Intervista a Fabio Mugnaini

Fare patrimonio. Siena: da città patrimonio dell’UNESCO a Città Europea della Cultura.

a cura di Mariateresa Grillo e Francesco Tommasi

Red evening in Siena, Antonio Cinotti, CC BY-NC-ND 2.0.

Costituire una radice comune italiana ed europea attraverso il patrimonio culturale e il passato storico della città: un’idea, quella espressa dal sindaco di Siena – città candidata ad essere capitale europea della cultura 2019 – congruente con quelle delle altre capitali della cultura. Sul sito www.siena2019.eu si leggono le motivazioni date dal sindaco Maurizio Cenni per la promozione della candidatura:

Siena ha avuto e deve avere in futuro un ruolo culturale che non si limiti alla salvaguardia e al godimento del suo splendido passato, ma ne faccia il punto di partenza per affrontare le sfide di un mondo in cui la globalizzazione è in gran parte scambio di culture, di saperi, di esperienze, dietro cui ci sono donne e uomini, merci, idee, progetti. Questa è l’eredità dell’epoca dei Nove che sentiamo di potere, orgogliosamente, indicare all’Italia e all’Europa come loro radice comune.

Ideato nel 1983, il progetto delle città europee della cultura nasce e si sviluppa dal 1985 in poi, con l’intento di avvicinare i cittadini del vecchio continente, mobilitare un sentimento di appartenenza culturale comune e selezionare i tratti fondanti della tanto desiderata identità europea. Da allora sono passati ventisei anni, e com’è evidente i cittadini europei rimangono ancora da fare. Come spiega Anne-Marie Thiesse (La creazione delle identità nazionali in Europa, Il Mulino, Bologna 2004), la costruzione di un’appartenenza nazionale condivisa prevede una selezione di caratteri culturali: non possono mancare mito fondativo, eroi nazionali, lingua, folklore, letteratura, aspetti che attraverso la formazione scolastica o la promozione di eventi celebrativi creano, in qualche modo, una base identitaria comune, tale da generare una relazione di riconoscimento: un ponte che, nel nostro caso italiano, è capace di collegare un piccolo industriale dell’alto vicentino e un imprenditore agricolo Siracusano.

Un altro aspetto fondamentale della costrizione di un’identità nazionale è certamente il patrimonio. Parafrasando la definizione di “cultural heritage” proposta dalla convenzione UNESCO: il patrimonio è l’insieme di siti, monumenti o beni, che per valore storico-culturale, artistico e scientifico risultano di interesse pubblico e costituiscono una ricchezza universale.

Attraverso questa nozione la città di Siena, patrimonio dell’UNESCO, giunge alla quadratura del suo cerchio: da città del patrimonio a città della cultura, e viceversa. Eppure la selezione di un patrimonio comporta per converso un’esclusione, la rimozione di ciò che non entra a far parte di tale corpus. E nello stesso tempo conferisce una “seconda vita” a ciò che viene designato come patrimonio, che acquistando un nuovo status cambia il suo modo di essere e di essere vissuto. È di questo che ci parla Fabio Mugnaini, docente di storia delle tradizioni popolari dell’Università degli Studi di Siena, nel corso della registrazione che qui riportiamo.

 

Intervista a Fabio Mugnaini

1. Le vie del patrimonio

2. Il patrimonio di Siena tra marmo e mattoni

Parte I

Parte II

 

3. Il patrimonio non scelto

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