ReThink Urban Space / LARS

Urban Creativity in Sicilia: una mappa in costruzione

La mappatura e l’analisi degli interventi di street art realizzati negli ultimi anni in Sicilia è un modo per rileggere e attraversare le città, lavorando sulle soglie, i confini e sulle possibilità offerte dalla creatività urbana. 

Un percorso che si articola in più puntate e che legge la relazione tra street art e spazi d’intervento lungo la Sicilia, inserendosi nel percorso delineato da ReThink Urban Space e guardando al confronto, dalla mappa di Roma ai temi inerenti la città contemporanea trattati e discussi nei diversi contributi.

Collettivo Fx, Pizzo Sella Palermo

Collettivo Fx, Pizzo Sella Palermo

Quello intrapreso è un viaggio, un itinerario alla ricerca delle riscritture urbane che in questi anni si sono stratificate e impresse sui muri siciliani. Un racconto per tappe che ha attraversato città come Palermo, Catania, Messina, Ragusa e realtà più piccole, dove festival emergenti dedicati alla street art e alla creatività urbana si sono diffusi coniugando uno spiccato interesse per il territorio e le sue dinamiche urbane e sociali.

Alle tappe prestabilite se ne sono aggiunte inevitabilmente delle nuove, nate spesso da un imprevisto o una chiacchierata che fa deviare dal percorso e apre nuove prospettive. Alle certezze si sono aggiunte le deambulazioni, le scoperte improvvise, nuove immagini che hanno costantemente messo in discussione le letture già fatte, le prospettive adottate e le interpretazioni discusse. I risultati di questo viaggio saranno raccontati in un volume, curato insieme a Luisa Tuttolomondo e Mauro Filippi, che vuole essere una guida ma anche un’indagine e una mappa ragionata sulla creatività urbana in Sicilia. Un territorio che racchiude al suo interno quell’insieme di esperienze, tecniche d’intervento, linguaggi e poetiche che costruiscono oggi il discorso della street art nell’insieme delle sue declinazioni e valorizzazioni differenti.

Tra operazioni spontanee e commissionate, la Sicilia appare come un vero e proprio laboratorio in grado di raccontare le differenti declinazioni della street art, e al tempo stesso si caratterizza come uno dei luoghi in cui lo scambio e la relazione tra la scena locale e gli street artist provenienti da altre città italiane ha contribuito alla costruzione di un dialogo costante e alla realizzazione di progetti che hanno ridefinito visivamente alcune aree urbane.

Soffermarsi sui muri diventa allora un modo per costruire un percorso alternativo di lettura dello spazio, avviare un’analisi che parli della città e dei modi in cui essa viene costantemente riconfigurata, affrontare i modi in cui la street art viene rappresentata, raccontata e narrata all’interno dei discorsi sociali e mediali.

La mappatura condotta in Sicilia permette di costruire letture inedite del territorio, di ragionare sulla relazione con i luoghi d’intervento, di prendere atto delle “fratture” urbane causate spesso dall’abbandono dei centri storici, dallo sventramento di alcuni di questi, delle speculazione edilizie o ancora di riflettere sulle narrazioni che si attivano a partire dalla relazione che spesso alcune opere costruiscono con la memoria di un luogo. La street art parla alla città e della città e al contempo costruisce un racconto in grado di aggiungere tasselli e punti di vista sull’urbano. Quella che si osserva è una collezione dai caratteri effimeri in grado di “attivare” alcuni luoghi e portarli nuovamente al centro dell’attenzione: dai mercati storici ai luoghi all’aperto della movida notturna, dalle discariche trasformate in piazze fruibili ai vicoli secondari, dagli spazi occupati agli scheletri abusivi, la street art è un viaggio dentro il corpo della città; un percorso che tocca bellezza e rovine, fratture sociali e urbane e porta ad interrogarsi sui processi di trasformazione dei luoghi o su quel perenne stato d’immobilità.

La street art diventa allora un punto di vista sull’urbano e nelle sue differenti declinazione. Essa può caratterizzarsi come azione critica, strumento per dare vita ad azioni di partecipazione sul territorio, pratica commissionata usata per il ripensamento estetico di alcune aree o ancora caratterizzarsi come semplice azione ludica in grado di attivare forme di gioco con gli spazi e con chi li fruisce. Una dimensione non esclude l’altra e una non è più autentica dell’altra, tutte cooperano nel costruire con valori e obiettivi diversi forme di riscrittura e al contempo di rilettura degli spazi.

