Sismografie

Rischio sismico e sviluppo in Papua Nuova Guinea

Come un progetto di estrazione di gas naturale liquefatto sta “scuotendo” il terremoto.

Il 26 febbraio 2018 un sisma di magnitudo 7.5 ha colpito la Papua Nuova Guinea, in particolare la regione Hela, area montuosa al centro del Paese. Ufficialmente ci sono state 200 vittime, comprese quelle delle seguenti scosse di assestamento, molte delle quali dovute a frane successive. Michael Main, antropologo australiano che lavora proprio in quell’area, spiega come le conoscenze tradizionali e le narrazioni orali locali raccontino la fragilità e la ricchezza di quei luoghi e, soprattutto, quanto oggi esse siano rielaborate alla luce di uno “sviluppo” ecologicamente insostenibile e socialmente iniquo. Il riferimento è al PNG LNG (Papua New Guinea Liquefied Natural Gas), un progetto estrattivo di ExxonMobil che non ha mantenuto le promesse di miglioramento delle condizioni di vita degli Huli e, anzi, ne ha accentuato le disuguaglianze.

Nella sua versione originale in inglese, questo articolo è apparso il 28 marzo 2018 su “EnviroSociety”, blog collettivo di “Berghahn Books”, con il titolo “How PNG LNG is shaking up the earthquake“. 

La traduzione dall’inglese è a cura di Giovanni Gugg.

 

Lo sbarramento sul fiume Tagari a causa di una frana il 26 febbraio 2018. (Foto di Barbara Lokes)

Nella lingua Huli, la parola “terremoto” è meravigliosamente onomatopeica: dindi dumbirumbi (letteralmente “movimento e scuotimento della terra”). Durante il lavoro di campo che ho condotto nel 2016, ho intervistato nella sua casa di Koroba, provincia di Hela, Papua Nuova Guinea (PNG), un anziano leader rituale Huli di nome Dali Ango. I leader rituali degli Huli ereditano la loro posizione e sono portatori di una grande quantità di conoscenze storiche, genealogiche e cosmologiche tradizionali. Ango mi ha parlato degli antichi spiriti della terra (dama, in Huli) di nome Hu e Hunabe, che, insieme a dindi dumbirumbi, hanno formato la terra e le montagne. I terremoti sono solo uno dei numerosi segnali che indicano che la terra si sta preparando a un disastro. Terremoti, siccità, inondazioni, periodi di carestia, o anche grandi eventi bellici sono ritenuti segni di un destino incombente che richiede, come rimedio, l’esecuzione dei grandi rituali dindi gamu (“incantesimo terrestre”)1. Sul piano culturale, l’evento sismico più significativo e influente verificatosi nella storia Huli è l’eruzione pliniana del vulcano Long Island alla fine del XVII secolo2. La nube di cenere che ne risulta ricoprì il paesaggio e viene ricordata in tutto il territorio Huli come mbingi, o “tempo delle tenebre”. La cenere vulcanica produsse, tuttavia, una maggiore fertilità della terra e aprì un periodo di abbondante raccolto durato anche negli anni successivi. Si racconta che mbingi sia stato preceduto da eventi come i terremoti (come probabilmente fu): è allora di importanza fondamentale che le persone, durante un evento di questo tipo, seguano correttamente le procedure necessarie affinché mbingi si traduca in un periodo di abbondanza. Se, invece, i tabù sociali fossero ignorati e le leggi morali venissero meno, mbingi durerebbe a lungo, i raccolti sarebbero scarsi e la gente morirebbe di fame3.

Sebbene queste forme di conoscenza siano state in gran parte dimenticate, vi sono prove sostanziali che suggeriscono che l’attività sismica abbia avuto una forte influenza sulle credenze e sulle pratiche spirituali Huli. Prima del recente terremoto di magnitudo 7.5 che ha colpito il Monte Sisa nella provincia di Hela il 26 febbraio di quest’anno, l’ultimo terremoto, avvenuto nella regione e dell’ordine di magnitudo 7, si verificò in prossimità di Tari, la più grande città di Huli, il 3 marzo 19544. Gli effetti di questo terremoto furono registrati da missionari e ufficiali di ricognizione del governo australiano, che si erano stanziati a Tari poco meno di tre anni prima. Un missionario della Unevangelized Fields Mission raccontò che il terremoto era stato molto intenso e aveva provocato la scomparsa dell’acqua dal loro pozzo e dalla sorgente vicina5. Le scosse di assestamento continuarono per mesi e l’impatto che ebbero sulla popolazione Huli è raccontato in un rapporto di ricognizione condotto nell’ottobre dello stesso anno6. I tremori costanti causavano ampie crepe nel terreno e, secondo quanto riportato, gli Huli ne identificavano la causa negli spiriti (dama).

