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	<title>Il lavoro culturale</title>
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		<title>Il lavoro culturale</title>
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		<title>Fondere le dicotomie per iniziare a volare. Appunti su Macao</title>
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		<description>di Alberto Cossu 18 maggio 2012 [Inizio a scrivere questo post mentre il popolo di Macao, sgomberato all'alba del 15 Maggio dalla Torre Galfa, si costituisce in assemblea pubblica e partecipata in via Galvani, una delle strade principali su cui si affaccia la torre ] Domenica 13 aprile: decido di passare il pomeriggio a Macao. Il calendario delle attivit&#224; culturali proposte alla cittadinanza dal centro per le arti, provvisoriamente collocato all'interno della Torre Galfa, &#232; fitto. A partire (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Dal seminario&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di Alberto Cossu&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;18 maggio 2012&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;[Inizio a scrivere questo post mentre il popolo di Macao, sgomberato all'alba del 15 Maggio dalla Torre Galfa, si costituisce in assemblea pubblica e partecipata in via Galvani, una delle strade principali su cui si affaccia la torre
]&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;dl class='spip_document_574 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;width:255px;'&gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/macaogodzilla-3.jpg' width='255' height='340' alt='JPEG - 63.2 Kb' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:255px;'&gt;&lt;strong&gt;&lt;font size=&quot;1&quot;&gt;Collage di Francesco Tommasi, da una foto di Angelo Romagnoli.&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p&gt;Domenica 13 aprile: decido di passare il pomeriggio a Macao. Il calendario delle attivit&#224; culturali proposte alla cittadinanza dal centro per le arti, provvisoriamente collocato all'interno della Torre Galfa, &#232; fitto. A partire dalle ore 15 &#232; possibile fare passeggiate verticali fino al piano 23, alle 17 &#232; prevista la lettura del sesto capitolo de &lt;i&gt;La Vita Agra&lt;/i&gt; di Luciano Bianciardi, alle 18 una performance teatrale al primo piano, alle 19 l'assemblea. I tavoli organizzativi nel frattempo portano avanti il lavoro: i fotografi parlano di creare un archivio di immagini in cui condividere i loro scatti; il gruppo architettura/autocostruzione fa il punto sulle proprie risorse predisponendo un organigramma che occupa tutta una parete; il gruppo dei giardinieri interra le piante che i vicini di Macao hanno voluto donare per la creazione dell'orto urbano che nasce dalla terra liberata dai sanpietrini. Sono colpito dall'organizzazione, la comunicazione &#232; efficace, tutti sanno tutto, le informazioni circolano, l'apertura &#232; totale, si sovvertono le gerarchie del potere tra &lt;i&gt;insiders&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;outsiders&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Firmo l'appello per Macao e mi dirigo verso il punto di raccolta per la passeggiata verticale. Sono le 16.30, in venti ci stringiamo attorno alla guida che ci condurr&#224; fino al 23esimo piano. Ci racconta la storia dell'edificio, di cui potete leggere anche &lt;a href=&quot;http://www.domusweb.it/it/from-the-archive/torre-galfa-tra-passato-e-futuro/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;qui&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;. Dapprima sede di una compagnia petrolifera, poi della Banca Popolare di Milano, la Torre Galfa diventer&#224; infine un colossale monumento pubblicitario illuminato di un &lt;a href=&quot;http://vimeo.com/24162829&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;Blu Hyundai&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;. Inutilizzata da 15 anni, la torre, di propriet&#224; del &lt;a href=&quot;http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/ligresti2.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;Gruppo Ligresti&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; &#232; stata scelta da Macao come spazio, contenitore nonch&#233; vettore simbolico del &#8220;Nuovo Centro per le Arti di Milano&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#200; a partire da questa mia esperienza nel cuore del vecchio Centro Direzionale che vorrei provare ad abbozzare alcune riflessioni sul valore di questo progetto. La passeggiata verticale, permette di esperire sulle proprie gambe, sul proprio corpo il percorso di ascesa sociale. Attraverso la continuit&#224; dei gradini, uno dopo l'altro, (opposta alla discontinuit&#224; &#8220;as(c)ensoriale&#8221;) &#232; possibile pensare di collegare l'alto e il basso, il manager che stava al 23esimo piano con la receptionist che stava al primo, passando per gli impiegati che lavoravano nella &#8220;pancia&#8221; dell'edificio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Macao offre un nuovo punto di vista: e ancor prima che in modo metaforico lo offre in un senso dannatamente reale. Infatti, se penso ai luoghi e alle altezze della mia vita quotidiana mi accorgo che: mi sposto spesso sottoterra, o al livello della strada; che studio e lavoro in una biblioteca al pianterreno e che raggiungo il terzo piano soltanto quando vado in dipartimento a discutere con un professore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Invece a Parigi capita pi&#249; spesso di vivere ai piani alti, ma non &#232; una contraddizione: negli ultimi piani dei palazzi borghesi dormivano le donne di servizio, ora ci vivono studenti e giovani coppie. &#200; interessante notare come di solito per vedere le citt&#224; dall'alto si debba pagare, e solitamente lo si &#232; disposti a fare quando ci troviamo in un altrove che ci configura come turisti, quasi mai nella citt&#224; in cui si vive. L'esperienza radicalmente nuova &#232; quindi quella offerta da Macao: fornire una piattaforma critica a tutti gli abitanti di Milano, chiamarli a vedere con i propri occhi la citt&#224; in cui vivono da una prospettiva inedita, non velata dal turismo. Macao integra la conoscenza territoriale che ognuno di noi ha della citt&#224; &#8211; una conoscenza dettagliata, profonda, viva &#8211; con il punto di vista del potere costituito, quello dall'alto verso il basso &#8211; grossolano, razionale, impersonale. Il primo grande merito di Macao &#232; quello di regalare alle nostre immagin-azioni l'idea che anche oggi, in un mondo schiacciato da logiche economiche, si possano e si debbano integrare, fondere, i molteplici micro-conflitti territoriali in una nuova visione umanista.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nella stessa direttrice, vedo fondersi in un modo radicalmente nuovo l'orizzonte e la vertigine dell'utopia. Il progetto di Macao nasce infatti da esigenze emerse a seguito di una lucida analisi del momento storico in cui siamo invischiati. Incorpora dentro di s&#233; esigenze materiali &#8211; nuove forme di reddito e di welfare &#8211; e manifesta la volont&#224; di un nuovo ordine sociale che oltrepassi una soglia, che permetta di &#8220;entrare nella stanza dei diritti condivisi&#8221;, come si legge nello statement di &lt;a href=&quot;http://www.lavoratoridellarte.org/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;Lavoratori dell'Arte&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I linguaggi utilizzati sono un ulteriore ed emblematico caso di questa intelligente e produttiva fusione. I tradizionali striscioni affiancano i &lt;a href=&quot;http://youtu.be/kzHflu33ROg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;i&gt;mash-up&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; e gli &lt;a href=&quot;http://youtu.be/rr527Bduthc&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;i&gt;adbusting&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;. In questo senso, le competenze impartite dalle istituzioni educative, in vista magari di un loro proficuo impiego esclusivamente all'interno dei reparti marketing delle grandi corporation, vengono utilizzate tatticamente per avanzare territorialmente, guadagnando &lt;a href=&quot;http://www.etnografiadigitale.it/2012/05/m-a-c-a-o-insight-del-giorno-dopo-di-unoccupazione-dei-social-media/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;spazio nei media&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, e per ri-fondare una comunicazione che con gli stessi strumenti riesce a servire idee di una societ&#224; non pi&#249; ripiegata su s&#233; stessa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il progetto Macao non &#232; naturalmente esente da critiche. Nel web circolano commenti in cui, ad esempio, ci si chiedeva se, per entrare a Macao, occorresse essere laureati allo IED, facendo notare un certo elitismo. Ma Macao ha dimostrato di saper fondere, oltre alle dicotomie, il corpo sociale in un pulsante &lt;i&gt;unicum&lt;/i&gt;. La grandezza del progetto di Macao sta appunto in questo, la forza di ispirare un senso di appartenenza collettivo per riappropriarsi dei beni comuni senza soffocare la costruzione di senso individuale.&lt;/p&gt; &lt;center&gt;&lt;i&gt;[Chiudo questo post forse prematuramente&#8230;Macao Chiama]&lt;/i&gt;&lt;/center&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Beni comuni, culture e discorso (attraverso Foucault)</title>
		<link>http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article257</link>
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		<dc:date>2012-05-17T06:50:30Z</dc:date>
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		<dc:subject>bene comune</dc:subject>
		<dc:subject>lavoro culturale</dc:subject>
		<dc:subject>jumpinshark</dc:subject>
		<dc:subject>Michel Foucault</dc:subject>
		<dc:subject>Scrittura Industriale Collettiva</dc:subject>
		<dc:subject>Wu ming</dc:subject>

		<description>di Vincenzo Idone Cassone 17 maggio 2012 [In occasione dei seminari del 16 e 17 maggio, un nostro piccolo contributo al dibattito attraverso Storify]

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Dal seminario&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot5" rel="tag"&gt;bene comune&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot68" rel="tag"&gt;lavoro culturale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot212" rel="tag"&gt;jumpinshark&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot225" rel="tag"&gt;Michel Foucault&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot226" rel="tag"&gt;Scrittura Industriale Collettiva&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot228" rel="tag"&gt;Wu ming&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;di Vincenzo Idone Cassone&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;17 maggio 2012&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[In occasione dei seminari del 16 e 17 maggio, un nostro piccolo contributo al dibattito attraverso Storify]&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_572 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/babel1.jpg' width=&quot;464&quot; height=&quot;350&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;script src=&quot;http://storify.com/lavoroculturale/beni-comuni-narrazione-e-scrittura.js&quot;&gt;&lt;/script&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Ma 'ndo vai se il digitale non ce l'hai?</title>
		<link>http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article256</link>
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		<dc:date>2012-05-16T06:31:51Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		


