Sorci verdi: una cartolina razzista dalla spiaggia

di Alberto Prunetti

[Pubblichiamo uno dei racconti che compongono il libro Sorci verdi: storie di ordinario leghismo, opera collettiva e militante che “restituisce con mirabile precisione quella cultura quotidiana, spesso metodica e paziente, che ha imbarbarito le relazioni sociali e umane e modificato il tessuto civile di questo paese.”]

L’uomo ha un tatuaggio e i capelli quasi rasati. È magro, alto, muscoloso ma con un po’ di pancetta. Colpa della sedentarietà del lavoro d’ufficio. Se ne sta sotto un ombrellone. È incazzato. La moglie, una donna minuta, culla la bambina avvolta in un asciugamano da spiaggia. Non vuole dormire e piange. E il pianto lo fa incazzare sempre di più.

Che cazzo, sono iniziati gli allenamenti della sua squadra e lui deve starsene qui perché lei vuole che la piccola respiri iodio. Un posto di merda, questa spiaggia toscana. Per strada ha incontrato una festa del Pd, una di Liberazione, una Internazionalista o come cazzo si dice e una per la libertà di drogarsi. Cazzo di posto, la Toscana. Andrebbe decomunistizzato per bene, come hanno fatto su verso Sondrio.

Fa sempre più caldo e intorno i vicini mangiano la panzanella che puzza di cipolla e sono patiti della Fiorentina. Lui non la sopporta la Fiorentina. Perché è venuto qua? Non ci voleva venire… solo per far contenta sua moglie. Che stronza. No, eccone un altro… il solito negro di merda, passano a frotte e questi qui accanto ci scherzano pure e gli mettono le mani sulle spalle… lui non li toccherebbe con le mani neanche per picchiarli.. col bastone, bisogna fare, come quando va allo stadio… anzi, con la bomboletta al peperoncino, come quella…

…come quella che ho in valigia, cazzo, perché non ci ho pensato?… se un altro mi rompe le palle quasi quasi… e cazzo ma questa bimba la vuoi far dormire o no? Come non è colpa tua… ora ce ne andiamo da questa spiaggia comunista piena di handicappati e negri.. ma perché qui ci sono tanti handicappati in carrozzina? Come li portano qui a fare riabilitazione? Cazzo ne sai tu, stai zitta, dalla rupe li butterei, come facevano i romani, o gli egiziani, o chi cazzo erano… e poi taci che la bambina piange.. va’ che io porto i cani a fare un giro, almeno mi calmo…

Ritorna, ha deciso che oggi le vacanze finiscono qui, tempo di tornare a Sondrio, che qui è un assedio di comunisti, handicappati e negri… torna e trova la sua bambina che piange, una di queste negre più chiare che sembra una zingara, una cicciona con un gonnellone rosa che sembra una pazza e che insiste per vendere degli stracci a sua moglie che non fa niente per scacciarla… è proprio impazzita, mandala via questa merda, le dice.. vattene, e la spinge con un calcio…

La venditrice è in ginocchio, si spaventa quando il tipo le allunga un calcio, si volta, lui è sopra di lei… si alza, prende le sue cose, gli dice qualche parola in arabo e se ne va…

cazzo mi ha detto, cazzo mi ha detto questa megera, vuoi vedere che mi ha mandato una maledizione… devo fargliela pagare, devo… vestitevi, vestitevi voi… stai zitta tu e tu non piangere, non piangere o te le do io… avanti, vesti la bambina… sì che ce ne andiamo via da questo posto di merda, via… possibile che devo venire al mare per farmi insultare dagli zulù, possibile… no, non sento discorsi! Andiamocene e dopo con te facciamo i conti.. e tu non piangere… e voi non abbaiate! Zitti! Tutti zitti, state zitti tutti che sono incazzato…

Se ne vanno lui con l’ombrellone, coi secchielli e i cani, lei con la bambina la ciambella e una paletta. Se ne vanno fino alla casa che hanno affittato a dieci metri dalla spiaggia, sul lungomare. Pochi secondi, il tempo di urlare alla moglie aspettami qui e non uscire. Prepara le valigie, pronti a partire, montiamo in macchina e ce ne andiamo. Torno subito.