Formazione di nuvole sulla catena Gigira (Foto di Michael Main).

Un motivo dominante del credo e della pratica spirituale degli Huli è lo strano comportamento dei corpi d’acqua. Si dice che i laghi scompaiano e si spostino da un luogo all’altro. Il livello dei laghi può innalzarsi e il movimento delle increspature viene letto in termini di buono o cattivo auspicio. Si dice che gli spiriti nascosti dei laghi, dai nomi di bume e deme (appartenenti al cuore e all’occhio), abitino le zone montuose. Il crollo della cava calcarea di Tumbi che nel 2014 è collassata uccidendo più di una dozzina di persone, mi è stato spiegato come dovuto al fatto che un appaltatore di ExxonMobil aveva provocato un blocco di bume e deme, tramite la costruzione di una strada che aveva interrotto un flusso emergente dalla base della cava. Il sistema carsico calcareo che domina il paesaggio degli Huli è stato determinante nel plasmare queste credenze e gran parte della loro mitologia. Una complessa rete di fiumi sotterranei, doline e caverne si sviluppa infatti sotto il loro paesaggio. I terremoti possono facilmente alterare questo sistema, causando cambiamenti istantanei dei livelli dei laghi e del comportamento del flusso idrico. Solitamente i terremoti maggiori non si verificano come singoli eventi, ma sono accompagnati da un lungo periodo di scosse di assestamento, come accaduto dal 26 febbraio di quest’anno e come registrato dopo il sisma del marzo 1954. Nel 2016 ho visitato Tuandaga, importante sito rituale per gli Huli, uno dei pochi ancora in uso. A Tuandaga, come era avvenuto nei siti sacri dell’intero territorio degli Huli, le oblazioni sono fatte di maiale cotto al fine di appagare lo spirito (dama) nel lago. Si dice che il lago si innalzi per venire a prendere il dono. Altri riti prevedono che l’offerta sia lanciata in acqua quando si osservano alcune particolari increspature. Un certo tipo di increspatura dell’acqua è segno di cattivo presagio per il destino della terra. I forti terremoti che si verificano in questo paesaggio scosceso e fragile possono provocare grandi smottamenti e il blocco dei fiumi, come accaduto anche nel 2018. Al momento della redazione di questo articolo (28 marzo 2018, n.d.T.), il fiume Tagari, il più importante del territorio degli Huli, è ostruito da una grossa frana che minaccia ulteriori cedimenti e, qualora dovesse esserci uno straripamento, potrebbe provocare l’inondazione nella valle sottostante.

A Komo nel 2016, a pochi chilometri dall’epicentro del recente terremoto, mi è stato narrato un racconto mitico degli Huli su un uomo senza ano. Durante una grande festa, l’uomo senza ano mangiava senza sosta. Un amico notò che l’uomo non era in grado di liberarsi e che la sua pancia stava diventando sempre più grande. Costruì allora una casa e dentro vi scavò un buco nel quale conficcò verticalmente un bastone appuntito. Coprì il buco con foglie di banano e invitò l’uomo senza ano a sedersi. Quando questi si sedette, il bastone affilato gli aprì l’ano e, quando ebbe estratto il bastone, tutti i suoi escrementi uscirono dal corpo e ricoprirono lo spazio circostante. Questa storia, e le sue varianti locali, assomiglia all’effetto di una frana che blocca un fiume, che è un evento non raro nella storia degli altipiani della Papua Nuova Guinea.

