose e postume pubblicazioni di tanti suoi scritti e discorsi, dopo la nascita, a Bolzano/Bozen, della Fondazione a lui dedicata, dopo le lucide e dolorose parole dell’amico Edi Rabini e la comprensibile richiesta di silenzio da parte della moglie, si poteva ancora dire qualcosa su Alex Langer? Fabio Levi ha dimostrato che era possibile. E anche necessario. Se è giusto, infatti, rispettare il silenzio che l’Alex privato ci ha chiesto, è altrettanto doveroso non coprire di oblìo l’Alex pubblico, fondatore dei Verdi in Italia, strenuo difensore delle minoranze, parlamentare europeo, costruttore di ponti e operatore di pace. Perché c’è il pericolo che Alex venga dimenticato, visto che nemmeno la sua Bolzano – trincerandosi dietro il pretesto della diseducatività del suicidio – ha ritenuto opportuno dedicargli una strada. Il libro del prof. Levi ci aiuta a tenere viva la memoria di Alex uomo e soprattutto dell’Alex politico, che ci piace immaginare […]

Il piacere della conversione ecologica – ...

[Seconda puntata dell’approfondimento su Alexander Langer, curato da Grazia Barbiero (Comitato scientifico della Fondazione Alexander Langer-Stiftung)] di Grazia Barbiero Nel marzo del 1994, Alexander Langer scrive Il tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica. Dieci punti che indicano modalità teoriche e pratiche capaci di consentire alla compresenza sullo stesso territorio di etnie, lingue, culture, religioni e tradizioni diverse di farsi riconoscere e rendersi visibile nella propria dimensione plurietnica a svantaggio degli esclusivismi etnici. Per Langer, esplosioni di nazionalismo, sciovinismo, razzismo, fanatismo religioso sono tra i fattori dirompenti nella convivenza civile più minacciosi delle tensioni sociali, ecologiche o economiche perché implicano tutte le dimensioni della vita collettiva. Cultura, economia, vita quotidiana, abitudini, oltre che la politica e la religione. Scrive su questi temi mentre scorre il sangue nella ex Yugoslavia e nel ’94 ogni soluzione al conflitto appare lontana. La convivenza a cui pensa non è prescrittiva. Al contrario è in grado di dissolvere la conflittualità etnica solo nel caso sia soggettivamente voluta e agita da mediatori, costruttori di ponti, traditori della compattezza etnica ma non da transfughi. Esclude quindi ogni operazione tesa alla forzatura delle inclusioni, dei processi di assimilazione, dei divieti di lingua e religione. Allo stesso modo, stigmatizza le […]

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