Risemantizzare l’arredo urbano ri-vivere la città: Progetto 200 Lire

di Flavio Pintarelli

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Gautier Pellegrin

Presentiamo oggi su Lavoro Culturale l’iniziativa di street art Progetto 200 Lire

La semiotica dello spazio urbano assume la città e le sue articolazioni urbanistiche come elementi appartenenti a un sistema linguistico che, opportunamente decifrato e analizzato, appare dotato di senso. Questo complesso sistema di segni si presenta come un’insieme stratificato di elementi animato da una dialettica propria; a volte dialogante a volte conflittuale. Si pensi per esempio alla segnaletica stradale ovvero a un sistema di segni che si sovrappone a quello costituito dal reticolo delle strade, delle piazze e dei vicoli di una città, fornendo al soggetto che ne fa esperienza un codice che ne descrive l’utilizzo lecito e quello illecito. Anche in questo caso non è detto che la relazione tra soggetto e codice sia sempre pacifica, anzi spesso è estremamente conflittuale come accade tra regole per la viabilità di veicoli dotati di motore a scoppio e veicoli a propulsione umana. Anche l’arredo urbano contribuisce ad arricchire l’esperienza semiotica che viviamo abitando i nostri spazi urbani.

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Anna Roberto

È nel solco di una riqualificazione dell’arredo urbano che si inserisce il Progetto 200 Lire curato da Fabrizio Cunsolo. Il progetto nasce a partire dalla delibera numero 77 del 2 gennaio 2010 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dall’Autorità Garante per le Telecomunicazioni. Nelle delibera si decretava la progressiva rimozione delle cabine telefoniche ancora presenti sul territorio nazionale, in virtù della progressiva riduzione del loro uso che, a partire dal 2001 fino al momento della pubblicazione della delibera, era stimato intorno al 90%. Il Progetto 200 Lire si pone come scopo la risemantizzazione e la riestetizzazione di questo oggetto d’arredo urbano così legato al paesaggio e all’immaginario del nostro Paese (ma non solo). Dieci tra artisti, grafici e illustratori sono stati chiamati a reinterpretare altrettante cabine telefoniche scelte in base alla bellezza della loro posizione.

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Matteo Pane

Sono stati così realizzati degli interventi di carattere pittorico, stampati in grande formato, che hanno costituito il nucleo artistico dell’operazione. Il progetto si è sviluppato a partire dall’Aprile del 2012 e si è concluso pochi mesi dopo, in Luglio, con l’affissione delle opere realizzate e la realizzazione di reportage video e fotografico. Oltre a produrre arte fruibile liberamente perché innervata nel sistema comunicativo cittadino, una delle finalità del progetto è quella di mettere in contatto gli artisti con Telecom, proprietaria delle cabine telefoniche, per fare in modo che queste cabine vengano davvero trasformate in Strutture Artistiche continuando a mantenere viva la loro funzionalità e, allo stesso tempo, coinvolgendo i soggetti che abitano la città nelle trasformazioni che interessano il loro spazio vitale.

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