		<dc:subject>intellettuale</dc:subject>
		<dc:subject>social network</dc:subject>
		<dc:subject>lavoro culturale</dc:subject>
		<dc:subject>precariato intellettuale</dc:subject>
		<dc:subject>attribuzione d'autore</dc:subject>
		<dc:subject>facebook</dc:subject>
		<dc:subject>Alberto Sordi</dc:subject>
		<dc:subject>Luisa Capelli</dc:subject>

		<description>di eFFe 16 maggio 2012 [continuano in nostri articoli in vista dei seminari del 16 e 17 maggio; oggi torniamo a seguire le riflessioni su lavoro intellettuale e mondo digitale] &#171;[&#8230;] il contemporaneo non &#232; soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l'inesitabile luce; &#232; anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, &#232; in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di &#8220;citarla&#8221; secondo una necessit&#224; che (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Dal seminario&lt;/a&gt;

/ 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot17" rel="tag"&gt;intellettuale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot24" rel="tag"&gt;social network&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot68" rel="tag"&gt;lavoro culturale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot148" rel="tag"&gt;precariato intellettuale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot203" rel="tag"&gt;attribuzione d'autore&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot221" rel="tag"&gt;facebook&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot222" rel="tag"&gt;Alberto Sordi&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot224" rel="tag"&gt;Luisa Capelli&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;di eFFe&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;16 maggio 2012 &lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;[continuano in nostri articoli in vista dei seminari del 16 e 17 maggio; oggi torniamo a seguire le riflessioni su lavoro intellettuale e mondo digitale]&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_571 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/digital_banana2.jpg' width=&quot;449&quot; height=&quot;391&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;right&quot;/&gt;&lt;i&gt;&#171;[&#8230;] il contemporaneo non &#232; soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l'inesitabile luce; &#232; anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, &#232; in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di &#8220;citarla&#8221; secondo una necessit&#224; che non proviene in alcun modo dal suo arbitrio, ma da un'esigenza a cui egli non pu&#242; non rispondere&#187;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;Giorgio Agamben&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La funzione degli &lt;i&gt;intellettuali&lt;/i&gt; e la nozione di &lt;i&gt;autore&lt;/i&gt; sono due dei problemi che ho sollevato nel mio &lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article252&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;ultimo contributo&lt;/a&gt; su Lavoro Culturale, il cui commentarium ha aggiunto puntualizzazioni e approfondimenti preziosi, di cui ringrazio gli autori. I due temi sono profondamente legati l'uno all'altro, e un'acuta osservatrice come &lt;a href=&quot;http://www.luisacapelli.eu/blog/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Luisa Capelli&lt;/a&gt; ha sintetizzato nei 140 caratteri di Twitter il mio richiamarmi alla nozione di &#8220;intellettuale collettivo&#8221; di Bourdieu. Vero: ma se dovessi riconoscere un debito di pensiero, allora sarebbero miei creditori anche &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Clay_Shirky&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Clay Shirky&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Sennett&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Richard Sennett&lt;/a&gt; e quella malaria del pensiero (perch&#233; recidiva) che si chiama dialettica hegeliana.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Per accontentare &lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article252#forum340&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;chi per&#242; chiede un abbassamento del livello della discussione&lt;/a&gt; ho pensato di dare un titolo che s'ispira a &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=UpDN87ehk1Q&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;uno dei pi&#249; celebri rappresentanti della cultura popolare italiana: Alberto Sordi&lt;/a&gt;. Perch&#233;, in fondo, l'equazione che vorrei dimostrare appare della stessa evidenza bruta: &lt;i&gt;come si fa a dirsi intellettuali senza un elevato grado di alfabetizzazione delle tecnologie digitali?&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Premessa: definisco intellettuale, per usare le parole di Carlo Galli, &#171;l'intellettuale critico &#8211; non solitario &#8220;chierico&#8221; n&#233; &#8220;organico&#8221; &#8211; ma non distaccato, anzi coinvolto e impegnato, dialogante e democratico, bench&#233; portatore di saperi rigorosi e non superficiali&#187; &lt;a href=&quot;http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:996&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;[L'intellettuale collettivo]&lt;/a&gt;. Si pu&#242; non essere d'accordo con la definizione, ma da essa discende il prosieguo del ragionamento, per cui supplico il lettore di accettarla, seppur con la condizione di mantenerla valida solo per le poche righe che seguono.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A sentire buona parte degli intellettuali nostrani (fatte salve le sempre doverose eccezioni) essi hanno di s&#233; un'immagine di &lt;i&gt;magistratura&lt;/i&gt;, nel duplice significato di &lt;i&gt;corpo docente&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;organo giudicante&lt;/i&gt;. A dire il vero, questa nozione non &#232; pubblica, perch&#233; una strana e antica vergogna la ricopre; traspare piuttosto come sostrato inespresso e comune alle lamentazioni che si leggono e si ascoltano sui media; oppure, per chi ha la ventura di frequentare certi salotti, si ascolta come un sussurro che sale in crescendo dopo che qualche bicchierino o la stanchezza hanno allentato il mordente dei freni inibitori. Fortunatamente, da qualche tempo - complici la crisi economica, lo smantellamento del welfare, la paralisi della mobilit&#224; sociale &#8211; molti si stanno accorgendo che il lavoro intellettuale &lt;i&gt;&#232; solo&lt;/i&gt; un lavoro come un altro: e cio&#232;, che come ogni altra professione esso ha (avrebbe, vien da dire) diritto a un riconoscimento, a delle tutele, a delle regolamentazioni (per esempio per quel che riguarda lo spinoso e sempre poco citato problema del reclutamento universitario). E finalmente si diffonde la pi&#249; corretta definizione di &#8220;lavoratori della conoscenza&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questa conoscenza &#8211; qualsiasi essa sia &#8211; oggi si articola, si esprime, si sviluppa, si diffonde, progredisce e influenza la vita delle comunit&#224; umane grazie alle tecnologie digitali. A tal punto che senza di esse non vi sarebbe conoscenza alcuna: il digitale, direbbe un filosofo, si configura come un trascendentale kantiano. Potrei generalizzare e citare l'imprescindibilit&#224; di complessi hardware e software nelle scienze applicate, ma preferisco limitarmi a quelle che conosco meglio, le scienze sociali. Non solo la conoscenza, infatti, dipende da quelle tecnologie, ma ormai anche la socialit&#224; &#232; indissolubilmente legata ad esse in tutte le sue espressioni: dalla semplice convivialit&#224; alla politica, dal commercio all'istruzione, dall'intrattenimento all'informazione. O, per dirla con Albertone: se vuoi capire il tuo tempo &lt;i&gt;devi de sta' su Facebook!&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pi&#249; in dettaglio: oggi il lavoro culturale non pu&#242; pi&#249; fare a meno di una consapevolezza profonda della strumentazione digitale, della sua natura strutturale, dei suoi funzionamenti, del ruolo che essa ricopre nel flusso delle esistenze individuali e collettive. Si tratta di metacompetenze ormai irrinunciabili, la cui necessit&#224; si basa sull'incremento incredibile di complessit&#224; che riguarda tanti aspetti del vivere civile.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Studiare e capire il digitale &#8211; senza il vizio profetico dei futurologi e la puzza conservatrice di chi, spesso appartenendo a un'Istituzione, borbotta nostalgie ed anatemi &#8211; implica sobbarcarsi pi&#249; di una responsabilit&#224;, che sono culturali e politiche: la critica dei fondamenti della conoscenza, lo sviluppo delle scienze, la diffusione dei saperi, la cura della &lt;i&gt;polis&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Bypassare l'editoria tradizionale: intervista a Cooperativa di Narrazione Popolare</title>
		<link>http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article254</link>
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		<dc:subject>comunit&#224;</dc:subject>
		<dc:subject>lavoro culturale</dc:subject>
		<dc:subject>attribuzione d'autore</dc:subject>
		<dc:subject>scrittura collettiva</dc:subject>
		<dc:subject>riconoscimento collettivo</dc:subject>
		<dc:subject>Claudia Boscolo</dc:subject>
		<dc:subject>Cooperativa di Narrazione Popolare</dc:subject>
		<dc:subject>ebook</dc:subject>

