Segnalazioni

Narrazione tossica e giornalismo: il caso dei due Marò

Giovedì 16 maggio alle 18, presso la libreria La Zona Matteo Miavaldi di China Files autore de I due Marò. Tutto quello che non vi hanno detto discuterà del suo libro con Alberto Prunetti, redattore di Carmilla.

La crisi diplomatica fra India e Italia del 2012-2013 è una controversia internazionale sorta per via di una sparatoria avvenuta nel Mar Arabico il 15 febbraio 2012, a largo della costa del Kerala (sud dell’India), durante la quale l’uso di graduali misure di dissuasione da parte di membri del nucleo militare di protezione (NMP) della Marina Militare italiana a bordo della petroliera Aframax Enrica Lexie contro un’imbarcazione da pesca con a bordo 5 persone armate con evidenti intenzioni di attacco è stato collegato alla morte di due pescatori indiani a bordo di un peschereccio.

È questo il cauto avvio che si legge sulla pagina di Wikipedia Italia alla voce “Crisi diplomatica fra India e Italia del 2012-2013”. Su questa vicenda Matteo Miavaldi, ha scritto un libro frutto di una ricerca certosina attraverso i media italiani e della sua esperienza di caporedattore del giornale China files per l’India, dove vive e scrive da due anni.
Colpisce nella breve descrizione iniziale di Wikipedia, che non potrebbe spingersi in giudizi essendoci un processo in corso, la frase

[…] durante la quale l’uso di graduali misure di dissuasione da parte dei membri del nucleo militare di protezione […] contro un’imbarcazione da pesca con a bordo 5 persone armate con evidenti intenzioni d’attacco è stato collegato alla morte di due pescatori indiani a bordo di un peschereccio.

Si evince da questo passaggio iniziale, che pretende di essere oggettivo, una sottolineatura in realtà molto forte sulla legittimità dell’azione dei fucilieri della marina (giornalisticamente detti marò). Essi, si dice, hanno usato «misure di dissuasione» tra l’altro «graduali» nei confronti di persone armate e con «evidenti intenzioni d’attacco».

La morte dei due pescatori indiani Ajesh Binki di 25 anni e Valentine Jelastine di 45 viene relegata in un cantuccio a presidio del quale vi è un non meglio specificato e misterioso “collegamento” ( «[…] è stato collegato alla morte…»).
È questa la versione neutra, perlopiù tacitamente accettata dall’opinione pubblica, che il libro di Miavaldi mette in discussione, attraverso un attento studio dei documenti a latere del procedimento giudiziario e della stampa italiana e indiana.

Oltre ad affrontare la vicenda da punto di vista processuale, Miavaldi, attraverso la categoria di narrazione tossica, analizza i modi attraverso cui gli attori politici e mediatici del nostro paese hanno raccontato la vicenda, tagliando, scegliendo e selezionando pezzi di Storia, trascurandone altri per comporre una narrazione.

In essa le vittime non sono più i due pescatori indiani, ma i fucilieri della marina militare tratti in arresto dalle autorità indiane e divenuti protagonisti di una vicenda in cui politica internazionale, affari economici, controllo sociale e orgoglio nazionale costituiscono i termini di un campo di forze, che Miavaldi scandaglia con grande profondità.

Ospiteremo Matteo Miavaldi a Siena giovedì 16 maggio alle 18 alla libreria La Zona per discutere del suo libro, della ricerca in esso raccolta, che si era già guadagnata una diffusione ed una grande attenzione grazie ad un’articolo su Giap, da cui era partita la controinchiesta.

Cercheremo di capire la legge 2 agosto 2011 n. 130, che crea unità specializzate delle Forze Armate italiane, le quali presidiano navi mercantili e passeggeri a loro difesa nei confronti di eventuali attacchi di pirateria. Affronteremo le strategie narrative adottate dai media per raccontare la vicenda e i risvolti politici ad essa legati e cercheremo, con l’autore e Alberto Prunetti, di guardare in filigrana attraverso questa storia per fare emergere i nodi politici, economici e simbolici che sembra portare con sé e che esigono uno spazio di discussione pubblica.

(a cura di antonio iannello)

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