Bologna come Cirenaica. Appunti dal diario di campo

Nel Contesto

All’incrocio tra via Masia e via Libia, il reticolo stradale si divide tra la carreggiata principale, una strada privata protetta da una siepe, e una strada parzialmente chiusa al transito di auto, che costeggia il ponte. Nel 2014 un gruppo informale di abitanti chiede di poter occupare i locali sotto al ponte di via Libia per un’operazione di “riconversione di residui urbani”. L’operazione si muove sui bordi e sui confini, tra legalità e illegalità, appropriazione e concessione. I delegati della proprietà accettano, colpiti dall’esplicita durata temporanea dell’operazione InContext e, probabilmente, affascinati dai suoi sviluppi possibili. La comunità creativa si propone come un dispositivo di raccordo e si fa strumento del coinvolgimento nei confronti dei residenti per il processo di rigenerazione temporanea.

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Il ponte e il sotto-ponte di via Libia

In questo spazio-tempo il collettivo creativo ha negoziato con gli abitanti del quartiere l’esposizione finale, della durata di circa due mesi, mettendo in atto un processo a metà tra una mostra, una serie di performance e un’installazione, esperienza complessa condotta attraverso le modalità dell’inchiesta partecipata, della con-ricerca o della ricerca-azione.1 Sulle volte e nei locali particolarissimi del sotto-ponte hanno abitato molteplici presenze, coinvolgendo i residenti in operazioni di mappatura e definizione del quartiere, le quali hanno evidenziato la percezione, da parte dell’abitante, di alcune fratture.2

Le fratture topografiche sono state esemplificate dal ponte di via Libia e dalle linee ferroviarie, dispositivi che “s-collegano” il quartiere rispetto al territorio circostante. Il senso di frattura e di “s-collegamento” ricorre in vari artefatti creativi esposti.

Inoltre la crisi che si percepisce è imputabile al contrasto tra due o più paradigmi di commercio, con effetti conflittuali sul mercato del lavoro, sulla socialità del vissuto quotidiano e sulle modalità di trascorrere il tempo libero. L’abitante si sente “in bilico”, diviso tra il paradigma del commercio “di bottega” e quello del commercio “di grande scala”. Il primo è in linea con la vocazione del quartiere, con le modalità di progettazione attraverso cui gli spazi commerciali erano stati programmati, e con una percezione della “vita della cirenaica” da parte della popolazione anziana residente. Il secondo è esemplificato dalla crisi del mercato rionale, incassato tra via Musolesi e via de Amicis, o dall’apparizione di supermercati, ipermercati e centri commerciali – tra cui quello che potrebbe sorgere al posto dell’ex-caserma dei vigili, da poco abbattuta.

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Il mercato della Cirenaica in via Sante Vincenzi

La Cirenaica, quartiere post-operaio, vive il conflitto derivante dalla perdita della vocazione identitaria e la mancanza di una destinazione futura, che non sia né quella di “quartiere residenziale”, né quella di “luogo di transito”, né quella di “zona-oggetto di un programma di recupero o salvaguardia”. Il conflitto si esprime attraverso la necessità di rendere accogliente il quartiere. Su questo punto le proposte emerse erano differenti:

  • organizzare momenti di “socialità di strada”;
  • rendere maggiormente visibili le attività socio-culturali già presenti, ricucendo le micro-fratture comunitarie, agendo sui legami possibili tra i numerosi gruppi abitanti, formali e informali;
  • dotare alcuni incroci del limite di transito a 30km orari, per favorire la mobilità di anziani o minori non accompagnati.

Esperienze di condivisione ed effetti di inclusività

Al termine del progetto di riconversione del residuo-urbano-sottoponte, nessuna comunità ha espresso parere favorevole a continuare a gestire lo spazio. Al tempo stesso, tuttavia, è emerso il desiderio di esperire altre iniziative simili, purché volte a coltivare i legami comunitari, a patto che la comunità potesse assumere il ruolo di filtro nei processi di selezione, inclusione ed esclusione.

Come dicevamo, la Cirenaica non si vede ma si intravede. Per articolare maggiormente questo effetto, potremmo dire che la Cirenaica non si vede se non ci si entra, anche quando si è dentro non si ha mai una visione totale dell’insieme che, difficilmente, si dischiude. Piuttosto, allora, la Cirenaica si ascolta, come capita spesso quando si passeggia per le strade, quando si tende l’orecchio verso una finestra semi-aperta, attraverso cui fluttuano il vociare o musiche lontane.