		<description>di Claudia Boscolo 14 maggio 2012 [In vista dei seminari del 16 e 17 maggio, in collaborazione con 404: file not found, oggi &#232; la volta della CNP] Cooperativa di Narrazione Popolare &#232; un progetto narrativo nato in rete grazie all'operato di tre scrittori di talento, Ilaria Giannini, Jacopo Nacci, Enrico Piscitelli, tutti con precedenti pubblicazioni in cartaceo. L'opera d'esordio della CNP &#232; intitolato Lo zelo e la guerra aperta, e vi si raccontano le vicissitudini lavorative e sentimentali (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Dal seminario&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot61" rel="tag"&gt;comunit&#224;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot68" rel="tag"&gt;lavoro culturale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot203" rel="tag"&gt;attribuzione d'autore&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot208" rel="tag"&gt;scrittura collettiva&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot214" rel="tag"&gt;riconoscimento collettivo&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot217" rel="tag"&gt;Claudia Boscolo&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot218" rel="tag"&gt;Cooperativa di Narrazione Popolare&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot219" rel="tag"&gt;ebook&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;di Claudia Boscolo&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;14 maggio 2012&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[In vista dei seminari del &lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article251&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;16 e 17 maggio&lt;/a&gt;, in collaborazione con &lt;a href=&quot;http://quattrocentoquattro.com/2012/05/10/costruire-storie-2-e-3/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;404: file not found&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, oggi &#232; la volta della &lt;strong&gt;CNP&lt;/strong&gt;]&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_564 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/cnp2.jpg' width=&quot;462&quot; height=&quot;374&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/span&gt; &lt;a href=&quot;http://coopnarrazionepopolare.wordpress.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Cooperativa di Narrazione Popolare&lt;/a&gt; &#232; un progetto narrativo nato in rete grazie all'operato di tre scrittori di talento, Ilaria Giannini, Jacopo Nacci, Enrico Piscitelli, tutti con precedenti pubblicazioni in cartaceo. L'opera d'esordio della CNP &#232; intitolato &lt;a href=&quot;http://coopnarrazionepopolare.wordpress.com/lo-zelo-e-la-guerra-aperta/ &quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;i&gt;Lo zelo e la guerra aperta&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, e vi si raccontano le vicissitudini lavorative e sentimentali di una giovane coppia alle prese con la presente situazione contrattuale dettata dalla normativa in vigore, e con tutto ci&#242; che comporta sul piano emotivo e personale. La vicenda &#232; suddivisa in tre quadri, di cui sono autori rispettivamente i tre membri di CNP, per cui non si pu&#242; parlare tecnicamente di un progetto di scrittura collettiva. Tuttavia, seppure lo stile delle tre sezioni sia fortemente individuale, la narrazione &#232; resa omogenea sia sul piano tematico sia per alcune scelte stilistiche condivise, ovvero il ritmo spedito, un linguaggio vivido, le ambientazioni quotidiane. Quest'opera si pone nel quadro di quella che viene definita &#8220;narrativa del precariato&#8221;, pur mantenendo caratteri distintivi, ad esempio l'adozione di punti di vista conflittuali, che espongono il tema dell'esperienza del precariato lavorativo e il suo corrispettivo esistenziale a un punto di vista molteplice amplificandone la complessit&#224;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Ad aumentare l'interesse per il progetto &#232; il fatto che la CNP ha compiuto un gesto di estrema emancipazione dai meccanismi editoriali di questo paese, esercitando una forma di autopubblicazione al di l&#224; di ogni compromesso, con una formula all'avanguardia che elimina in un solo colpo tutti gli intermediari editoriali. Ecco dunque che troviamo l'elemento chiave che determina la linea di rottura fra l'operazione di CNP e, da un lato, la forma narrativa blogghistica con la sua natura frammentaria e, dall'altro, l'autopubblicazione tramite servizi online sul modello di lulu.com. Questo elemento &#232; la fiducia nella qualit&#224; della propria scrittura e nelle competenze editoriali acquisite lavorando per anni nel settore dell'editoria. Questo modello di autopubblicazione supera in un solo passo qualsiasi falso problema riguardo l'editoria a pagamento ed &#232; stato recentissimamente adottato anche da Adriano Sofri, per la sua quasi istantanea risposta al film di Marco Tullio Giordana &lt;i&gt;Romanzo di una strage&lt;/i&gt; tratto dal romanzo di Paolo Cucchiarelli &lt;i&gt;Il segreto di Piazza Fontana&lt;/i&gt; (Ponte alle Grazie, 2012). [La risposta di Sofri &#232; in realt&#224; una risposta a Cucchiarelli, anche se arriva in concomitanza con l'uscita del film e non con quella del libro, la cui prima edizione datava al 2009.] Il libro di Sofri esce appunto solo in e-book scaricabile gratuitamente - in ben tre formati, quindi caricabile su ogni tipo di e-reader e tablet senza bisogno di particolari competenze informatiche - da un sito dedicato, e non da siti di appoggio, cio&#232; &lt;a href=&quot;http://www.43anni.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;www.43anni.it&lt;/a&gt;. E quindi chiaro che c'&#232; in corso un conflitto fra le dinamiche editoriali e il narratore che non desidera si interpongano ostacoli fra la propria storia o, potremmo dire, fra la propria verit&#224;, e il lettore che &#232; destinato a riceverla.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quali sono questi ostacoli? Innanzitutto compromessi editoriali sempre pi&#249; insopportabili e invasivi riguardo scelte stilistiche, tematiche, anche di pura caratterizzazione, allo scopo di incontrare il favore di un pubblico che, ricordiamolo, si forma su ci&#242; che trova in libreria molto pi&#249; di quanto la libreria di formi su specifiche esigenze narrative del lettore. &#200; il mercato a formare il gusto e non viceversa, come dovrebbe essere; questa cosa sembra una banalit&#224;, detta cos&#236;, ma in una societ&#224; foucaultianamente disciplinata dalla cultura dello spettacolo, vale la pena di ricordare pi&#249; frequentemente possibile che il gusto rappresenta il primo grimaldello in possesso del cittadino per scardinare ogni banalizzazione semantica, e dunque in ultima analisi, ogni meccanismo disciplinare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vogliamo porre una serie di questioni a CNP per chiarire quali sono gli obiettivi che si pongono e qual &#232; il messaggio che con questo progetto stanno mandando al mondo editoriale e soprattutto ai lettori.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_565 spip_documents spip_documents_left' style='float:left; width:233px;'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/local/cache-vignettes/L233xH368/cnp4-99898.jpg' width='233' height='368' alt=&quot;&quot; style='height:368px;width:233px;' /&gt;&lt;/span&gt; &lt;strong&gt;Claudia&lt;/strong&gt;: Come e da cosa &#232; nata l'idea di fondare la Cooperativa di Narrazione Popolare?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ilaria&lt;/strong&gt;: CNP &#232; nata dalle ceneri di un'antologia che non ha mai visto la luce. I nostri racconti parlavano dell'Italia dei nostri giorni ed erano stati scritti con un metodo di per s&#233; gi&#224; collettivo: le storie erano connesse, intrecciate le une con le altre, ciascuna rifletteva la sensibilit&#224; del suo autore ma erano come le facce dello stesso prisma. Abbiamo deciso che quei racconti si meritavano di arrivare ai lettore e che probabilmente sarebbero circolati molto di pi&#249; con un sistema di autoproduzione, che bypassasse il meccanismo editoriale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Claudia&lt;/strong&gt;: Il nome &#232; chiaramente ispirato all'associazionismo di met&#224; Ottocento, e fa riferimento alla natura pioneristica della cooperazione di categoria. Questo fa pensare che la narrazione come operato sia da voi intesa come un'attivit&#224; di pubblica utilit&#224; e che di conseguenza debba essere protetta da interessi lobbistici e corporativi. La cooperativa degli scrittori contro la corporazione degli editori, &#232; questa l'idea?