Milleuna

Qualcosa (di troppo) sui Lehman. Sul romanzo/ballata di Stefano Massini

Stefano Massini è uno dei più interessanti e importanti drammaturghi di oggi. La sua trilogia teatrale sui Lehman Brothers è stata pubblicata anche in forma di «romanzo/ballata». Una lettura.

Massini

Alla fine dello scorso ottobre è uscito per Mondadori un romanzo che non poteva che attirare l’attenzione di chi è felice quando nel panorama letterario italiano appaiono opere che, almeno nelle intenzioni, si propongono come oggetti singolari, come atti artistici virtuosamente ambiziosi, come opere, per così dire. Certo, non che si tratti di un parametro d’interesse unico e imprescindibile (ci sono spesso buone ragioni anche per navigare in acque calme e già note), ma, insomma: opere.

In questo caso, il libro in questione è Qualcosa sui Lehman di Stefano Massini, uno dei più importanti drammaturghi di oggi, e ormai non solo per l’Italia. Massini e Mondadori presentano Qualcosa sui Lehman come un «romanzo/ballata»: il testo si presenta infatti scandito in versi.

Stefano Massini ha esplorato la saga della famiglia Lehman – i Lehman Brothers, quelli dell’impero finanziario andato clamorosamente e disastrosamente in bancarotta nel 2008 – attraverso una fortunatissima trilogia teatrale, la Lehman Trilogy, pubblicata da Einaudi nella sua collana teatrale due anni prima del romanzo/ballata mondadoriano e portata in scena in molti paesi e da registi di primissimo piano.

Stando alle interviste e alle informazioni disponibili, il rapporto fra il romanzo/ballata e il testo teatrale pubblicato non è del tutto chiaro. Massini spiega di aver scritto prima il romanzo/ballata e poi di averne tratto i tre testi teatrali, benché la cronologia editoriale rispecchi un procedimento opposto (non che le date di pubblicazione corrispondano sempre a quelle di stesura e di lavorazione dei testi, certo). La stessa cosa viene affermata dall’editore nella quarta di copertina: «Lo spettacolo tratto da Qualcosa sui Lehman, il suo “Lehman Trilogy” – in Italia ultima regia di Ronconi – è tradotto in quindici lingue […]». Gli altisonanti blurb riportati sulla quarta, a un’occhiata su internet, risultano estratti da articoli di giornali internazionali che riguardano lo spettacolo teatrale, non il romanzo/ballata. Viene quindi da chiedersi un po’ maliziosamente se, dopo il successo e vista la gran qualità artistica della trilogia teatrale, a Massini non sia stato chiesto di scrivere e pubblicare, appunto, qualcosa sui Lehman.

Ma poco importa: qualunque sia la cronologia della stesura e della pubblicazione di questi testi lehmaniani, un ulteriore elemento che, ai miei occhi, rendeva appetitoso il romanzo/ballata era quello di trovarmi in una posizione privilegiata per la sua lettura: il non aver ancora mai visto il corrispondente spettacolo teatrale in questione, e il poter quindi concentrarsi sulla sua autonomia di opera e sulla sua unicità. Del resto, l’autonomia dell’opera letteraria è un parametro che, per certi lettori, rimane importante: sono quei lettori che, addirittura, a volte s’infastidiscono quando vedono scrittori disposti a «tradire» – affermandone in controluce la sacrificabilità formale (e l’idea secondo cui quel certo anfratto dell’animo poteva essere scovato e descritto solo attraverso quella particolare forma) – il loro stesso romanzo lavorando a una sceneggiatura tratta da esso (è una «colpa» di cui, ai miei occhi, si macchiano anche scrittori per me fondamentali, come László Krasznahorkai, con Béla Tarr).

Lehman

Venendo al romanzo/ballata in questione: si tratta di una cavalcata nella storia della famiglia Lehman, emigrata negli Stati Uniti dalla Baviera e diventata in poche generazioni uno dei poli fondamentali del capitalismo americano e globale, con la banca Lehman Brothers. Il libro parte dalla metà dell’Ottocento con lo sbarco negli Stati Uniti del primo Lehman, ebreo tedesco, e giunge in prossimità della disfatta finale. La bancarotta e la crisi globale che ne è derivata rimangono fuori dal testo, ma del resto è storia recente, e per di più una storia che, in un modo o nell’altro, abbiamo vissuto e stiamo vivendo ancora tutti – quasi tutti – sulla nostra pelle.

