Adriano Ardovino

Per una fenomenologia della narrazione in Rete

La multimedialità, ossia l’uso integrato di tecniche, strumenti e forme espressive fino a pochi anni fa distinti o incomunicanti, caratterizza da cima a fondo l’esperienza della narrazione in Rete. Se guardiamo alle sue pratiche quotidiane, collettive, irriflesse – anziché alle sperimentazioni avanzate o alle teorizzazioni che si risolvono in prescrizioni –, il livello descrittivo più idoneo resta quello di un’utenza media, impregiudicata, segnata da ciò che accade perlopiù e di regola, laddove produzione e fruizione circolano incessantemente l’una nell’altra. Ma cosa si intende per Rete? Anche in questo caso, occorre privilegiare le modalità con cui essa si dà – il “come” del suo esserci manifesta qui ed ora –, piuttosto che le sue condizioni di funzionamento o la sua consistenza logico-informatica e fisico-infrastrutturale. Rivolgendosi ad essa come a una forma di mondo, il discorso su di essa si riconosce interno ad essa e mira a categorie che abbiano prima di tutto un valore di indice. Come possiamo riformulare, allora, tutto un insieme di eventi, dispositivi, pratiche ed esperienze eterogenee, in modo da orientare lo sguardo sul loro fondo comune? Tra le categorie più promettenti mi pare esserci quella di raccolta. Come pura indicazione, essa contiene l’invito a perlustrare una rete […]

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