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Enrico&lt;/strong&gt;: La narrazione popolare &#232; sempre esistita. I miti, l'epica, le favole sono stati tramandati per secoli, oralmente. L'editoria, invece, &#232; cosa molto pi&#249; recente, ha s&#236; cinquecento anni, ma &#232; solo da due secoli che &#232; strutturata come la intendiamo oggi. Le storie sono molto pi&#249; vecchie, le narrazioni risalgono alla notte dei tempi. Nel nome c'&#232; &#8220;cooperativa&#8221; perch&#233; la forma cooperativistica &#232; sancita dalla nostra Costituzione, ed &#232; la pi&#249; pura: delle persone si mettono insieme, ognuno fa quello che sa fare e insieme si costruisce qualcosa, &#8220;senza fini di speculazione privata&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jacopo&lt;/strong&gt;: A me il nome piaceva per l'immaginario che richiamava, e infatti gli abbiamo affiancato anche un apparato iconografico. Se ci pensi &#232; un'operazione quasi post-postmoderna, dato che il recupero delle estetiche ideologiche &#232; arrivato con la new wave, e non c'&#232; bisogno di scomodare i CCCP, basterebbero i Frankie Goes To Hollywood e i Depeche Mode, quindi la nostra operazione estetica assomiglia a un recupero del recupero. C'&#232; da dire che il recupero operato negli anni &#8216;80, per quanto fosse solo estetico o si pretendeva fosse solo estetico, tradiva in ogni caso una fascinazione, e in certi casi anche un'aperta appartenenza ideologica. Vi leggo un riutilizzo del simbolo in senso estetico senza svuotamento di significato, un'ambiguit&#224; senza disincanto ironico. A naso direi che anche il nostro uso &#232; ambiguo senza essere ironico: penso ai Public Enemy che salgono sul palco circondati dalla Security Of The First World armata di uzi. Poi c'era anche un'altra componente, cui penso Enrico tenesse particolarmente: il fatto che il nome dovesse essere quanto pi&#249; aderente alla cosa: non un nome d'arte di gruppo, n&#233; semplicemente i nomi degli autori in copertina, ma qualcosa che spogliasse di misticismo l'autorialit&#224; &#8211; per poi, questo &#232; ovvio, colmare di misticismo l'immagine della collettivit&#224;, della produzione etcetera &#8211; e nel contempo non nascondesse i nomi degli autori, un po' perch&#233; immagino ci teniamo, un po' perch&#233; il preteso mistero avrebbe mitigato la potenza della trasparenza comunicata da un nome cos&#236; tecnico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Enrico&lt;/strong&gt;: La potremmo definire una forma di semianonimato. Siamo, ci chiamiamo: Giannini, Nacci, Piscitelli, ma non mettiamo in copertina i nostri nomi. Del resto, ora pi&#249; che mai, sono tutti in copertina. Alle scorse elezioni comunali, nel mio paese, c'erano cinque candidati sindaco, e ventuno liste, oltre settecento candidati al consiglio comunale, su quarantamila votanti. Alle prossime elezioni non saranno di meno, e tutti hanno i &#8220;santini&#8221; elettorali, i manifesti grandi e piccoli, dei claim spesso imbarazzanti. Ovunque uno si giri vede questi faccioni, sei metri per tre, o tre metri per uno. Ecco: noi non chiediamo voti, non ci candidiamo. Vorremmo scrivere e far scrivere delle storie. Tutto qui.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_566 spip_documents spip_documents_right' style='float:right; width:400px;'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/local/cache-vignettes/L400xH283/cnp5-4d6d5.jpg' width='400' height='283' alt=&quot;&quot; style='height:283px;width:400px;' /&gt;&lt;/span&gt; &lt;strong&gt;Claudia&lt;/strong&gt;: Avete divulgato la vostra prima opera in formato epub e pdf da un blog dedicato al progetto, quindi non vi siete affidati al print-on-demand. Si tratta di una dichiarazione di guerra a tutti gli intermediari della narrazione - fossero anche i gestori di un servizio online - e quindi dell'affermazione della necessit&#224; di consegnare l'opera direttamente al consumatore?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jacopo&lt;/strong&gt;: Personalmente non lo so, se &#232; una dichiarazione di guerra &#232; una conseguenza, implicata dallo stato delle cose. Ho opinioni diverse a seconda dell'aspetto cui si guarda. Penso che il lavoro vada pagato, e penso che la scrittura sia una forma di artigianato. Penso che le storie siano sempre collettive, se non gi&#224; completamente nella genesi, almeno nella loro funzione, e credo che dovrebbero circolare liberamente. Penso che l'autoproduzione sia una cosa bellissima. Penso che l'editoria a pagamento sia una gran brutta cosa, ma &#8211; dir&#242; una cosa impopolare &#8211; non tanto per gli editori, quanto per gli autori a pagamento: trovo che pagare per vedere il proprio nome su una copertina, per dimostrare &#8211; pagando &#8211; di essere uno scrittore, sia terrificante, e che appartenga a un mondo in cui il lavoro che la scrittura comporta &#232; tenuto in gran dispregio; il dispregio lo trovi sempre, sull'altro lato della venerazione, in entrambi i casi c'&#232; una mancanza di familiarit&#224;, una distanza: la considerazione del libro come titolo nobiliare, titolo poi borghesamente comprato col danaro. Come mettere insieme tutte queste cose ancora non lo so, dovr&#242; trarre delle conclusioni, ma sento che la conclusione coerente c'&#232;. In ogni caso sarebbe bello che la CNP diventasse un laboratorio anche in questo senso, e forse anche una via, un giorno, affinch&#233; gli scrittori possano campare delle proprie opere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Enrico&lt;/strong&gt;: alla guerra si va armati e &#8211; diceva Sun Tzu &#8211; con forze superiori all'avversario. Onestamente non credo sia il nostro caso. A dirla tutta, letteralmente, Sun Tzu scrive: &#8220;Chi, da solo e privo di strategia, attacca il nemico alla leggera, verr&#224; inevitabilmente fatto prigioniero&#8221;. Quindi, no, non andiamo in guerra. Io posso dire di guardare con ostilit&#224; molte pratiche dell'editoria &#8211; ma non solo dell'editoria &#8211; e che autoprodursi d&#224; una bella sensazione. Nel nostro caso ci siamo confrontati fra di noi, senza intermediari, appunto. Ed &#232; stato un bene.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ilaria&lt;/strong&gt;: Anche io non ho vissuto la nostra scelta come una dichiarazione di guerra ma come una semplificazione del meccanismo di circolazione delle storie, come se &lt;i&gt;Lo Zelo e la guerra aperta&lt;/i&gt; fosse un prodotto a chilometro zero che arriva da chi lo scrive a chi lo legge senza filtri. Questo lascia pi&#249; liberi noi di costruire le storie a cui teniamo e lascia pi&#249; libero anche il lettore, che con il print-on-demand avrebbe dovuto pagare per l'oggetto-libro. Io non sono attaccata in maniera particolare al libro cartaceo, credo che sia il contenuto quello che conta e come scrittrice spero solo di essere letta dal maggior numero di persone possibili, in qualunque forma.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_568 spip_documents spip_documents_left' style='float:left; width:250px;'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/local/cache-vignettes/L250xH253/coopnarrpop8-2f21b.jpg' width='250' height='253' alt=&quot;&quot; style='height:253px;width:250px;' /&gt;&lt;/span&gt; &lt;strong&gt;Claudia&lt;/strong&gt;: Ora una domanda che potr&#224; sembrare scontata, ma che sicuramente interesser&#224; i nostri lettori: cosa pensate dell'editoria tradizionale? Secondo voi ha ancora senso il ruolo che ricopre? Naturalmente chi come voi possiede competenze specifiche in campo editoriale e di marketing del libro &#232; in grado di produrre un romanzo da zero e di farlo circolare senza appoggiarsi alla filiera tradizionale. Ma a chi non possiede queste competenze e conta per necessit&#224; sull'appoggio dell'editore per migliorare e commercializzare il proprio manoscritto in forma di libro, cosa direste?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ilaria&lt;/strong&gt;: L'editoria in Italia &#232; in crisi e non da poco: &#232; una crisi culturale e di vendite. Le due cose vanno di pari passo: la caccia al bestseller non solo ha impoverito la qualit&#224; media dei libri pubblicati ma non ha nemmeno aumentato la quantit&#224; di libri acquistati. Evidentemente i criteri di scelta non sono cos&#236; azzeccati e dimostrano che gli editori non sanno intercettare i gusti dei lettori. I numeri parlano da soli. Detto questo, non credo che l'autoproduzione sia l'unica via e nemmeno la soluzione: non solo perch&#233; non tutti gli scrittori possiedono i &#8220;mezzi&#8221; per produrre un romanzo da zero e farlo circolare, ma soprattutto perch&#233; la grande maggioranza dei lettori non va a cercarsi i libri in Rete, nemmeno se lo immagina che esista questa possibilit&#224;. &#200; un tipo di approccio culturale che in Italia &#232; ben lontano dall'affermarsi e del resto se tutti mettessero le loro produzioni su Internet verrebbe fuori un mare magnum in cui pochi saprebbero districarsi. Io credo che il lavoro di &lt;i&gt;talent scouting&lt;/i&gt; sia necessario e l'editoria tradizionale deve tornare a farlo: &#232; il suo compito, il suo vero ruolo, e dovrebbe farlo bene, alzare il livello della qualit&#224;, dar fiducia all'intelligenza del lettore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Jacopo&lt;/strong&gt;: Io penso che se uno ama questa cosa la segue, si attrezza, conosce, impara. Capisco l'urgenza di pubblicare, perch&#233; quando ho cominciato a scrivere la rete era ancora una cosa esotica e in Italia i blog non erano diffusi; per&#242; adesso le cose stanno diversamente: chiunque pu&#242; pubblicare. Se invece a uno interessa solo l'oggetto-libro di carta, allora torniamo al discorso di prima.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Claudia&lt;/strong&gt;: Infine, il fatto che il vostro romanzo non abbia comportato alcun costo, avendo eliminato qualsiasi forma di intermediazione, permette a voi CNP di distribuire il vostro romanzo gratuitamente, ma non vi impedirebbe per esempio di inserire un accesso PayPal per invitare i lettori a contribuire al sostentamento della vostra attivit&#224; artistica e culturale. In quale misura ritenete che la narrazione sia una forma di volontariato?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Enrico&lt;/strong&gt;: questo &#232; un equivoco frequente. Non &#232; detto che, se non si spendono dei soldi, non ci siano costi. Scrivere, editare e correggere i testi, creare la copertina, il pdf e l'epub, metterli online (i file sono su un &lt;i&gt;hosting&lt;/i&gt; a pagamento, per altro): ecco queste cose costano tempo, e lavoro. Se dovessi quantificare questo tempo e questo lavoro, non potrei considerare una cifra con meno di tre zeri. Raggiungerla con donazioni &#232; impossibile, per cui noi, semplicemente, regaliamo &lt;i&gt;Lo zelo e la guerra aperta&lt;/i&gt;, a chiunque lo voglia leggere. Questo &#232; amore.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>400 ISO#Cojim&#236;es &#8211; Lo Sguardo e l'Attesa</title>
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		<dc:date>2012-05-13T00:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		