Il romanzo/ballata è dunque una cavalcata, oltre che nella storia della famiglia Lehman, anche nella storia del capitalismo contemporaneo, nella storia del mondo e delle sue guerre, e così via. A inizio lettura, il pensiero, per quanto pregiudiziale e superficiale, è che la nascita e la vita di un impero finanziario non sono materia adatta per una ballata o simili. A fine lettura, l’impressione rischia di essere confermata.

Eppure, nonostante la mole (770 pagine), il libro di Massini è una sorta di page-turner: le tante pagine di questo “romanzo-ballata” scivolano molto veloci. Fin troppo. Complice forse il compromesso che Massini ha trovato fra una scrittura che ha una sua ritmicità e una dimensione comico-grottesca del racconto che va di pari passo con la stilizzazione tanto dei personaggi quanto delle vicende storiche narrate. È per questo che si fa fatica a pensare al libro come una «saga familiare», visto il livello così macchiettistico di approfondimento psicologico dei personaggi (ammesso che questo sia un parametro pertinente per qualificare una «saga familiare»).

Lehman

In ogni caso, alla fine della lettura, uno degli slogan del movimento Occupy Wall Street, We are the 99%, risuonerà in testa con nuova forza. E questo senza necessità di abbandonarci a una pigra lettura ideologica di questo testo. E ci verrà in mente che, considerando quanto la nostra stessa quotidianità sia permeata fino al midollo di quell’ideologia e di quella cosmogonia capitalistica alla cui genesi i Lehman hanno tanto contribuito, allora i personaggi del libro di Massini ci appariranno molto meno marionette grottesche e molto più persone da sentire più vicine. Le sentiamo vicine attraverso uno strano, se non paradossale, sentimento d’odio (del resto anche l’odio è una forma di vicinanza) per aver così tanto contribuito a darci il mondo di oggi, un mondo in cui la parola «disuguaglianza» non basta più, come se servisse una parola nuova, tanto grottesche – queste davvero – sono ormai diventate le conseguenze della disuguaglianza globale. The 99%.

La definizione scelta per il libro è quella di «romanzo/ballata», dicevamo. La ballata è da intendersi come un racconto in versi, per lo più brevi, in uno stile rapido e vivace. Leggendo Qualcosa sui Lehman viene da chiedersi, fra le altre cose, quale sia il confine fra un’opera di questo tipo e il romanzo in versi (per esempio, il bellissimo Perciò veniamo bene nelle fotografie di Francesco Targhetta): del resto, la densità propriamente poetica non è il punto forte del libro di Massini, che opta sempre per una resa linguistica molto semplice. Un breve esempio:

 

Perché

ora

in questa città condannata a parlare

hanno perfino aperto

un posto tutto nuovo

gigantesco

sta in Wall Street

e si chiama

“STOCK EXCHANGE”.

Lehman

Nel libro di Massini, l’andare a capo – più banalmente non si potrebbe dire – pare giustificato da una ricerca ritmica che, se da un lato ha una sua efficacia (un page-turner, dicevamo), dall’altro fatica a trasmettere un’idea d’irrinunciabilità stilistica ed espressiva. Considerando queste perplessità, insieme a quelle di tipo editoriale e autoriale, e considerando alcuni momenti più artificiosi che eclettici (l’uso del rosso nelle pagine dedicate al maccartismo, il fumetto, il quiz televisivo ecc.), uno degli interrogativi che nascono alla fine della lettura riguarda, ancora una volta, il concetto di necessità, se non di urgenza, di un’opera letteraria. Ovvero interrogativi da cui, se ci si vuole rivolgere ai lettori con un’opera così a suo modo unica, difficilmente si sfuggirà.

I momenti felici nel libro non mancano certo, fra alcuni episodi notevoli (come la scena dell’incendio a casa del petroliere, nel quarto capitolo della seconda parte) e varie risate amare. Non mancano neanche momenti in cui ci si ricorda che, nonostante l’opera presenti la vicenda Lehman in chiave grottesca, la realtà del capitalismo sa esserlo anche di più, e non serve nessuna lente ideologica per accorgersene. E il grottesco della saga dei Lehman non è separabile dal tragico della crisi globale che proprio la bancarotta dei Lehman ha scatenato, effetto domino o meno. Ragionare su questi vari livelli del grottesco è un’opportunità che il libro di Massini ci offre. Ma, già che siamo qui a dover subire sulla nostra pelle, più o meno direttamente, gli effetti della crisi scatenata dalla bancarotta del 2008 dei Lehman, lasciateci almeno desiderare e scegliere, da lettori, opere letterarie forti, e necessarie. Questa non lo è fino in fondo. La speranza è di avere al più presto occasione di assistere all’originale Lehman Trilogy, a teatro.

Lehman

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