400 ISO

400 ISO – Siena purtroppo ti amo

Leggendo Purtroppo ti amo: Siena fuori dalle cartoline in un libro di fotografie di Federico Pacini e testi di  Elio Grazioli. Con una nota di Burk Uzzle (Quinlan Editrice 2013).

di Stefano Pacini

di Federico Pacini

Cosa resta di Siena? È una domanda frequente sia da chi la abita sia da chi da fuori vive con ansia il declinare di una città che seppure lontana dai grandi centri ha saputo essere centrale oltre che per la sua storia e la sua bellezza anche per l’autorevolezza delle sue istituzioni, autorevolezza oggi messa in discussione oltre che dalle cronache politiche e giudiziarie anche da una comunità che sembra non ritrovarsi più tra le sue splendide strade e campagne. Più che gli approfondimenti saggistici e più degli scoop giornalistici il lavoro di un fotografo aiuta a capire meglio l’essenza di una decadenza come la natura stessa di un luogo.

di Stefano Pacini

di Federico Pacini

L’occhio di Federico Pacini si fa così indagatore sincero oltre che narratore appassionato di una terra e di chi la abita andando a scorgere nei segni del quotidiano il senso di un amore preceduto ironicamente eppure nostalgicamente da un purtroppo. Putroppo ti amo (Editrice Quinlan, con un testo di Elio Grazioli e una nota di Burk Uzzle) racconta Siena oltre la cornice storica e artistica, ma non eludendola, anzi rivisitandola spesso con gli occhi di chi la attraversa come una consuetudine proprio perché di quella cornice è – in quanto abitante – il vero centro.

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di Federico Pacini

Pacini mette in luce in un certo senso il lato nascosto, ma in realtà quello più consueto: una fermata del bus abbandonata in mezzo alla campagna, un deposito di statue da giardino, l’interno di una baracca o un distributore di video porno. Lo spettacolo triste, ma ingenuo di una modernità che appare timida sia rispetto al peso di una storia sia rispetto all’incombenza di una natura selvatica che poco sembra impressionarsi e ancor meno subire.

di Stefano Pacini

di Federico Pacini

La modernità degli oggetti quotidiani, spesso miseri è quella di una paesaggio incolto in cui il cemento e l’acciaio (materiali tipici del contemporaneo) sembrano intrufolarsi come ospiti sgraditi tuttavia servendo alle necessità per cui bene o male sono pensati. Le persone fanno da sfondo, veri e propri utilizzatori finali di un tempo a cui sembrano qui adattarsi più che in altri luoghi.

di Stefano Pacini

di Federico Pacini

I volti, spesso anziani, in bilico tra provincia e periferia, tra uno splendore nobile da deridere un tempo presente che scorre senza troppo clamore, senza colpo ferire. Siena appare così chiusa in una bolla sospesa da cui non è possibile uscire perché ogni oggetto pare di volta in volta aggiunto come per caso e come per principio destinato a uscire lasciando ogni cosa invariata. Un ordine spontaneo che in realtà svanisce di fronte alle stratificazioni di oggetti, all’accumulo fatto dai continui aggiustamenti che non risolvono e non ammodernano, ma che in realtà inselvatichiscono interni commerciali come fabbricati. Una precarietà che è tale perché destinata a durare all’infinito.

di Stefano Pacini

di Federico Pacini

Periferia e campagna si mischiano in un continuo rilancio di senso, la stazione e un bar, la sala d’attesa e una sala giochi, la foto del papa e un flipper (già di per sé desueto) targato playboy. Siena in miniatura allestita lungo la pensilina della stazione quale presepe ormai spoglio di ogni sacralità o desiderio.

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di Federico Pacini

Le fotografie di Federico Pacini a partire dalla prima, vera e propria dichiarazione di poetica come indica nel bel saggio introduttivo Elio Grazioli, sono spesso immagini che contengono altre immagini, immagini che contengono scritte che richiamano a luoghi o sentimenti ben diversi da quelli fotografati. Mondi che si compenetrano senza sovrapporsi, ma coincidendo e vivendo inevitabilmente insieme. Un’automobile sportiva (un prototipo probabilmente) all’interno di una bottega antiquaria kitsch o forse il contrario, una bottega all’interno di un garage.

di Stefano Pacini

di Federico Pacini

Purtroppo ti amo” (che è la scritta che appare su un muro all’interno di una fotografia) indica il dispiacere e il disagio di non poter esaudire il desiderio di tanta bellezza, quello che rimane è il ritratto di un mondo semplice, una quotidianità faticosa seppure a tratti ridicola, ma per questo non meno tragica e complicata. Un abbandono obbligato a un tempo probabilmente tanto estetizzato quanto illuso. Meglio allora un ristorante cinese e i nani da giardino, questo è il luogo da qui si parte o si arriva, comunque così stanno le cose e così si vive. E non senza amore.

di Stefano Pacini

di Federico Pacini

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