		<description>di Daniele Vita

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique22" rel="directory"&gt;400 ISO&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img class='spip_logos' alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; src=&quot;http://www.lavoroculturale.org/local/cache-vignettes/L150xH100/arton253-fd907.jpg&quot; width='150' height='100' style='height:100px;width:150px;' /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.danielevita.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;strong&gt;Daniele Vita&lt;/strong&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;dl class='spip_document_555 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;dt&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/01-2.jpg&quot; title='JPEG - 408.4 Kb' type=&quot;image/jpeg&quot;&gt;&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/01cop.jpg' width='500' height='333' alt='JPEG - 408.4 Kb' /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>ROMEO, PERCH&#201; SEI TU ROMEO? Appunti Sul concetto di volto nel figlio di Dio </title>
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		<dc:subject>Guido Furci</dc:subject>

		<description>di Guido Furci 12 maggio 2012 Altrove, avevo dichiarato la mia perplessit&#224; rispetto al modo in cui non poche coalizioni cattoliche, pi&#249; o meno istituzionalizzate, sono scese in piazza &#8211; si badi bene, l'espressione &#232; da intendersi fuor di metafora &#8211;, per manifestare contro l'ultima messa in scena di Romeo Castellucci &#8211; artista italiano di fama internazionale, il cui impegno politico, a teatro, si &#232; sempre tradotto in una critica delle categorie estetiche ed interpretative dominanti, cos&#236; come (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique8" rel="directory"&gt;Ricerche&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot4" rel="tag"&gt;teatro&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot15" rel="tag"&gt;immagini&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot185" rel="tag"&gt;iconoclastia&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot186" rel="tag"&gt;blasfemia&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot187" rel="tag"&gt;Michel Serres&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot188" rel="tag"&gt;Guido Furci&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di Guido Furci&lt;/strong&gt; [&lt;a href='#nb_2A' class='spip_note' rel='footnote' title='L'articolo che segue non intende incriversi nell'attualita' dei fatti da cui (...)' id='nh_2A'&gt;*&lt;/a&gt;]&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;12 maggio 2012&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_532 spip_documents spip_documents_right' style='float:right; width:300px;'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/075637166-6aa5d33f-bec7-4b2d-abac-1b5bdf678f9b.jpg' width=&quot;300&quot; height=&quot;455&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/span&gt;Altrove, avevo dichiarato la mia perplessit&#224; rispetto al modo in cui non poche coalizioni cattoliche, pi&#249; o meno istituzionalizzate, sono scese in piazza &#8211; si badi bene, l'espressione &#232; da intendersi fuor di metafora &#8211;, per manifestare contro l'ultima messa in scena di Romeo Castellucci &#8211; artista italiano di fama internazionale, il cui impegno politico, a teatro, si &#232; sempre tradotto in una critica delle categorie estetiche ed interpretative dominanti, cos&#236; come d'ogni possibile concezione dell'opera d'arte, che non sappia sottrarsi ad esegesi di tipo esclusivamente documentario [&lt;a href='#nb1' class='spip_note' rel='footnote' title='Il contributo a cui mi riferisco, scritto a quattro mani con Marion (...)' id='nh1'&gt;1&lt;/a&gt;]. Non ritorner&#242; sugli argomenti che mi avevano indotto, sin dal principio, a giudicare in maniera severa l'atteggiamento di chi, pur affermando apertamente di non aver visto lo spettacolo, si era sentito in dovere di condannarne i propositi, quasi si trattasse di conformare i propri interventi ad una non meglio precisata &#8220;linea di partito&#8221; &#8211; priva di fondamento; troppo di rado assunta in quanto tale. Ci&#242; detto, nel definire i temi affrontati in &lt;i&gt;Sul concetto di volto nel figlio di Dio&lt;/i&gt;, dovr&#242; rievocare almeno uno dei motivi validi a prendere posizione, per quel che mi riguarda, non tanto in favore della pi&#232;ce, quanto del dibattito che avrebbe dovuto suscitare, se solo il pubblico se ne fosse dimostrato all'altezza: la formulazione, da parte del regista, di un discorso mai davvero iconoclasta, e tuttavia teso a riflettere sullo statuto ontologicamente ibrido delle immagini, attraverso l'impiego che se ne fa &#8211; nella vita e sul palcoscenico.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'azione si svolge in un bilocale asettico, ricreato a pochi metri dall'uditorio, come a volerne cercare il consenso. Reso solo da una muta disponibilit&#224; all'ascolto, quest'ultimo non pu&#242; che palesarsi qualora ogni spettatore decida di assistere, insieme a tante altre persone che non conosce, all'esternarsi d'un dolore individuale, elevato a ipostasi del &#8220;dolore e basta&#8221;. &lt;span class='spip_document_535 spip_documents spip_documents_left' style='float:left; width:300px;'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/local/cache-vignettes/L300xH200/avignon_panorama-5-1024x683-68fbc.jpg' width='300' height='200' alt=&quot;&quot; style='height:200px;width:300px;' /&gt;&lt;/span&gt; Ne fanno l'esperienza un padre ed un figlio, alle prese, il primo con i problemi dell'&lt;i&gt;incontinenza&lt;/i&gt; &#8211; figura, non del disagio, ma della vergogna che si prova di fronte al deperimento della propria stessa carne &#8211;, il secondo con quelli della &lt;i&gt;dipendenza&lt;/i&gt; &#8211; intesa in senso vasto, quale rapporto di subordinazione imprescindibile nei confronti di qualcuno (o qualcosa), le cui istanze, per quanto insostenibili esse siano, chiedono di essere assecondate. &#200; l'ora di cena; uno aiuta l'altro a mettersi comodo sul divano, davanti alla televisione accesa. Poi, inabili a limitare i danni causati dalle perdite involontarie del vecchio, i cui umori finiscono per contaminare le superfici lucide dello spazio intorno, i due tentano di consolarsi a vicenda, sussurrando parole che arrivano spezzate, lasciate a met&#224;. Svuotata d'ogni eventuale retorica di circostanza, la diegesi si riduce allora ad una triste sequela di variazioni sul tema. &#200; questione, a diverse riprese, di venire in aiuto, cancellare le tracce di una forma niente affatto obsoleta d'abbandono ed ammettere le ragioni, non solo fisiche, che possono esserne all'origine; il che equivale a reificare, per mezzo di gesti desunti dalla quotidianit&#224; &#8211; e forse addirittura un po' banali, se estrapolati dall'intreccio &#8211; l'unico interrogativo valido, anche fra quanti osservano: perch&#233;? Non &#8220;a cosa serve tutto questo&#8221;, ma &#8220;perch&#233;&#8221; &#8211; che se non fosse una domanda, sarebbe una congiunzione complessa, causa od effetto degli enunciati che servono a renderne conto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Difficile risolvere quello che assomiglia a un dilemma, ovvero a un mistero nell'accezione pi&#249; religiosa del termine. Eppure, mi sembra, il significato che si decide di accordarvi cela il senso riposto di un'operazione, certo estetica, ma anche e soprattutto deontologica &#8211; se per deontologia s'intende, a discapito dei luoghi comuni, quell'insieme di comportamenti capaci di opporre una resistenza &#8220;ponderata&#8221;, bench&#233; non necessariamente &#8220;moderata&#8221;, al consequenzialismo d'ascendenza modernista. A ben guardare infatti, la materia narrativa si dipana secondo una logica a geometria variabile, della quale solo chi osserva pu&#242; determinare l'interdipendenza dei fini e dei mezzi spesi ad illustrarne il funzionamento. Cos&#236;, a seconda che si scelga di privilegiare la sobriet&#224; del gioco d'attore o la sfrontatezza degli accostamenti &#8211; penso alla riproduzione monumentale del Cristo di Antonello da Messina [&lt;a href='#nb2' class='spip_note' rel='footnote' title='Il Salvator Mundi o Cristo benedicente, conservato alla National Gallery di (...)' id='nh2'&gt;2&lt;/a&gt;], che se ha suscitato tante discussioni &#232; anche perch&#233; &#8220;fa da sfondo&#8221;, da testimone inamovibile, ma mai partecipe, della miseria descritta &#8211; l'interpretazione avanzata &#232; costretta ad oscillare fra due poli distinti. Da un lato sta la volont&#224; di aderire alla provocazione, perch&#233; provocatoria lo &#232; solo in apparenza &#8211; cio&#232; laddove la forza icastica dei contrasti finisce col prendere il sopravvento su qualsiasi altro discorso di pi&#249; ampio respiro; dall'altro, quel bisogno di consolazione che, per dirlo con un asserto noto e variamente ripreso, &lt;i&gt;est impossible &#224; rassasier&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Esplicitare l'ambiguit&#224; dell'impianto messo in atto corrisponde sia a ridimensionare la portata simbolica degli oggetti convocati &#8211; elementi indiziali complessi, disposti intorno al valore metonimico di ogni loro unit&#224; sintattica &#8211;, sia ad accettare un momentaneo ribaltamento della prospettiva eurocentrica, percorsa da vettori di segno opposto, ma dimentica, nel suo continuo voler mettere ordine, d'accogliere le antinomie, anzich&#233; pi&#249; banalmente tentare di risolverle. &#200; forse questo il monito di quell'icona che, all'epoca dei &lt;i&gt;social network&lt;/i&gt;, paga lo scotto di una virtualit&#224; dilagante, negando(ci) la compiacenza dell'incontro non mediato. Se cos&#236; fosse, &#8220;la corrente che unisce lo sguardo di Dio e lo spettatore [sarebbe] interrotta da [una] storia di feci&#8221; [&lt;a href='#nb3' class='spip_note' rel='footnote' title='Romeo Castellucci citato da Ilaria Mancia in un contributo pubblicato, (...)' id='nh3'&gt;3&lt;/a&gt;], non tanto per giocare sullo scarto fra sacro e profano, bens&#236; per denunciare il moto di progressivo allontanamento con cui le societ&#224; capitalisticamente avanzate hanno rimosso la dimensione ctonia da quella del cultuale, travisando il messaggio evangelico, o ancora negligendo la sconcertante attualit&#224; dell'impresa apostolica. Lungi dal coincidere con la lettura che ne &#232; stata fatta in ambito istituzionale, quest'ultima rappresenta uno degli esempi pi&#249; antichi di &#8220;filosofia incarnata&#8221;, di epifania della voce, senza sosta ripetuta, perch&#233; l'unico rinnovamento possibile &#232; quello che si opera in seno alla lingua.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In principio distante, inudibile, gi&#224; rumore, anche se ancora musica, quando meno ce lo si aspetta la lingua &#8211; corale, polifonica, &lt;i&gt;surgie d'ailleurs, donc de nulle part&lt;/i&gt; &#8211; penetra all'interno delle mura domestiche e sovrappone il suo fracasso a quello dei personaggi, costretti ad abbandonare il palco esausti, come alla ricerca di un riparo che non c'&#232;, se non dietro le quinte. &#200; allora che l'attesa si fa &#8220;attesa del Verbo&#8221;. Nell'istante in cui viene definitivamente meno la speranza di una parabola davvero compiuta, la tela raffigurante il Messia incomincia a tremare, a stirarsi, a rompersi come si rompono le statue, lasciando precipitare i pezzi. Traiettorie di corpi aerei non meglio identificati ne slabbrano i contorni, fino a lasciar affiorare un'architettura che &#232; scheletro e sostegno. Come durante l'annunciazione, l'universo &#8211; teatrale, d'accordo, ma &#232; pur sempre un universo &#8211; pare, il tempo di un ulteriore strappo, &#8220;trattenere il fiato&#8221;. La vera bestemmia &#232; non cogliere quel sentimento di finitudine condivisa e restituita dalle pieghe di un volto disfatto, destinato a macchiarsi e, dietro le macchie, a scomparire. Non si sa se per redimere o soltanto ravvisare. &#200; il dubbio che sembra dover permanere in chiunque sopporti la violenza d'un ritratto, fatto per scrutare, pi&#249; che per essere scrutato; voluto per durare, sebbene &#8211; direbbe Michel Serres, confortato dalle mille polemiche sterili, suscitate nei giornali ed alla radio &#8211; &#8220;quale residuo di una civilt&#224; sempre meno abituata a riconoscere &lt;i&gt;ou, le cas &#233;ch&#233;ant&lt;/i&gt;, ad accettare se stessa&#8221; [&lt;a href='#nb4' class='spip_note' rel='footnote' title='Parafrasi da: Michel Serres, R&#233;cits d'Humanisme, Le Pommier, Paris (...)' id='nh4'&gt;4&lt;/a&gt;] .&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='#nh_2A' id='nb_2A' class='spip_note' title='Note _2A' rev='footnote'&gt;*&lt;/a&gt;] L'articolo che segue non intende incriversi nell'attualita' dei fatti da cui prende le mosse.
