400 ISO – La pubblica biblioteca privata di Vassilij Matvejevič

Pubblichiamo la storia di Vassilij Matvejevič e della sua biblioteca, raccolta nei primi anni 2000 da Fabrizio Cicconi (fotografie) e Giorgio Messori (testo).

La primogenita di Vassilij Matvejevič è nata a Ulan-Bator perché si temeva che la guerra arrivasse da lì, da un attacco giapponese alla Mongolia. L’ultimogenito è invece nato a Vienna, quando ormai la guerra era finita da dieci anni ma si dovevano ancora trovare i difficili equilibri della Guerra fredda. Quando poi Krusciov ha richiamato molti dei soldati dislocati all’estero, Vassilij Matvejevič ha finalmente ritrovato la sua patria in Asia centrale, a Tashkent dove non era mai stato e dove ha continuato a servire l’Armata rossa insegnando in un’accademia militare.

Ancora adesso Vassilij Matvejevič abita lì, a Tashkent, e quando va a ritirare la pensione o viene invitato a qualche celebrazione ufficiale, allora si appunta sul petto tutte le medaglie che si è guadagnato nella guerra e nel lungo dopoguerra. Pensa fra l’altro che sia una vergogna che quelle stesse medaglie si possano adesso comprare nella bancarella di qualche rigattiere. Perché non è giusto vendere una storia per pochi soldi, e lui sa che quei riconoscimenti li ha avuti per aver fatto il suo dovere, per aver difeso la sua terra e la pace nel mondo. E di questo ne è orgoglioso, anche se adesso neppure lui sa più bene quale sia la sua terra e dove siano gli ideali in cui ha creduto.

Ma in fondo, per un internazionalista convinto la propria terra, la patria, non può mai chiudersi in un confine geografico preciso, e Vassilij Matvejevič sa pure che se gli ideali non sono consoni a un comportamento, a un’etica quotidiana, allora valgono ben poco. Così continua a vivere secondo quei principi che adesso sembrerebbero screditati, sconfitti dalla Storia, e certo non può amare la voracità dei nuovi pescecani che, lì come altrove, stanno immiserendo sempre di più la maggior parte della gente. Perché lui con gli altri è invece sempre molto disponibile, accogliente, e se può cerca di aiutarli.

Vassilij Matvejevič nella sua vita ha coltivato soprattutto una passione, quella per i libri e la lettura. Già la prima volta ch’ero stato a casa sua, invitato dal suo ultimogenito “viennese”, che è poi il patrigno di quella che sarebbe presto diventata mia moglie, allora Vassilij Matvejevič era orgoglioso di poter nominare con un italiano (era la prima volta che ne incontrava uno) i nomi di Ariosto, Tasso, Leopardi. Nomi che presto si sono materializzati in volumi delle loro opere, tradotte in russo, che ha tirato fuori dalla sua libreria.

Facendogli visita altre volte mi sono poi accorto che non solo gli scaffali a vista, ma praticamente ogni armadio di casa sua custodiva dei libri. Uno di questi armadi era andato a finire persino nel balcone. E se non libri, ma in quantità certo più ridotta, da un armadio potevano uscire anche vasetti di marmellata che fa lui stesso, e che offre col tè agli ospiti che vanno a trovarlo.

Insomma, di libri Vassilij Matvejevič ne ha così tanti che ha dovuto dividerli bene e catalogarli tutti. Sono registrati su un quaderno dove segna anche i prestiti che fa, perché secondo le sue convinzioni ciò che è proprio dev’essere anche a disposizione degli altri. Così può capitare che passi un ragazzino a chiedergli consiglio per una ricerca che deve fare per la scuola, un vicino che vuole semplicemente un romanzo da leggere prima di dormire. Perché si può dire che tutti, nel vicinato, sappiano della sua biblioteca, e sono appunto loro la piccola patria dove Vassilij Matvejevič continua a vivere in controcorrente rispetto ai grandi flussi della Storia. Ma lui è semplicemente convinto di fare il suo dovere. Nulla più.

