Politiche/Poetiche: Goliarda e il Festival dei Matti

Attorno al “Festival dei Matti” che si terrà a Venezia da oggi, venerdì 29 al 31 maggio.

Quando hai chiuso la porta un’altra si apre 
non esistono chiavi o serrature,
né sbarre, catenacci. Basta voltare
lo sguardo e spingere
piano con le mani

Goliarda Sapienza, da “Ancestrale”

 

Si apre con una citazione di Goliarda Sapienza la sesta edizione del “Festival dei Matti” di Venezia, un appuntamento che porterà in vari luoghi della città per tre giorni, dal 29 al 31 maggio, incontri, spettacoli, presentazioni di libri attorno e dentro alla follia.

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Il tema scelto per il 2015 è “Politiche/Poetiche”; come spiega Anna Poma, ideatrice del festival: “dichiara un auspicio, un’intenzione: ricominciare a snidare quel che resta dei manicomi nelle pieghe dei discorsi, nei saperi diffusi, nei gesti, nelle istituzioni deputate ancora a trattare la follia. Tornare a disfare i nodi delle ideologie che disegnano il volto di ciò che diamo per scontato, scansare questa fattualità inerziale e disperante, ricollocarci nel solco di una storia che qualcuno vorrebbe marginale, e che pure continua a rovesciare l’impossibile e a farlo divenire pensabile: la rivoluzione culturale che ha condotto alla legge 180, la comunità possibile del movimento legato a Franco Basaglia, che non smette di restituire cittadinanza, parola, soggettività a chi continua ad esserne amputato perché dichiarato matto da qualche opinione prevalente.

Goliarda Sapienza è stata pensata dagli organizzatori come autrice cardine di questo sesto anno di programmazione poiché incarna, nella sua esperienza e nella sua opera, il nuovo tema del festival. In principio è stata una ‘personaggia’ che, nel proprio tempo, ha camminato ‘ai bordi del pozzo’, vivendo l’esclusione letteraria e sociale a proprio modo; ed è proprio questo la questione a cui il festival dedica molti dei suoi eventi: la ‘cittadinanza” come terreno contraddittorio, foriero di marginalità, esclusione sociale, erosione del diritto, miseria e sofferenza, ma anche come terreno di emancipazione, riconoscimento, appartenenza, giustizia e “cura comune”. Ne parleranno don Luigi Ciotti (che apre il festival) e poi Luigi Manconi, Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, e molti altri ospiti.

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Goliarda siciliana, trapiantata a Roma per tutta la vita, alla ricerca di un’appartenenza sempre mancata, negli anni Ottanta – per sua scelta –, ha vissuto il carcere di Rebibbia e non ha mai smesso di difendere il suo approccio politico e il conflitto con il PCI (era anarchica, negli anni Ottanta sostenne il Partito Radicale). Già prima aveva affrontato l’esperienza manicomiale attraverso la malattia materna (sua madre era Maria Giudice, socialista, protofemminista e tra le prime sindacaliste italiane del Novecento) e aveva subito, negli anni Sessanta, numerosi elettroshock. La sua è una ‘storia sbarrata’ – altro filo rosso di quest’edizione –, come lo sono quelle dei romanzi di Nicoletta Bidoia e Barbara Buoso; storie in cui le istituzioni totali ( manicomi o famiglie che siano) mostrano la loro pervasività e il loro potere di corrodere le vite delle persone, dall’esterno e dall’interno, ma anche gli spazi di possibili sottrazioni, le smagliature utili a riannodare un altro senso, la beffa al potere e alla violenza che talvolta frantuma le complicità e salva le vite.

E’ un lavoro di deistituzionalizzazione quello che ancora occorre, un lavoro che, quando riesce a farsi collettivo, soppianta le istituzioni totali con istituzioni inventate, aperte, capaci di farsi e disfarsi di continuo pur di scansare il rischio di funzionare soltanto per preservare se stesse.

Un lavoro “politico” che governa le pratiche di cura impastatandole con la libertà, la cittadinanza e il protagonismo sociale, l’emancipazione. Politiche/Poetiche, appunto. Per questo il Festival porterà in scena alcune straordinarie esperienze di cura realizzate Italia (da Trieste a Civitavecchia, da Milano a Pistoia) in una sezione intitolata “Inventare si può” coordinata da Franco Rotelli e parallelamente, ripercorrerà, attraverso le pagine di quattro libri importanti e coraggiosi (di Alberta Basaglia, Giovanna Del Giudice, Piero Cipriano, e Franco Rotelli), la narrazione di quello smontaggio materiale, ideologico, percettivo ed emotivo che l’abbattimento dei manicomi (vecchi e nuovi) obbliga sempre e di nuovo a perseguire.

da "S. Clemente" di Raymond Depardon

Normalità non retorica e follia ma soprattutto antidoti politico-poetici che si devono inventare per tenerle testa costituiscono il terzo filone del festival, che sarà indagato da Massimo Cirri e dal fumettista Sergio Staino, il quale espone a Venezia anche, in una mostra, alcune tavole di uno dei suoi più celebri personaggi: Bobo.

Goliarda Sapienza “con il corpo nella storia”, autrice che non è stata in grado di ottenere il meritato successo in vita, è la protagonista di un intero pomeriggio e serata a lei dedicati, a chiusura della manifestazione: il reading-performativo “Voce di donna, voce di Goliarda Sapienza. Un racconto”, sorta di “film per immagini” di Anna Toscano, Fabio Michieli e Alessandra Trevisan in cui si narra la vita dell’autrice attraverso i suoi scritti e gli scritti su di lei, con particolare attenzione alla raccolta poetica “Ancestrale” pubblicata nel 2013 a sessant’anni dalla scrittura. Infine, la pièce teatrale di Cristiana Raggi “La signora G. Conferenza spettacolo su Goliarda Sapienza”: “L’intenzione è quella di rendere omaggio a una grande scrittrice italiana, e siciliana; di entrare in relazione con un passato che è elemento formante del nostro presente e aiutare a renderlo accessibile alle persone che ancora lo ignorano, e condividerlo con quelli che hanno già avuto modo di comprenderlo.”

 

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Info

www.festivaldeimatti.org

info@con-tattocooperativa.it

Tel. 3388603921/3405113395

Fb: Festival dei Matti

 

 

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