Cio' detto, se se ne diffondono i contenuti e' per almeno tre ragioni distinte:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;(1) Le reazioni suscitate dallo spettacolo di Romeo Castellucci fin dalle sue prime rappresentazioni pubbliche continuano a prodursi laddove siano state previste, a breve, delle repliche (in Canada, proprio qualche giorno fa, alcune associazioni cattoliche interuniversitarie hanno incominciato a promuovere iniziative di vario genere, nell'intento di ostacolare la ricezione della messa in scena da parte di chi desideri assistervi in occasione del prossimo &lt;i&gt;TransAm&#233;riques&lt;/i&gt;, festival di teatro e danza della citt&#224; di Montr&#233;al - maggio/giugno 2012);&lt;/p&gt; &lt;p&gt;(2) Minacce e critiche &lt;i&gt;ad personam&lt;/i&gt; non hanno cessato di alimentare blog e siti internet di carattere prevalentemente comunitario;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;(3) Le polemiche, piu' o meno mediatizzate a seconda dei paesi, hanno troppo spesso rischiato di offuscare l'analisi di un prodotto che si vuole, prima di tutto, &quot;oggetto di contemplazione estetica&quot;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Grazie alla redazione de &lt;i&gt;il lavoro culturale&lt;/i&gt; per aver, una volta di pi&#249;, &lt;i&gt;relev&#233; le d&#233;fi&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='#nh1' id='nb1' class='spip_note' title='Note 1' rev='footnote'&gt;1&lt;/a&gt;] Il contributo a cui mi riferisco, scritto a quattro mani con Marion Duvernois, risale allo scorso ottobre ed &#232; consultabile &lt;a href=&quot;http://lintermede.com/theatre-sul-concetto-di-volto-nel-figlio-di-dio-romeo-castellucci-theatre-de-la-ville-paris.php&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;. Le foto che lo accompagnano sono state scelte dalla redazione de &#8220;L'Interm&#232;de&#8221; e facevano parte del dossier de presse fornitoci dal Th&#233;&#226;tre de la Ville de Paris.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;[&lt;a href='#nh2' id='nb2' class='spip_note' title='Note 2' rev='footnote'&gt;2&lt;/a&gt;] Il &lt;i&gt;Salvator Mundi&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;Cristo benedicente&lt;/i&gt;, conservato alla National Gallery di Londra, che vi ha dedicato una scheda monografica di notevole interesse, cos&#236; come la riproduzione digitale interattiva consultabile &lt;a href=&quot;http://www.nationalgallery.org.uk/paintings/antonello-da-messina-christ-blessing&quot;&gt;in rete&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='#nh3' id='nb3' class='spip_note' title='Note 3' rev='footnote'&gt;3&lt;/a&gt;] Romeo Castellucci citato da Ilaria Mancia in un contributo pubblicato, dapprima ne &lt;i&gt;Il Mucchio&lt;/i&gt;, poi su &lt;a href=&quot;http://www.minimaetmoralia.it/?p=6252#more-6252&quot;&gt;&lt;i&gt;Minima e Moralia&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[&lt;a href='#nh4' id='nb4' class='spip_note' title='Note 4' rev='footnote'&gt;4&lt;/a&gt;] Parafrasi da: Michel Serres, &lt;i&gt;R&#233;cits d'Humanisme&lt;/i&gt;, Le Pommier, Paris 2006.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Non leggete i libri, fateveli raccontare (dai blog)</title>
		<link>http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article252</link>
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		<dc:date>2012-05-11T05:58:17Z</dc:date>
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		<description>di eFFe 11 maggio 2012 [quella che segue &#232; la prima di alcune riflessioni sui temi della scrittura in rete, del lavoro culturale ai tempi di internet e dei nuovi linguaggi, in occasione dei seminari del 16 e 17 maggio] Il Nostro Giovane Lettore [&#8230;] si convinca subito che quel termine, &#8220;formazione culturale&#8221;, non significa ormai pi&#249; nulla. Nessuna persona seria e pratica vuole oggi formarsi: basta informarsi. [Luciano Bianciardi] L'informazione informa i fatti, non sui fatti. [Carmelo Bene] (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Dal seminario&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot17" rel="tag"&gt;intellettuale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot61" rel="tag"&gt;comunit&#224;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot68" rel="tag"&gt;lavoro culturale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot203" rel="tag"&gt;attribuzione d'autore&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot209" rel="tag"&gt;eFFe&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot214" rel="tag"&gt;riconoscimento collettivo&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot215" rel="tag"&gt;blog&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;di eFFe&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;11 maggio 2012&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;[quella che segue &#232; la prima di alcune riflessioni sui temi della scrittura in rete, del lavoro culturale ai tempi di internet e dei nuovi linguaggi, in occasione dei seminari del &lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article251&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;16 e 17 maggio&lt;/a&gt;]&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_553 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/future_books5.jpg' width=&quot;468&quot; height=&quot;312&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;right&quot;/&gt; Il Nostro Giovane Lettore [&#8230;] si convinca subito che quel termine, &#8220;formazione culturale&#8221;, non significa ormai pi&#249; nulla. Nessuna persona seria e pratica vuole oggi formarsi: basta informarsi.
&lt;i&gt;[Luciano Bianciardi] &lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;right&quot;/&gt; L'informazione informa i fatti, non sui fatti.
&lt;i&gt;[Carmelo Bene] &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Che si tratti di poesia, recensioni, pettegolezzi, critica, giornalismo d'inchiesta o informazione il ruolo di tanti siti e blog e riviste nella formazione e nella circolazione del sapere &#232; ormai dato per scontato, tanto che anche i quotidiani e la stampa tradizionale se ne sono accorti. E ci&#242; &#232; accaduto gi&#224; da tempo, a dire il vero, indipendentemente dalla solitudine onanistica in cui si crogiolano molti intellettuali e letterati nostrani, i quali, nel migliore dei casi, usano (e non abitano) i luoghi della Rete per fare mera promozione di s&#233; e dei propri parallelepipedi di carta.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quello di cui a mio giudizio bisognerebbe prendere definitivamente atto &#232; che &lt;strong&gt;i blog sono i nuovi intellettuali&lt;/strong&gt;. E i motivi sono molteplici; qui provo ad elencarne alcuni, senza per questo considerare esaustiva la liste che segue:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;1. In primo luogo parlo di blog e non di bloggers: spesso e volentieri dietro a dei siti esiste un nutrito gruppo di redazione, il cui lavoro &#8211; che &#232; di per s&#233;, &lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article219&quot; class='spip_out'&gt;come ha discusso qui Simone Ghelli&lt;/a&gt;, una palestra di formazione &#8211; si articola intorno a una linea editoriale pi&#249; o meno precisa. Non solo: la possibilit&#224; che la Rete offre di rivestire identit&#224; molteplici fa s&#236; che spesso un blog non si identifichi con il suo autore se non marginalmente, o sia comunque una sola delle molte presenze/attivit&#224; di quell'autore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;2. Molti blog dimostrano un grado di competenza particolarmente elevato, e spesso molto pi&#249; elevato della stampa tradizionale o persino di chi avoca a s&#233; una quanto mai ridicola titolarit&#224; della conoscenza: giornalisti, opinionisti, professori, commentatori e via dicendo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;3. Se &#232; vero che la Rete &#232; l'occasione data a chiunque di vomitare qualsiasi sfogo personale o di diffondere informazioni false, &#232; anche vero che essa contiene i suoi stessi anticorpi. La presenza sul web si basa su un concetto che &#8211; paradossalmente &#8211; &#232; pre-moderno: il riconoscimento collettivo. La credibilit&#224; di un blogger &#232; data dalla qualit&#224; dei suoi contenuti e allo stesso tempo dalla sua capacit&#224; di tessere contatti, creare consenso, allargare la sua risonanza, parlare un linguaggio che non escluda la complessit&#224; ma sia in grado di dipanarla e chiarirla.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;4. Molti intellettuali &#8211; non tutti, per fortuna &#8211; hanno da tempo abdicato a un qualsiasi ruolo sociale, preferendo chiudersi nella sicurezza delle loro prebende e delle loro camarille. Lasciano inattesa, in questo modo, la necessit&#224; che molte persone hanno di capire gli accadimenti e i fenomeni della contemporaneit&#224;: privi di interlocutori validi, spaesati di fronte a una crescente complessit&#224; del vivere, tanti cittadini si rivolgono alla Rete per cercare orientamento e approfondimento.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;5. Il lavor&#236;o minuto che molti blogger svolgono &#8211; favoriti in questo dalla conformazione stessa della Rete e delle tecnologie digitali &#8211; &#232; quello di una lenta socializzazione intorno a temi, idee, valori. Si tratta, cio&#232;, di un lavoro culturale che &#232; eminentemente &lt;i&gt;politico&lt;/i&gt;: quello di aggregazione e consolidamento di piccole (e talvolta anche grandi) comunit&#224; di cittadini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questa lista di punti &#8211; lo ribadisco &#8211; non &#232; certo esaustiva, e la sua brevit&#224; &#232; dettata dal fatto di essere un primo appunto di una riflessione in corso che vorrebbe includere il contributo di molti altri: quella che concerne l'evoluzione di un nuovo modello autoriale. Di fronte all'erosione &#8211; se non addirittura al disfacimento &#8211; di un certo paradigma della sovranit&#224; &#232; necessario ripensare una nozione di autorevolezza che parta dalle pratiche, dalle esperienze e dai crediti di cui &#232; ricco il web italiano.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>#Beni comuni, scienze umane e agire politico</title>
		<link>http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article251</link>
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		<dc:subject>bene comune</dc:subject>
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		<dc:subject>Vanni Santoni</dc:subject>
		<dc:subject>Gregorio Magini</dc:subject>
		<dc:subject>jumpinshark</dc:subject>
		<dc:subject>web 2.0</dc:subject>