Prende la bomboletta, quella che si porta sempre dietro anche quando va in vacanza, perché di questi tempi non si è mai troppo sicuri, che siamo invasi da questi che arrivano a milioni dai barconi, da Lampedusa… prende la bomboletta piena di spray urticante al peperoncino, ma potrebbe essere anche un liquido lubrificante della macchina che poi infila in una bottiglia d’acqua e che allungherà con acqua di mare, non lo sapremo mai cosa sta per usare, comunque prende questo piccolo congegno irritante, attraversa la striscia d’asfalto fino alle baracche del lungomare, passa sotto il cono d’ombra di un oleandro, si infila in uno di quei passaggi sabbiosi che prima sfiorano gli asciugamani e le ciambelle di plastica appese ai fili di una famiglia di turisti e poi scendono nel buio piscioso di due muri stretti e alla fine ti aprono alla spiaggia e al mare blu del golfo e allora prova il brivido, la sensazione di essere nel giusto, di stare alla fine per togliere di mezzo tutto il pattume che ha appena sporcato di urina quel passaggio piscioso tra due muri che ha appena calpestato… vede un negro, ma questo è troppo grosso…cammina ancora un po’, supera il bagno degli handicappati comunisti o forse dei cattolici pietosi che poi sono tutti la stessa cosa, si gira e scorge un gonnellone rosa seduto a terra vicino a una signora bionda con due bambine. Il gonnellone rosa è di quella cicciona che ha svegliato la sua bambina, che gli ha rovinato le vacanze, che lo costringerà a mettere il secchiello e la paperina e tutti i giocattoli di sua figlia nell’auto per tornarsene in fretta e furia a casa con le vacanze rovinate dai negri e dai comunisti handicappati, passando di nuovo davanti a quelle bandiere rosse di merda della festa del Pd di liberazione degli internazional-qualcosa e dei drogati… e allora non ci pensa più e stende il braccio contro gli occhi della donna e le dice, pieno adesso di calma, di giustizia e di ragione: “Prendi questo, pezzo di merda!”

La donna urla, urla come urlano le donne magrebine quando i loro figli muoiono durante una traversata del Mediterraneo. La donna urla e si mette a correre sperando di trovare qualcuno che la capisca e mentre lei urla e tutti sulla spiaggia le si fanno attorno nessuno pensa a lui, che se ne va tranquillo, torna nella casetta presa in affitto per una settimana e comincia a chiudere le valigie assieme alla moglie, mentre la bambina continua a piangere.

Intanto sulla spiaggia la donna urla e sputa e tutte le sue mucose irritate emettono liquidi dalle narici, e soprattutto dagli occhi. Urla in arabo? Non lo so. C’è solo una parola in italiano che tutti sentono bene: “Razzisti!”.

Arrivano altri venditori ambulanti, aiutano la signora a calmarsi, lei riesce a spiegare cosa è successo. La gente si fa attorno alla signora, ci sono tante persone e tra queste ci sono anch’io che sto scrivendo questo racconto. Arriva un’ambulanza. Portano via la donna aggredita. Poi arrivano i carabinieri. No, la signora marocchina è la vittima, non è lei che ha aggredito un italiano. Ci rimangono male? L’altra ipotesi forse funzionava meglio sui giornali. Ci sono testimoni, ma loro non li invitano a dire nulla. Una signora si fa avanti per dire che anche lei si è presa del liquido corrosivo negli occhi, ma viene dribblata dalle forze dell’ordine. Alla fine identificano il bagnino e un venditore ambulante di libri, uno che va in su e giù con un carretto carico di libri ed è quello che ha aiutato la vittima più di tutti. Quando quest’ultimo dice che non ha i documenti, i militi si scambiano un colpo d’occhio: il caso è risolto. Ma poi lui aggiunge che ce li ha in macchina, e loro sbuffano rassegnati. Provacelo. Vado a prenderli. No, ti ci portiamo noi. Bene.

Prendo da parte il venditore ambulante di libri. Sei davvero a posto coi documenti? Vuoi che vengo con te? No, sono a posto, fai solo attenzione ai miei libri? Dico di sì, non si sa mai, con gli italiani che ci sono a giro da queste parti… Il libraio torna dopo quindici minuti. Gli hanno detto che l’aggressore lo troveranno di sicuro. Io al solito sono un po’ scettico. Mi sono scusato perché non solo non ho venduto un libro, ma ho parlato così male dei libri di un importante autore a una signora che stava per comprarli che gli ho rovinato anche quel modesto affare. Il libraio ambulante mi dice di non preoccuparmi, che lo sa anche lui che sono libracci. Ma a gente che viene al mare per gettare spray al peperoncino o roba simile in faccia a una signora di mezza età, che libri vuoi vendere? Le poesie di Nazim Hikmet? Non ho obiezioni.

Le forze dell’ordine sulla spiaggia distribuiscono sorrisi. Non ci vuole l’ispettore Maigret né un reparto speciale di quelli da prima serata tv: in spiaggia l’uomo tatuato con la moglie, la bambina e i cagnolini lo hanno visti tutti, in questa zona non si possono parcheggiare le automobili quindi il tipo che è andato via dalla spiaggia per prendere lo spray urticante deve aver affittato, come in molti che si trovano in quel momento sulla spiaggia, un appartamento a pochi metri dalla riva. Per questo ogni sera passeggiava sul lungomare e la mattina andava al mare nello stesso posto. Basterebbe parlare con qualche albergatore, o con qualcuno di quelli che affittano appartamenti in zona. Non sarebbe difficile indagare. Ma fa caldo e poi la vittima non è italiana. Non ci si possono buttare sopra nemmeno i soliti avvoltoi che se la prendono cogli stranieri. Un paio di firme, un paio di pacche sulle spalle, questa è la bambina più bella e complimenti anche alla signora. Due giorni dopo i giornali riportano la notizia che nessuno ha sporto denuncia.

Sulla spiaggia rimane qualche pensionato a commentare l’episodio.

_Che tempi.

_Sembravano proprio una famiglia per bene.

_Ma non è vietato portare i cani in spiaggia?

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