Da dieci anni, nei locali di un ex complesso industriale, si è insediata la realtà urbana e creativa di Studio Sound Lab, un’associazione che ha come scopo quello di promuovere musica libera e accessibile, attraverso attività di registrazione, produzione e fruizione. Per “realtà urbana” si intende una realtà che non potrebbe non essere, se non in una dimensione cittadina. Per “realtà creativa” si intende un’esperienza che approfitta delle nicchie dismesse o inutilizzate e che, nei locali di via Sante Vincenzi 2/a, ha fatto spazio per un “vero co-working artistico”: due sale prove, uno studio di registrazione, un open space, un’etichetta discografica e diversi progetti all’attivo, tra cui quello di un luogo di incontro e una web-radio per minori e immigrati non accompagnati. A Studio Sound Lab ragazzi tra i 14 e i 18 anni – provenienti prevalentemente dal quartiere – hanno la possibilità concreta di prendere familiarità con la cultura musicale e di avvicinarsi alle pratiche condivise di produzione, diffusione e fruizione. Da questo punto di vista Studio Sound Lab funziona come una trading zone,3 dove mondi differenti costruiscono spazi e tempi di traducibilità vicendevole.

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MintSound

Dal 2016 Studio Sound Lab accoglie presso di sé il progetto Mintsound, che approfitta dei locali dell’ex complesso industriale per promuovere la cultura della musica da club attraverso la valorizzazione del vinile, l’utilizzo aperto delle consolle da dj e una dimensione di ascolto, individuale o collettiva, purché condivisa. Attraverso appuntamenti settimanali, MintSound trasforma gli spazi di via Sante Vincenzi, che non diventano “né un club né una discoteca, né un bar né un luogo di passaggio, ma un luogo di ritrovo, fuori dal centro città”, un centro di aggregazione possibile, dove è necessario puntare consapevolmente per arrivarci, in modo che non si reiteri una logica di inconsapevole consumo del luogo.4 Mintsound è una “nicchia”, nel senso più neutro o puro del termine, che punta all’inclusione a partire dalla costruzione lenta di una visione comune e di una esperienza condivisa. Mintsound è punto di arrivo e di partenza allo stesso tempo, dove il fruitore può aprirsi all’esperienza di nuovi orizzonti artistici, culturali e sonori, inseriti in un contesto urbano in continua ridefinizione.

Conclusioni e aperture

La Cirenaica, con le sue esperienze di creatività, in bilico tra tradizione e innovazione, offre spunti per meditare su nuovi approcci di ricerca, a fronte della mancanza di definizioni burocratico-amministrative. Il lavoro su aree grigie e non definite, l’articolazione dei dispositivi topologici di apertura e chiusura, delle pratiche di selezione, dei dispositivi e dei processi di inclusione ed esclusione, proietta nuova luce sul discorso per una città possibile.

L’etnosemiotica, in questo momento di discussione dei paradigmi di gestione territoriale, è in grado di rilevare i punti problematici quando i modelli realizzati sembrano attraversati da crisi e fratture, quando le fasi di progettazione di vision e concept,5 ad esempio, non riescono a concretizzarsi. Le “pratiche spontanee” e “gli abitanti al lavoro”, che attualmente si pongono a fianco e in maniera complementare ai modelli istituzionali di gestione governamentale, necessitano di orientamenti in grado di generare articolazioni delle problematiche percepite e delle prospettive situate emergenti.

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Note

  1. Cfr. Romano Alquati, Per fare conricerca, Calusca Edizioni, Padova-Torino 1993. Per una discussione dei metodi di ricerca nelle scienze umane e sociali si veda la rubrica “Fare Ricerca”.
  2. Cfr. A.J. Greimas, Dell’imperfezione, Sellerio, Palermo 2004.
  3. Peter Galison, Image and logic. A material culture of mycrophysics, Chicago, University of Chicago Press, Chicago 1997.
  4. Cfr. Isabella Pezzini, I., (a cura di), Roma: luoghi del consumo, consumo dei luoghi, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2009.
  5. Cfr. Michela Deni, Gianpaolo Proni, (a cura), La semiotica e il progetto. Design, comunicazione, marketing, Franco Angeli, Milano 2008; Cinzia Bianchi, Federico Montanari, Salvatore Zingale, (a cura di), La semiotica e il progetto 2. Spazi, oggetti, interfacce, Franco Angeli, Milano 2010.
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