		<description>di Redazione 10 maggio 2012 Mercoled&#236; 16 si terr&#224; il primo di due incontri destinati ad aprire il ciclo di Seminari de il lavoro culturale di quest'anno, dal titolo #Beni comuni, scienze umane e agire politico: un percorso di approfondimento, definizione ed elaborazione in cui le scienze umane possano confrontarsi tra loro e con le pratiche del lavoro quotidiano, della vita culturale e politica della nostra societ&#224;. A partire dai Beni Comuni &#232; possibile unire la cultura critica all'agire (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique7" rel="directory"&gt;Dal seminario&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot5" rel="tag"&gt;bene comune&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot21" rel="tag"&gt;politica&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot23" rel="tag"&gt;scienze umane&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot24" rel="tag"&gt;social network&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot207" rel="tag"&gt;societ&#224;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot208" rel="tag"&gt;scrittura collettiva&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot209" rel="tag"&gt;eFFe&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot210" rel="tag"&gt;Vanni Santoni&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot211" rel="tag"&gt;Gregorio Magini&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot212" rel="tag"&gt;jumpinshark&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot213" rel="tag"&gt;web 2.0&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;di Redazione&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;10 maggio 2012&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_552 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/ebookENzo2.jpg' width=&quot;547&quot; height=&quot;394&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Mercoled&#236; 16 si terr&#224; il primo di due incontri destinati ad aprire il ciclo di Seminari de &lt;i&gt;il lavoro culturale&lt;/i&gt; di quest'anno, dal titolo &lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article2&quot; class='spip_out'&gt;#Beni comuni, scienze umane e agire politico&lt;/a&gt;: un percorso di approfondimento, definizione ed elaborazione in cui le scienze umane possano confrontarsi tra loro e con le pratiche del lavoro quotidiano, della vita culturale e politica della nostra societ&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A partire dai Beni Comuni &#232; possibile unire la cultura critica all'agire politico comunitario? E i saperi umanistici possono proiettarsi oltre l'ambito accademico e divenire Lavoro Culturale?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Mercoled&#236; 16 e gioved&#236; 17 maggio avranno luogo due incontri, organizzati in collaborazione con &lt;a href=&quot;http://quattrocentoquattro.com/&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;404-file not found&lt;/a&gt; sulla scrittura collettiva, le frontiere della lettura e le nuove forme di scrittura su Internet. Vorremmo in questo modo comprendere come si costruiscono delle collettivit&#224; organizzate, come queste producano Beni Comuni intangibili e necessari, come le forme di scrittura/narrazione tengano conto delle caratteristiche del web 2.0, e in che modo questi processi stratificati modifichino e formino delle comunit&#224; di saperi, relazioni intersoggettive.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Saranno presenti con noi Vanni Santoni e Gregorio Magini [&lt;a href=&quot;http://www.scritturacollettiva.org/&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;Scrittura industriale collettiva&lt;/a&gt;], eFFe [ leDita, &lt;a href=&quot;http://www.selfpublishinglab.com/&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;selfpublishinglab&lt;/a&gt;], jumpinshark [&lt;a href=&quot;http://jumpinshark.blogspot.it/&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;blog&lt;/a&gt;] e Flavio Pintarelli [&lt;a href=&quot;https://twitter.com/#!/el_pinta&quot; class='spip_out' rel='external'&gt;El_pinta&lt;/a&gt;].&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nei prossimi giorni pubblicheremo sul blog alcune riflessioni sui temi della scrittura in rete, del lavoro culturale ai tempi di internet e dei nuovi linguaggi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article2&quot; class='spip_out'&gt;Qui il testo del progetto&lt;/a&gt; e di seguito i dettagli degli incontri
&lt;span class='spip_document_547 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/local/cache-vignettes/L500xH708/404LC_1_-d6e1e.jpg' width='500' height='708' alt=&quot;&quot; style='height:708px;width:500px;' /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Progetto</title>
		<link>http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article2</link>
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		<dc:date>2012-05-09T21:29:32Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Il lavoro culturale</dc:creator>


