Progetto

il lavoro culturale ha l’obiettivo di sottoporre a continua manutenzione gli strumenti delle scienze umane per la comprensione del contemporaneo. Allo stesso tempo, sviluppa ricerche su temi quali: il lavoro precario e le sue forme, beni comuni e nuove vie del politico, immigrazione e forme della cittadinanza, emergenze e cultura del rischio, open web e free software, cultura visiva e forme mediatiche del consenso.

Attraverso il blog, la realizzazione di progetti editoriali e la programmazione costante di seminari, il lavoro culturale si propone come laboratorio per il rinnovamento e il ripensamento dell’università e delle istituzioni culturali.

 

Progetto 2012/2013: #benicomuni, scienze umane e agire politico

L’università è da sempre una libera comunità di studenti e docenti. L’università è anche e soprattutto il luogo di manutenzione e condivisione dei saperi, da una generazione all’altra. L’università non termina nei suoi spazi strutturati, ma prosegue dove il sapere si propaga in modo critico, nella vita civile e politica, nel lavoro culturale.

Una comunità mette insieme, intreccia legami che si rinsaldano vicendevolmente e riescono a coesistere. Chi ne fa parte sa di non essere solo, sa di relazionarsi a una realtà viva con cui stabilire un rapporto ecologico. Che si tratti dell’acqua, di una piazza, del patrimonio culturale o dell’università stessa, una comunità si basa sull’individuazione di beni comuni, materiali e immateriali. Della loro sopravvivenza ne va di tutti, anche di chi cade nell’illusione di non usufruirne.

L’introduzione del concetto di beni comuni nel diritto ha avuto profonde ripercussioni nelle pratiche sociali e nelle forme di governo, e ha dischiuso un orizzonte teorico nell’ambito di ricerca delle scienze umane; ambito che chiede di essere approfondito per contribuire a rigenerare un’idea sostenibile del vivere insieme nel mondo. Superando la rigida opposizione tra la sfera pubblica e quella privata, i beni comuni costituiscono un orizzonte di elaborazione teorica ancora in corso e al contempo chiamano la cittadinanza ad un’assunzione di consapevolezza.

Questo progetto mira a costruire un luogo di incontro in cui le scienze umane possano confrontarsi tra di loro e contribuire alla riflessione sulle modalità di costruzione e condivisione dei beni comuni. Ma ancora di più, si propone di mettere in evidenza come i saperi umanistici siano di fatto messi in azione, nelle pratiche di chi a vario titolo lavora quotidianamente per la salvaguardia della vita culturale e politica della società. È realizzabile una diagnosi del mondo presente a partire dal bagaglio dei saperi umanistici? È possibile costruire e favorire una convergenza tra la cultura critica e l’agire politico? È forse questa la strada che porta alla costruzione della partecipazione democratica alla vita della comunità?

Le differenze di sguardo, differenze epistemologiche e metodologiche, delle varie discipline – storia, sociologia, antropologia, filosofia, linguistica, semiotica, scienze economiche e politiche, diritto – possono farsi valore aggiunto orientandosi sul campo condiviso della contemporaneità. Si tratta dunque di aprire uno spazio di riflessione sulle responsabilità del sapere umanistico e sulla possibilità di declinarne l’efficacia in senso critico, nella convinzione che la variabilità dei punti di vista contribuisca attivamente alla messa in forma negoziata della realtà sociale, culturale, politica nella quale viviamo. È a partire dalla riflessione sui beni comuni che l’agire politico può tornare a legarsi alla ricerca scientifica. Una ricerca che non sia più al servizio di un modello di riferimento che la trascende: il mercato del lavoro, l’impresa. È il contemporaneo, piuttosto, a dover essere costruito e ricostruito criticamente, in nome del debito che ogni disciplina, ogni pratica intellettuale e professionale contrae costitutivamente con lo stesso.

 

Progetto 2010/2011

L’università è da sempre un luogo di incontro di studenti e docenti. L’università è anche e soprattutto il luogo di condivisione e manutenzione dei saperi, in un dialogo ininterrotto tra generazioni diverse, nel comune intento di salvaguardare l’efficacia degli strumenti e delle metodologie in relazione alle nuove sfide che provengono dal presente. L’università è più di un luogo fisico circoscritto. Ancorché minacciata in quanto istituzione, l’università si protrae e prosegue all’esterno, laddove il sapere si propaga nelle pratiche, nelle occasioni di condivisione della vita civile e politica, nel “lavoro culturale”. Questo progetto mira a costruire una piattaforma – un luogo di incontro – in cui le scienze umane possano confrontarsi tra di loro a partire da problematiche cogenti e tematiche di interesse comune. Ma ancora di più, si propone di mettere in evidenza come i saperi e le metodologie delle scienze umane siano di fatto messi in azione, quotidianamente, nelle pratiche professionali di chi – a vario titolo – lavora nel campo della comunicazione e della cultura.

All’insistente ricerca, nel dibattito culturale contemporaneo, di figure intellettuali capaci di esercitare una pressione critica e di stimolare l’impegno in ambito sociale, sembra possibile elaborare una risposta – passando attraverso alcune domande – che parta dall’istituzione universitaria stessa. È realizzabile una diagnosi del mondo presente a partire dal bagaglio dei saperi umanistici? Quale assunzione di responsabilità e quale presa di posizione da parte delle scienze umane nei confronti della realtà sociale e culturale nella quale viviamo?

La nostra impressione è che – al di là dei problemi epistemologici che differenziano le discipline – tanto la storia, quanto la sociologia, l’antropologia, la filosofia, la semiotica, non possano prescindere dal terreno comune che inevitabilmente le lega: il mondo e il mondo contemporaneo – di per sé inconoscibile – sul quale ogni sguardo scientifico opera una sezione, individua alcuni tratti pertinenti, costruisce il proprio mondo-modello di riferimento. Allo stesso modo – al di là delle specificità – sono figure intellettuali come quella del giornalista, del traduttore, del letterato, del cineasta… ad articolare di volta in volta i propri saperi ed esperienze nella messa in forma, nell’interpretazione e nella traduzione della realtà socialmente condivisa.

C’è dunque qualcosa “là fuori”, qualcosa che si declina in risposta alle domande e che si modifica in relazione alla profondità di sguardo che vi si esercita. Nella convinzione che siano le metodologie stesse a “costruire” il presente – la realtà sociale, culturale, politica nella quale viviamo – si tratta dunque di aprire uno spazio di riflessione sulle responsabilità del sapere umanistico e sulla possibilità di declinarne l’efficacia in senso critico. Il lavoro culturale torna così a legarsi alla ricerca scientifica: una ricerca che non sia più al servizio di un modello di riferimento che la trascende (il mercato del lavoro, l’impresa).

È il mondo presente, piuttosto, a dover essere costruito e ricostruito criticamente, in nome del debito che ogni disciplina, ogni pratica intellettuale contrae costitutivamente con lo stesso.