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Mensano Primo Maggio 1963-1975

Venerdì 27 aprile alle ore 17:00 presso la Biblioteca comunale degli Intronati di Siena (via della Sapienza 3) verrà inaugurata la mostra fotografica “Mensano Primo Maggio. 1963 – 1975” di Ferruccio Malandrini. Pubblichiamo un estratto del saggio di Maria Luisa Meoni, Ritualità, coscienza politica e memoria sociale, contenuto nel catalogo della mostra.

Ai primi del Novecento si registra nel piccolo paese di Mensano, frazione di Casole d’Elsa in provincia di Siena, una forte presenza socialista, con la costituzione di una cooperativa di consumo (la Società del Barile) e una Società di Mutuo Soccorso. È in quegli anni che prende avvio la festa del 1° Maggio, con caratteri di contestazione politica e di incontro e condivisione fra i partecipanti.
Durante il fascismo la ricorrenza del 1° Maggio è stata sempre festeggiata: il luogo di riferimento erano i capanni dei boscaioli, dove si ritrovavano gli antifascisti del paese.
Nel dopoguerra la pratica condivisa dalla comunità è rimasta invariata nei suoi caratteri essenziali: la festa è annunciata dalla campana più grande della chiesa che, la mattina, all’alba, viene fatta suonare per un’ora e comunica quindi con gli abitanti della campagna. Allo spuntar del sole un coro di giovani e ragazze, dalla porta di Levante, verso Siena, canta l’Inno di Pietro Gori: “Vieni o maggio, ti aspettan le genti / ti salutano i liberi cuori …”. L’Inno viene ripetuto da altri punti di affaccio sulla campagna, in modo da farlo arrivare ai contadini sulle aie; infine, si conclude con l’esecuzione nella piazza del paese.
In seguito, il progressivo spopolamento delle campagne e le altre modificazioni socio-culturali hanno fatto abbandonare queste fasi del rituale.
Dalla fine degli anni Cinquanta, i festeggiamenti vedono il giro di casa in casa, con esecuzione di canti e rinfreschi per la banda, il coro e il seguito che si forma via via. Una sola interruzione: la colazione nella Casa del Popolo, offerta dalla popolazione, alla quale partecipano anche rappresentanti delle istituzioni locali.
I festeggiamenti collettivi riprendono alle 15, con un comizio, tenuto, per lo più, da dirigenti del Partito Comunista, incaricati dalla Federazione provinciale. Piuttosto sintetico, ma dedicato a riaffermare i motivi di lotta sociale e politica per l’emancipazione delle classi lavoratrici.
Quindi ha inizio la fase forse più suggestiva e caratterizzante della cerimonia: ripresa delle esecuzioni della banda, inframezzate da cori, e formazione di un corteo che si snoda attraverso le strade del paese per raggiungere il poggio di Castiglioni (distante circa mezzo chilometro), dove, in uno spiazzo erboso, la festa culmina in una merenda, predisposta anche per parenti, amici e ospiti occasionali, che di anno in anno diventano sempre più numerosi.
Nel corteo sfilano le bandiere tricolori, quelle della pace e quelle rosse del PCI; a mano a mano che percorre il borgo, la popolazione si inserisce, portando grandi panieri con i viveri e l’occorrente per la merenda.
La partecipazione coinvolge tutti gli abitanti che si fanno carico di proseguire la tradizione.
Dagli anni Sessanta le celebrazioni hanno subito alcune modifiche, soprattutto in rapporto alle trasformazioni del contesto mezzadrile. Oltre all’abbandono del rito del suono della campana all’alba e dei cori, rivolti verso la campagna, ormai spopolata, la diminuzione degli abitanti ha coinciso con un progressivo aumento esponenziale degli ospiti, richiamati dalla originale struttura della festa; si è creata una situazione nuova che ha reso necessario, fin dagli ultimi anni Settanta, l’allestimento di uno stand gastronomico per la vendita dei cibi destinati ai visitatori esterni.
Permangono, tuttavia, alcuni tratti distintivi, come la corale partecipazione, non solo degli abitanti, ma anche di coloro che si sono spostati altrove e che ritornano per questa irrinunciabile ricorrenza; insieme all’efficiente e appassionata cura organizzativa costituiscono indici significativi della consapevolezza di una comunità che si fa portatrice di una continuità storica, culturale e di forme di protesta e di lotta di emancipazione; emerge la memoria collettiva che diventa espressione anche di un rapporto profondo con le proprie radici e di elementi identitari ancora condivisi.

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Primo maggio

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