Libri senza parole. Destinazione Lampedusa

Al Bologna Children’s Book Fair, durante l’incontro “Nei libri il mondo” ho intervistato Deborah Soria, libraia di Ottimomassimo (libreria itinerante per bambini e ragazzi a Roma) e vicepresidente di Ibby (International Board on Books for Young People) Italia.

Helena Beckel: Da cosa è nato il progetto?
Deborah Soria: Questo progetto nasce dalla volontà molto forte di andare ad indagare una realtà: Lampedusa. I libri sono straordinari mediatori di relazione che hanno bisogno di un humus, un terreno in cui questi possono trovare modo di essere accolti e diventare davvero quel ponte fatto di immagini e parole di cui gli uomini hanno tanto bisogno.
Con la caduta dei regimi dittatoriali nordafricani e l’arrivo di migliaia di migranti sulle coste di Lampedusa, la parola “minori” minori mi ronzava continuamente nell’orecchio. C’erano degli articoli sui minori, ma pochi.
Io faccio parte della Ibby  (International Board on Books for Young People) che si ispira al lavoro della Lepman[1], la quale portava libri ai bambini tedeschi dopo la seconda guerra mondiale, per fargli ritrovare una normalità fatta anche di storie e di favole per la sera.
Quindi, visto che è nelle mie corde coinvolgere i bambini attraverso i libri, mi sono detta «Portiamo dei libri a Lampedusa!».

H. B.: Come è stato l’ incontro con l’attuale sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini?
D. S.: Parlando con amici e conoscenti del mio progetto, qualcuno mi ha detto che sull’isola c’era una grande attivista di Legambiente, una persona molto in gamba, Giusi Nicolini. L’ho chiamata e mi ha raccontato che a Lampedusa ci sono 600 bambini italiani tra i 3 e i 12 anni (la popolazione sull’isola è di 6000 abitanti per 20 km quadrati di isola). Son rimasta allibita quando mi ha detto che di biblioteche a Lampedusa non ce n’è neppure una. «Ma tu vuoi fare una biblioteca per i bimbi migranti? Ma anche i bambini italiani avrebbero bisogno di una biblioteca!», mi disse.
Il sindaco mi ha anche raccontato che suo padre viaggiava molto e ogni volta le portava un libro che lei avidamente leggeva e rileggeva.
Dopo aver parlato per un po’ del progetto mi ha chiesto di risentirci più avanti perché in quelle settimane era impegnata nella campagna elettorale… «Ma non mi eleggeranno mai».
Ma poi Giusi è stata eletta sindaco e mi ha chiamata: «Deborah si fa, si fa!».

H. B.: Come sei riuscita a trasformare la tua idea in un progetto realizzabile a Lampedusa?
D. S.: Ho parlato della mia idea tra gli “esperti del settore” come i librai e gli educatori, un mondo dove tutti sanno cosa bisogna fare, cosa è importante fare. Ma poi c’è il mondo “fuori” nel quale le regole cambiano e dove le idee e i progetti andrebbero realizzati…
Ho messo insieme un gruppo di persone del settore, ci siam seduti intorno ad un tavolo e abbiamo pensato ai silent books – libri senza parole che, affidando il racconto alle sole immagini, cercano di annullare ogni barriera linguistica e culturale – come i più adatti interlocutori per bimbi migranti.
Abbiamo chiesto a tutte le associazioni internazionali di Ibby di mandare i loro migliori libri senza parole.

H. B.: E poi sei andata sul posto…
D. S.: Infatti, ad un certo punto dovevo andare a Lampedusa. Era estate. Lampedusa è veramente un luogo remoto. Neanche un albero. Accoglienza da isolani: «Questa è la tua stanza», fine della conversazione. Lampedusa è un luogo di cui abbiamo un immaginario che non corrisponde alla realtà. Appena arrivi sull’isola ti senti davvero “isolata” e un pò delusa dalla poca bellezza del luogo.
Piano piano, però ti rendi conto che è un luogo nato per accogliere. Tutto passa per Lampedusa, dice la gente di Lampedusa. I delfini, le tartarughe, gli uccelli, gli uomini.
A Lampedusa vedi degli abbracci meravigliosi di gente che ritorna per ringraziare la popolazione che è stata gentile con loro quando sono arrivati.

H.B.: Un’altra storia mai raccontata questa dei ritorni sull’ isola…
D. S.: Quello che vediamo in tv, in realtà è un’immagine diversa di Lampedusa: un’immagine di persone arrabbiate, che non sanno dove mettere altre persone.
In realtà, gli abitanti sono consapevoli che l’accoglienza fa parte della loro normale condizione di isolani.
Da Lampedusa tutta l’Europa dovrebbe imparare. È un posto dove non c’è il giudizio: «Tu sei un viaggiatore, arrivi, parti e io sono qui per te».
Dopo una giornata a Lampedusa scopri una delle spiaggie più belle al mondo: la spiaggia dei conigli, dove le tartarughe vanno a depositare le loro uova.

H. B.: Ma come è possibile che manchi una biblioteca a Lampedusa?
D. S.: Pare che i cittadini non la vogliano, altrimenti l’avrebbero richiesta alle amministrazioni.
A Lampedusa c’è soltanto una libreria d’estate per i turisti e poi un fondo libraio che ha regalato Mondadori ma che nessuno utilizza.
La nostra responsabilità di operatori in questo settore è di mettere una biblioteca a Lampedusa perchè Lampedusa è la porta del Mediterraneo. E una biblioteca è una porta aperta. Pensiamo ad un bambino che arriva a Lampedusa dopo un viaggio tremendo, subendo le stesse difficoltà di un adulto che non si meritava di subire e finisce in un posto che non è un posto per bambini, perché non c’è nessuna attenzione particolare del governo italiano verso i migranti minori. Secondo me chi lavora nel mondo della cultura, dell’accoglienza e nel mondo dei libri per ragazzi, ha la responsabilità di insegnare a Lampedusa che un libro può accogliere un bambino che ha attraversato il mare. Bisogna insegnare che con un libro si vive meglio che senza.
Lampedusa è il simbolo dei luoghi remoti dell’Italia, un luogo dove il libro e la cultura del libro non sono arrivati. E come Lampedusa ce ne sono tanti altri in Italia.

H. B.: Quali sono le date in cui si realizzerà il progetto e sarà possibile parteciparvi?
D. S.: Dal 22 al 29 Giugno ci sarà la settimana dedicata a Lampedusa. Fanno parte del progetto anche Legambiente, Arci, Amnesty, Cts (Associazione Italiana del Turismo responsabile), ECPAT (End Chidren Prostitution, Pornography and Trafficking Onlus) e ovviamente il comune di Lampedusa.
Abbiamo bisogni di operatori e mediatori culturali ma anche di braccia che ci aiutino a costruire gli scaffali della nuova biblioteca.
Intanto una mostra itinerante per raccogliere fondi per la biblioteca è partita dal Palazzo delle Esposizioni di Roma: incontri e laboratori e oltre cento silent books saranno a disposizione del pubblico.

Note

[1] Jella Lepman, fuggita dalla Germania nazista e poi ritornatavi per fare un’opera di educazione ai bambini e alle donne attraverso il libro, è la fondatrice di Ibby.

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