Il caso Xylella Fastidiosa in Salento

Xylella

Devo ammettere che, col tempo, sono diventato oltremodo critico nei confronti di tale metodologia. La linea di demarcazione particolarmente vaga tra la sfera pubblica e quella privata delle piattaforme social fa emergere delle enormi problematicità di carattere etico riguardo l’accesso al dato empirico: la privacy, il consenso informato, e il propinare come “interpretazione del dato empirico” ciò che è invece una prassi di problematizzazione dell’“altro” presentata come conoscenza. Lo strumento del lurking dovrebbe riconoscere la necessità di stabilire dei principi standard, al fine di proteggere il loro ambiente di ricerca che, per forza di cose, differisce fondamentalmente da un contesto di ricerca face-to-face, proprio dell’osservazione partecipante e della ricerca qualitativa.

Come avevamo accennato, alcuni etnografi che si sono occupati di spazi online hanno utilizzato questa metodologia intendendola come un sopralluogo: un lurking che precede un’osservazione partecipante, che risponde a delle necessità che potremo definire di carattere “organizzativo”. Per esempio Kozinets e Handelman usarono il lurking per acquisire informazioni riguardo ai comportamenti di boicottaggio dei consumatori, il che permise in un secondo momento ai ricercatori di meglio strutturare le loro interviste. Nello studio sulle chat room israeliane, Shoam (2004) iniziò con un’attività di lurking, per poi presentarsi come ricercatore (in carne e ossa) e continuare la propria indagine con un’osservazione partecipante più propriamente detta.

Nel mio caso il lurking ha cercato, inizialmente, di rifarsi a tale approccio: un’osservazione partecipante coperta preliminare e preparatoria di un’osservazione partecipante scoperta, che sarebbe andata più a fondo. Cercare quindi di farsi un’idea molto abbozzata degli universi simbolici e delle strategie epistemologiche adottate dagli attori, che tentavano di dare una risposta non-esperta (se non anti-esperta) a una questione tecnico-scientifica. Ma il nodo centrale emerso, e se vogliamo il motivo che mi ha spinto a fare del lurking una necessità, è che spesso succedeva che l’“utente” non si rivelasse coerente con la “persona”. Attraverso il lurking su Facebook, l’interferenza causata della presenza del ricercatore è pari a zero, nella “vita reale” è tutta un’altra storia. Le interviste effettuate alle stesse persone di cui precedentemente avevo osservato i comportamenti sulle piattaforme social, quasi mai restituivano lo stesso risultato. Quella che sui social era una sbandierata convinzione, in presenza del ricercatore diveniva un cauto dubbio. Per questo motivo – e ripeto, a oggi mi ritrovo a essere poco convinto della qualità dei risultati ottenuti – ho privilegiato questo approccio che si è voluto porre come una diretta e non mediata osservazione dei sentimenti anti-expertise e delle interpretazioni dietrologiche sull’emergenza CoDiRO in Salento. Non solo lì dove prendevano forma i profili, le pagine e i gruppi, ma anche da una prospettiva simile a chi li produceva. Diventando quasi io stesso uno di loro. Una tipologia di Participant-Experiencing, così come descritto da Mary K. Walstrom, una posizione che permette al ricercatore di partecipare alle medesime esperienze dei propri soggetti di ricerca.

Concludendo, il lurking è una tecnica tanto utile quanto problematica. Personalmente ho deciso di abbandonarla, almeno come metodologia a se stante, ma continuo a credere che un campo antropologicamente inteso possa beneficiare di un certo tipo di malleabilità e che un’analisi sui e dei digital-media, come contenitori di conoscenze, debba essere implementata all’interno della cassetta degli attrezzi dello scienziato sociale. Resta solo da capire come, per chi se ne vorrà occupare.

Bibliografia parziale

Adler, Patricia A. and Peter Adler, Observational Techniques, In Denzin, Norman K. and Yvonna S. Lincoln, (eds.). Handbook of Qualitative Research. Thousand Oaks, CA: Sage Publications, 1994.

Hine, C., Virtual ethnography. Thousand Oaks, CA: Sage Publications Ltd. 2000

Kozinets, R. V., Netnography. In R. W. Belk (Ed.), Handbook of qualitative research methods in marketing (pp. 129–142). Cheltenham, MA: Edward Elgar Publishing, 2006

Pariser, Eli, The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You. Penguin Books, 2012.

Shoham, Aviv, Flow Experiences and Image Making: An Online Chat-Room Ethnography., Psychology and Marketing, vol. 21, no. 10, 2004, pp. 855–882..

Walstrom, Mary K., Ethics and Engagement in Communication Scholarship., Readings in Virtual Research Ethics, pp. 174–202.

Print Friendly, PDF & Email
Close