Oggi, dopo il terremoto del 26 febbraio, la domanda principale che si pongono i residenti di Huli riguarda il ruolo svolto dal gigantesco progetto PNG LNG (Liquefied Natural Gas) nel causare il terremoto. Il progetto PNG LNG, costruito e gestito da ExxonMobil, è il più grande progetto di estrazione di risorse nella storia di PNG ed è stato motivo di rabbia per la stragrande maggioranza dei proprietari terrieri Huli, che non hanno ancora visto alcun beneficio dall’estrazione e dalla vendita di gas dalle loro terre. È opinione diffusa che il terremoto sia stato causato dalle attività di estrazione del gas, una convinzione che si aggiunge a un risentimento già esistente per i fallimenti nello sviluppo del progetto. Questa percezione è comune anche a molti politici della PNG, che hanno chiesto al governo australiano di fornire una valutazione indipendente sulle cause del terremoto. Tale interpretazione del terremoto è guidata da una combinazione di prove scientifiche e credenze cosmologiche. Il terremoto si è verificato lungo la Papuan Fold Belt in una regione in cui si stima che i terremoti di magnitudo 7 si verifichino approssimativamente ogni 60 anni7. La valutazione indipendente fornita da Geoscience Australia ha concluso che il terremoto ha avuto origini naturali, sebbene questa scoperta sia stata contestata dal governatore della provincia di Hela, che ha chiesto una revisione indipendente da condurre secondo i termini del governo provinciale di Hela8. Lo scetticismo sulle cause del terremoto è supportato da controversie relative ai progetti di estrazione di gas in diverse parti del mondo e in particolare legati alle nuove tecnologie e all’aumento dell’uso del fracking (cfr. Kuchment 2016). Consapevole di ciò, l’amministratore delegato di Oil Search, Peter Botton, ha risposto che questa percezione dovrebbe essere trattata come “un problema di comunicazione”9.

Invece, il risentimento verso il progetto PNG LNG, che si è combinato con l’orrore e il trauma sperimentati a causa del recente terremoto, non è un problema di comunicazione. È un problema di sviluppo. La credenza cosmica Huli secondo cui l’estrazione del loro gas porterà alla fine del mondo è stata alimentata negli ultimi quattro anni da un crescente risentimento dovuto al fallimento del progetto nel mantenere le promesse di sviluppo. Il devastante terremoto del mese scorso (26 febbraio 2018, n.d.T.) ha solo confermato la credenza profetica ampiamente diffusa e relativa a un disastro che si sarebbe verificato nel caso in cui la popolazione Huli avesse ceduto il proprio gas. Il gas del progetto PNG LNG viene estratto da una catena montuosa chiamata Hides Ridge (nome Huli: Gigira) in onore dell’australiano Jack Hides che fu tra i primi a esplorarla. L’aria umida che sale verso Gigira tende a formare nuvole che sembrano fumo che esce dal crinale e ricordano il fumo di una tradizionale casa con tetto in erba kunai al cui interno sia acceso un fuoco. Tale effetto visivo costituisce la base per credere che sotto il Monte Gigira vi sia un fuoco che bruci. Si crede che un gigantesco ceppo di legno comunemente usato per l’accensione dei fuochi, un tipo di albero conosciuto in Huli come lai, percorra tutta la lunghezza del crinale Gigira. Un giorno, secondo gli antenati, un uomo con le gambe rosse verrà a prendere il fuoco. “Potrai dargli un po’ del fuoco, ma non dare via tutto il fuoco, altrimenti il mondo potrebbe finire”. Quando ExxonMobil iniziò a perforare il gas sul Monte Gigira, i residenti del luogo presero le loro cose e se ne andarono nel timore che il fuoco si riversasse fuori dalla montagna e li inghiottisse. In assenza di benefici e di uno sviluppo derivanti dal progetto PNG LNG, una cosa è chiara: i proprietari terrieri hanno dato via tutto il loro fuoco.

Alcuni proprietari terrieri Huli nell’area del PNG LNG Huli a Komo, con il monte Mount Sisa sullo sfondo (Foto di Michael Main).

I terremoti, una volta spiegati nel contesto di un insieme complesso di credenze tra loro interconnesse, sono invece ora attribuiti a una singola causa che ormai domina il paesaggio Huli sia fisicamente che cosmologicamente. Le vecchie conoscenze e pratiche sono state abbandonate da tempo e si è aperto uno spazio per nuove interpretazioni basate sulle realtà contemporanee. Il progetto PNG LNG, che garantiva ricchezza abbondante ma ha portato disastri e incuria, è diventato il nuovo mbingi. Già prima del terremoto c’erano state crescenti proteste contro il progetto, incluso un blocco armato ad agosto 2016. Tali minacce sono una conseguenza diretta del fallimento del progetto nel promuovere sviluppo: il fallimento è stato tale che chiudere il progetto nella speranza di poterne ancora cambiare le conseguenze è diventata l’opzione migliore per i proprietari terrieri. Adesso che il progetto PNG LNG è in fase di chiusura forzata a causa dei danni del terremoto, è nell’interesse dei proprietari terrieri attribuire la colpa del fallimento del progetto al terremoto. Un progetto PNG LNG che avesse mantenuto le sue promesse sarebbe stato visto favorevolmente da una popolazione che avrebbe così potuto rivolgere la sua attenzione a nuove sfide quali lo sviluppo degli altipiani nel contesto della vita in una zona sismica.