		<dc:subject>bene comune</dc:subject>
		<dc:subject>scienze umane</dc:subject>
		<dc:subject>comunit&#224;</dc:subject>
		<dc:subject>lavoro culturale</dc:subject>

		<description>Il Lavoro Culturale: #benicomuni, scienze umane e agire politico L'universit&#224; &#232; da sempre una libera comunit&#224; di studenti e docenti. L'universit&#224; &#232; anche e soprattutto il luogo di manutenzione e condivisione dei saperi, da una generazione all'altra. L'universit&#224; non termina nei suoi spazi strutturati, ma prosegue dove il sapere si propaga in modo critico, nella vita civile e politica, nel lavoro culturale. Una comunit&#224; mette insieme, intreccia legami che si rinsaldano vicendevolmente e riescono a (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique1" rel="directory"&gt;Il lavoro culturale&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot5" rel="tag"&gt;bene comune&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot23" rel="tag"&gt;scienze umane&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot61" rel="tag"&gt;comunit&#224;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot68" rel="tag"&gt;lavoro culturale&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Lavoro Culturale:&lt;font color=&quot;blue&quot;&gt; #benicomuni,&lt;/font&gt;&lt;font color=&quot;red&quot;&gt; scienze umane e agire politico &lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'universit&#224; &#232; da sempre una libera comunit&#224; di studenti e docenti. L'universit&#224; &#232; anche e soprattutto il luogo di manutenzione e condivisione dei saperi, da una generazione all'altra. L'universit&#224; non termina nei suoi spazi strutturati, ma prosegue dove il sapere si propaga in modo critico, nella vita civile e politica, nel lavoro culturale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una comunit&#224; mette insieme, intreccia legami che si rinsaldano vicendevolmente e riescono a coesistere. Chi ne fa parte sa di non essere solo, sa di relazionarsi a una realt&#224; viva con cui stabilire un rapporto ecologico. Che si tratti dell'acqua, di una piazza, del patrimonio culturale o dell'universit&#224; stessa, una comunit&#224; si basa sull'individuazione di beni comuni, materiali e immateriali. Della loro sopravvivenza ne va di tutti, anche di chi cade nell'illusione di non usufruirne.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'introduzione del concetto di beni comuni nel diritto ha avuto profonde ripercussioni nelle pratiche sociali e nelle forme di governo, e ha dischiuso un orizzonte teorico nell'ambito di ricerca delle scienze umane; ambito che chiede di essere approfondito per contribuire a rigenerare un'idea sostenibile del vivere insieme nel mondo. Superando la rigida opposizione tra la sfera pubblica e quella privata, i beni comuni costituiscono un orizzonte di elaborazione teorica ancora in corso e al contempo chiamano la cittadinanza ad un'assunzione di consapevolezza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questo progetto mira a costruire un luogo di incontro in cui le scienze umane possano confrontarsi tra di loro e contribuire alla riflessione sulle modalit&#224; di costruzione e condivisione dei beni comuni. Ma ancora di pi&#249;, si propone di mettere in evidenza come i saperi umanistici siano di fatto messi in azione, nelle pratiche di chi a vario titolo lavora quotidianamente per la salvaguardia della vita culturale e politica della societ&#224;. &#200; realizzabile una diagnosi del mondo presente a partire dal bagaglio dei saperi umanistici? &#200; possibile costruire e favorire una convergenza tra la cultura critica e l'agire politico? &#200; forse questa la strada che porta alla costruzione della partecipazione democratica alla vita della comunit&#224;?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le differenze di sguardo, differenze epistemologiche e metodologiche, delle varie discipline &#8211; storia, sociologia, antropologia, filosofia, linguistica, semiotica, scienze economiche e politiche, diritto &#8211; possono farsi valore aggiunto orientandosi sul campo condiviso della contemporaneit&#224;. Si tratta dunque di aprire uno spazio di riflessione sulle responsabilit&#224; del sapere umanistico e sulla possibilit&#224; di declinarne l'efficacia in senso critico, nella convinzione che la variabilit&#224; dei punti di vista contribuisca attivamente alla messa in forma negoziata della realt&#224; sociale, culturale, politica nella quale viviamo. &#200; a partire dalla riflessione sui beni comuni che l'agire politico pu&#242; tornare a legarsi alla ricerca scientifica. Una ricerca che non sia pi&#249; al servizio di un modello di riferimento che la trascende: il mercato del lavoro, l'impresa. &#200; il contemporaneo, piuttosto, a dover essere costruito e ricostruito criticamente, in nome del debito che ogni disciplina, ogni pratica intellettuale e professionale contrae costitutivamente con lo stesso.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Lavoro Culturale: progetto 2010/2011&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'universit&#224; &#232; da sempre un luogo di incontro di studenti e docenti. L'universit&#224; &#232; anche e soprattutto il luogo di condivisione e manutenzione dei saperi, in un dialogo ininterrotto tra generazioni diverse, nel comune intento di salvaguardare l'efficacia degli strumenti e delle metodologie in relazione alle nuove sfide che provengono dal presente. L'universit&#224; &#232; pi&#249; di un luogo fisico circoscritto. Ancorch&#233; minacciata in quanto istituzione, l'universit&#224; si protrae e prosegue all'esterno, laddove il sapere si propaga nelle pratiche, nelle occasioni di condivisione della vita civile e politica, nel &#8220;lavoro culturale&#8221;.
Questo progetto mira a costruire una piattaforma &#8211; un luogo di incontro &#8211; in cui le scienze umane possano confrontarsi tra di loro a partire da problematiche cogenti e tematiche di interesse comune. Ma ancora di pi&#249;, si propone di mettere in evidenza come i saperi e le metodologie delle scienze umane siano di fatto &lt;i&gt;messi in azione&lt;/i&gt;, quotidianamente, nelle pratiche professionali di chi &#8211; a vario titolo &#8211; lavora nel campo della comunicazione e della cultura.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;All'insistente ricerca, nel dibattito culturale contemporaneo, di figure intellettuali capaci di esercitare una pressione critica e di stimolare l'impegno in ambito sociale, sembra possibile elaborare una risposta &#8211; passando attraverso alcune domande - che parta dall'istituzione universitaria stessa. &#200; realizzabile una diagnosi del mondo presente a partire dal bagaglio dei saperi umanistici? Quale assunzione di &lt;i&gt;responsabilit&#224;&lt;/i&gt; e quale presa di posizione da parte delle scienze umane nei confronti della realt&#224; sociale e culturale nella quale viviamo?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La nostra impressione &#232; che - al di l&#224; dei problemi epistemologici che differenziano le discipline - tanto la storia, quanto la sociologia, l'antropologia, la filosofia, la semiotica, non possano prescindere dal terreno comune che inevitabilmente le lega: il mondo e il mondo contemporaneo - di per s&#233; inconoscibile - sul quale ogni sguardo scientifico opera una sezione, individua alcuni tratti pertinenti, costruisce il proprio mondo-modello di riferimento. Allo stesso modo - al di l&#224; delle specificit&#224; - sono figure intellettuali come quella del giornalista, del traduttore, del letterato, del cineasta&#8230; ad articolare di volta in volta i propri saperi ed esperienze nella messa in forma, nell'interpretazione e nella traduzione della realt&#224; socialmente condivisa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;C'&#232; dunque qualcosa &#8220;l&#224; fuori&#8221;, qualcosa che si declina in risposta alle domande e che si modifica in relazione alla profondit&#224; di sguardo che vi si esercita. Nella convinzione che siano le metodologie stesse a &#8220;costruire&#8221; il presente - la realt&#224; sociale, culturale, politica nella quale viviamo &#8211; si tratta dunque di aprire uno spazio di riflessione sulle responsabilit&#224; del sapere umanistico e sulla possibilit&#224; di declinarne l'efficacia in senso critico. Il lavoro culturale torna cos&#236; a legarsi alla ricerca scientifica: una ricerca che non sia pi&#249; al servizio di un modello di riferimento che la trascende (il mercato del lavoro, l'impresa).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#200; il mondo presente, piuttosto, a dover essere costruito e ricostruito criticamente, in nome del debito che ogni disciplina, ogni pratica intellettuale contrae costitutivamente con lo stesso.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Scuola e istruzione beni comuni? (1)</title>
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		<dc:date>2012-05-08T23:37:08Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		


		<dc:subject>bene comune</dc:subject>
		<dc:subject>Marco Ambra</dc:subject>
		<dc:subject>istruzione</dc:subject>
		<dc:subject>scuola pubblica</dc:subject>

		<description>di Marco Ambra 9 maggio 2012 Il biennio 2011/2012 &#232; stato un momento di svolta nella storia della scuola pubblica italiana. La Riforma Gelmini ha portato a termine un processo di smantellamento e riduzione del ruolo della scuola pubblica nella societ&#224; italiana, cancellando (attraverso lo strumento dei tagli alla spesa) la dignit&#224; di chi fa scuola (in sequenza orizzontale: gli insegnanti, gli studenti e gli amministrativi). Infine, la Riforma ha rivoltato i vecchi programmi nazionali, (...)

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?rubrique26" rel="directory"&gt;Scuola e istruzione beni comuni&lt;/a&gt;

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&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot5" rel="tag"&gt;bene comune&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot62" rel="tag"&gt;Marco Ambra&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot205" rel="tag"&gt;istruzione&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="http://www.lavoroculturale.org/spip.php?mot206" rel="tag"&gt;scuola pubblica&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;di Marco Ambra&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;9 maggio 2012&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_546 spip_documents spip_documents_right' style='float:right; width:280px;'&gt;
&lt;img src='http://www.lavoroculturale.org/IMG/jpg/Doisneau.jpg' width=&quot;280&quot; height=&quot;357&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/span&gt;Il biennio 2011/2012 &#232; stato un momento di svolta nella storia della scuola pubblica italiana. La Riforma Gelmini ha portato a termine un processo di smantellamento e riduzione del ruolo della scuola pubblica nella societ&#224; italiana, cancellando (attraverso lo strumento dei tagli alla spesa) la dignit&#224; di chi fa scuola (in sequenza orizzontale: gli insegnanti, gli studenti e gli amministrativi). Infine, la Riforma ha rivoltato i vecchi programmi nazionali, sostituendoli con &#8220;efficaci&#8221; e &#8220;rapide&#8221; indicazioni nazionali.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;A coronare l'inizio di questo &#8220;nuovo corso&#8221; della scuola pubblica italiana, &#232; stato varato il sistema di reclutamento degli insegnanti di ogni ordine e grado per il prossimo triennio, noto come TIROCINIO FORMATIVO ATTIVO. Il lavoro culturale ha deciso di organizzare un focus che getti uno sguardo sulle macerie della scuola (in particolare la scuola secondaria, quella che per contiguit&#224; fonda e d&#224; significato al senso della didattica nell'Universit&#224;). L'obiettivo &#232; di individuare, prendendo atto dell'assenza di una politica e di un progetto per l'istruzione, le possibilit&#224; di intervento, gli spazi di costituzione di una didattica improntata al superamento dei vecchi programmi ministeriali, che si metta in dialogo con la tradizionale pluralit&#224; di approcci pedagogici che (in alcuni casi) la scuola pubblica italiana ha sperimentato dal &#8216;45 a oggi ma che allo stesso tempo permetta di dar corpo a una scuola oltre il dualismo pubblico/privato degli ultimi anni. In sintesi si tratta di approfondire con uno sguardo critico sullo sfacelo contemporaneo il senso dell'affermazione &#8220;la scuola pubblica &#232; espressione dei beni comuni&#8221;. Sia chiaro che tale affermazione comporta di per s&#233; l'approfondimento dell'aspetto relazionale e qualitativo di ci&#242; che le battaglie referendarie hanno individuato come &#8220;beni comuni&#8221;: la scuola e l'istruzione devono essere oggetto di difesa dall'assalto neoliberista in quanto tali, in quanto cio&#232; mezzi di trasmissione dei saperi nella e dalla societ&#224;, o in quanto espressione di un pi&#249; ampio sistema di valori e di relazioni attraverso cui si costruisce attivamente la democrazia e la partecipazione? Tale domanda, a guardar bene, si articola in una serie di interrogativi che riguardano ancor pi&#249; da vicino la critica all'orientamento che la Riforma Gelmini ha imposto alla scuola pubblica italiana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In altre parole, cos'&#232; il lavoro degli insegnanti precari e in che senso (se ci&#242; avviene) il precariato dischiude opportunit&#224; emancipatorie? Com'&#232; possibile ridare alla scuola una condizione di dignit&#224;? Quali margini di azione si presentano di fronte al &#8220;nuovo corso&#8221;? Il focus cercher&#224; risposte a queste domande e porr&#224; nuovi stimoli attraverso tre livelli di lettura che le nuove indicazioni nazionali e le future modalit&#224; di reclutamento:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;1. Lo smascheramento della logica analitico-finanziaria dei test d'accesso e di valutazione (le fantomatiche prove INVALSI) con i quali, in questi anni di furore liberista, centrodestra e centrosinistra hanno cercato di smantellare la tradizionale pluralit&#224; di orientamenti pedagogici della scuola italiana (aspetto colto nel segno da &lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2012/03/004237.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;Girolamo De Michele&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; e da &lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2012/05/004287.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;Silvia Di Fresco&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;2. L'analisi concettuale delle &quot;indicazioni nazionali&quot; per le diverse discipline, esempi eclatanti di non-pensiero puro, di specchietti per le allodole utili a ideologie &quot;nuoviste&quot; e dello svecchiamento dei programmi. Un &lt;a href=&quot;http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article234&quot; class='spip_in'&gt;primo lavoro di indagine&lt;/a&gt; sul TFA &#232; stato gi&#224; svolto per la classe d'insegnamento A37 (storia e filosofia nei licei classici e scientifici).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;3. La tematizzazione della scuola pubblica bene comune attraverso la testimonianza di insegnati precari e lavoratori cognitivi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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