Credo fra l’altro che questo senso del dovere, e che bisogna sempre agire secondo coscienza, sia anche uno dei segreti della sua serena longevità. A questo proposito ci sarebbe un aneddoto, che può spiegare meglio di tante parole la condotta di vita che ha sempre tenuto Vassilij Matvejevič.

L’episodio si svolge in una notte del maggio 1945, quando Vassilij Matvejevič è con la sua truppa in Bielorussia e d’improvviso viene svegliato da alcuni colpi di fucile. E come mai, visto che il fronte è molto ma molto più lontano? Ad ogni modo lui si affaccia alla finestra per chiedere che cosa sta capitando, se per caso non ci sia un attacco del nemico. Gli rispondono invece che la guerra è finita, Berlino ha capitolato e i colpi di fucile sono per fare festa, svegliare tutti e dare quella bella notizia.

Lui naturalmente, come tutti, è molto contento perché della guerra ha visto tutti gli orrori e le immani sofferenze. Ma quella in fondo era una notizia già attesa: giorno più giorno meno si sapeva che sarebbe presto arrivata. Così Vassilij Matvejevič ci pensa un po’ su, prima di decidere se scendere con gli altri a festeggiare. E subito gli vengono in mente le cose da fare l’indomani, perciò crede sia meglio tornare a letto, a cuor leggero, per avere le energie sufficienti per affrontare il suo primo giorno di pace.

Nel febbraio del prossimo anno Vassilij Matvejevič compirà 90 anni. Da un paio d’anni la sua salute è peggiorata, anche se la testa continua a rimanere lucida e il sorriso mite e luminoso. Ma fa sempre più fatica a leggere i suoi amati libri e difficilmente esce da solo. Una delle ultime volte che l’ha fatto si è sentito male ed è svenuto su un autobus.

Quando però si sente in forze, prova ancora a incamminarsi da solo per la città, eludendo la sorveglianza dei famigliari che non vorrebbero lasciarlo andare per conto suo. Ma se lui si sente in forze gli piace ancora andare al bazar per contrattare un po’ di frutta, un sacchetto di patate. Oppure va a cercare libri nelle bancarelle dell’usato. Mi ha detto che ci sono due libri che ancora gli mancano, per completare una vecchia collana di letteratura straniera…

Giorgio Messori


Gli autori

Giorgio Messori (1955-2006) è autore di racconti e di saggi che riguardano soprattutto la fotografia. Fra questi, a testimonianza della sua collaborazione col fotografo Luigi Ghirri, ricordiamo Atelier Morandi (Palomar 1992) e Il senso delle cose (Diabasis 2005). Col fotografo Vittore Fossati ha invece realizzato Viaggio in un paesaggio terrestre, di prossima pubblicazione presso Diabasis. Con Nella Città del Pane e dei Postini (Diabasis 2005), un quasi-diario della sua lunga permanenza in Uzbekistan, ha di recente ottenuto il Premio Sandro Onofri per il Reportage.

Fabrizio Cicconi – Fotografo dal 1987, la mia ricerca verte fin dall’inizio sull’immagine dell’uomo e i luoghi in cui vive, da qui nel 1991 la mia prima mostra personale dal titolo PADANI, dove ritraggo persone della mia zona. Questo percorso mi porta a conoscere e ritrarre personaggi della cultura italiana come AG Fronzoni, Paolo Poli, Gillo Dorfles Gino Paoli e tanti altri. Il progetto più importante lo realizzo insieme ad un mio collega tedesco nel 2006/2007 dal nome “2 Città divise” che documenta due realtà simili come Gorizia in Italia e Goerlitz in Germania. In seguito inizio a collaborare con la stylist Francesca Davoli per la realizzazione di servizi di interni che verranno pubblicati sulle maggiore riviste di interiors grazie anche a Monica Mascheroni di Living Inside. I miei fotografi preferiti sono vari a partire da August Sander, Disfarmer ai contemporanei come Rinko Kawauchi, Philip Lorca di Corcia, Esko Mannikko e altri. Il cinema è importantissimo, come anche vedere mostre e viaggiare. I progetti futuri sono quelli di riprendere la documentazione della vita popolare del mio paese, entrando nella vita reale della gente.

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