Nel 1954, i missionari di Tari osservarono le loro case, di recente costruzione, crollare, mentre le case costruite con materiale proveniente dalle foreste locali “ondeggiavano con lo sciame sismico come un albero al vento”10. I missionari degli altipiani furono successivamente costretti a costruire le loro case secondo i requisiti del New Zealand Earthquake Standards 11. L’entità del danno di questo recente terremoto è in parte dovuto alla quantità di edifici e infrastrutture crollati: nessuno di essi esisteva nel 1954. Se il progetto PNG LNG avesse mantenuto la promessa di fornire opportunità di istruzione e di formazione, infrastrutture, sviluppo commerciale e diminuzione della povertà, i proprietari terrieri Huli avrebbero potuto preoccuparsi di come utilizzare le loro risorse per sviluppare meglio la loro provincia e per far fronte ai terremoti nel futuro. Così com’è, il progetto PNG LNG è invece stato interpretato nel contesto della loro maledizione relativa alla cessione delle risorse. Se i proponenti del progetto PNG LNG avessero una migliore comprensione di queste dinamiche, allora potrebbero essere spinti a fare qualcosa al riguardo. Un problema di comunicazione, in effetti.

 

Bibliografia

C. Ballard, “The Sun by Night: Huli Moral Topography and Myths in a Time of Darkness” in Fluid Ontologies: Myth, Ritual and Philosophy in the Highlands of Papua New Guinea, a cura di Laurence R. Goldman e Chris Ballard, 67–86, Bergin & Garvey, Westport 1998.

J. Barrett e H. Gloystein, “Shakes and Superstition: Exxon Faces Backlash in Papua New Guinea”, Reuters, 7 Marzo 2018.

R. J. Blong, The Time of Darkness: Local Legends and Volcanic Reality in Papua New Guinea, Canberra: Australian National University Press 1982.

F. V. Esdale, Tari Patrol Report No. 2 of 1954/55. Retrieved from Patrol Reports [microform]. Port Moresby: National Archives of Papua New Guinea 1954.

R. Glasse, “Time Belong Mbingi: Religious Syncretism and the Pacification of the Huli.” In Papuan Borderlands, Huli, Duna, and Ipili Perspectives on the Papua New Guinea Highlands, ed. Aletta Biersack, 57–86. Ann Arbor: University of Michigan Press, 1995.

A. Kuchment, “Drilling for Earthquakes”, Scientific American, 28 Marzo 2016. 

I. D. Ripperl e K. F. McCue “The Seismic Zone of the Papuan Fold Belt”, BMR Journal of Australian Geology and Geophysics, 8: 147–156, 1983.

The National, “Report: Earthquake Natural”, 20 Marzo 2018.

B. Tomassetti, Papua New Guinea Encore, KS: St. Fidelis Friary, Victoria 1997.

E. Twyman, The Battle for the Bigwigs, Unevangelized Fields Mission, Melbourne, 1961.

A. H. Wood e M. Reeson, A Bridge Is Built: A Story of the United Church in the Highlands of Papua New Guinea, Commission for Mission Uniting Church in Australia, 1987.

 
 
 
Print Friendly, PDF & Email

Note

  1. Cfr. Ballard 1998: 73
  2. Cfr. Blong 1982: 131
  3. Cfr. Glasse 1995: 69
  4. Cfr. Ripperl e McCue 1983
  5. Cfr. Twyman 1961
  6. Cfr. Esdale 1954
  7. Cfr. Ripperl e McCue 1983
  8. cfr. The National 2018
  9. Cfr. Barrett e Gloystein 2018
  10. Cfr. Tomassetti 1997: 65
  11. Cfr. Wood e Reeson 1987: 75
Tags: , , , , , , , ,