A Palermo la street art trova espressione nelle zone più frequentate del centro storico come l’Albergheria, dove ha sede lo storico mercato di Ballarò, Piazza Garraffello e dintorni o ancora Piazza Magione, ma si espande anche tra le vie del Borgo Vecchio, marca luoghi come i Cantieri culturali della Zisa o ancora si esprime in spazi occupati come il Teatro Mediterraneo o il Laboratorio Zeta; tocca punti periferici come Pizzo Sella e si disperde in vie e vicoli della città lasciando delle tracce che spetta al passante rimettere insieme. Ogni zona si costituisce in quanto microcosmo e la conformazione degli spazi, l’uso e il modo di viverli, la presenza di pareti libere, l’atteggiamento e il coinvolgimento degli abitanti influenzano chiaramente il tipo di street art. Tecniche artistiche e procedure di messa in discorso del testo artistico si definiscono a partire dall’ambiente in cui sono inserite.

A Catania ad esempio si sono ricostruite le azioni svolte all’interno di San Berillo, studiandone l’immaginario e analizzandolo nel suo sistema di soglie che scandiscono l’identità del quartiere, qui le porte murate di molte case diventano la sede di una vera propria “galleria informale”.

Una città come Catania, con la sua scena di street artist locali molto attiva, ha offerto inoltre una serie di riflessioni sui modi stessi di concepire la street art e su quel bricolage creativo che fa della città un oggetto su cui intervenire e giocare con leggerezza o con una forte carica critica. A Catania non sono solo i muri l’oggetto della riscrittura ma anche gli oggetti urbani più comuni come i segnali stradali, le strisce pedonali o le panchine.

Il viaggio ha attraversato realtà come Niscemi, Gibellina, Licata, Castrofilippo, Petrosino alla ricerca delle storie e delle spinte creative in grado di lasciare un segno nel territorio.

Gli interventi artistici a volte si disperdono altre volte si concentrano all’interno di precise aree urbane costituendo i luoghi della street art, collettori di storie che coniugano architettura, socialità e danno vita a molteplici possibilità di lettura. Un intervento di street art non è un semplice segno visivo posto su un muro ma un discorso che agisce su quello stesso muro e su ciò che lo circonda. I luoghi sono carichi di potenzialità semiotiche che possono essere riattivati attraverso le immagini che lì si vanno a sovrapporre. Si tratterà allora di soffermarsi sulle poetiche dei luoghi e su quelle delle immagini, leggere le forme d’incontro e scontro tra questi due elementi per mostrare le frizioni e gli scarti che si producono. I luoghi della street art sono accumulatori di immagini e scritte, ora sovrapposte in un caos di forme e segni che si rincorrono, ora ordinati all’interno di precise traiettorie visive. La città si costruisce allora come un intreccio di scritture e di enunciazioni che dialogano o entrano in conflitto.

Gli spazi urbani possono essere letti come un’antologia visiva di immagini, una raccolta in cui testi visivi autorizzati e non autorizzati si susseguono. La strada diventa luogo della narrazione dove si stabiliscono processi di riscrittura degli spazi e dove entrano in gioco precise strategie e tattiche.

I muri appaiono come corpi tatuati e insistere su quest’idea significa riconoscere il corpo della città non solo come un trasmittente figurativo ma anche come produttore figurativo, esso stesso si trasforma in immagine.

Il racconto è complesso e stratificato, le esperienze molteplici, le cornici urbane differenti, così come i percorsi e i valori. Pur nella diversità di contesti e delle specificità d’intervento, leggere le forme di confluenza è stato utile per provare ad estendere lo sguardo andando oltre i singoli graffiti, stencil, collage o opere murali e considerando come questi interagiscano con il discorso della città, con le pratiche che le animano, con le forme di vita e con i processi e le trasformazioni che l’attraversano.

Le foto sono di Mauro Filippi.

Su ReThink Urban Space approfondiremo alcune tappe di questo viaggio, attraverso le analisi di alcuni quartieri o realtà specifiche.

 

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