Scuola e istruzione beni comuni

Antichi Maestri #3. L’Ottobre a scuola

Nuova tappa del percorso nella galleria degli Antichi Maestri, frammenti di voci che osarono pensare e scrivere anche di scuola e istruzione, tralasciando impudentemente gli anglismi, la valutazione, le competenze-chiave, la progettazione.

Il 2017 è stato il centenario di quell’avvenimento straordinario e controverso che fu la Rivoluzione d’Ottobre. Fra i primi atti ufficiali del governo dei commissari del popolo, ve ne fu uno, voluto da Lenin e dal commissario all’istruzione, Anatolij Vasil’evič Lunačarkij diretto a fondare e organizzare l’istruzione pubblica. Aleggia, nelle parole che lo compongono, un vento di riscatto e liberazione.

Solo quando, leggendolo, ci riesce di trasformare un tutto,

una cosa finita, compiuta, in un frammento,

solo allora ne traiamo grande diletto, a volte addirittura un diletto grandissimo.


(T. Bernhard, Antichi Maestri, tr. it. di A. Ruchat, Adelphi, Milano 1992)

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Sull’istruzione pubblica

Cittadini russi!

Con l’insurrezione del 25 ottobre le masse lavoratrici hanno per la prima volta, ottenuto un potere effettivo.

Il Congresso panrusso dei soviet ha temporaneamente trasmesso questo potere al proprio comitato esecutivo e al Consiglio dei commissari del popolo.

Per volontà del popolo rivoluzionario, sono stato nominato commissario del popolo all’istruzione.

Il compito di guidare nelle sue linee genearali l’istruzione del popolo, per la parte che rimane di competenza del governo centrale è, sino alla convocazione dell’Assemblea costituente, affidato a una commissione per l’educazione popolare, di cui è presidente e segretario il commissario del popolo.

Quali saranno i concetti fondamentali che la commissione adotterà? Come sarà delimitata la sua sfera di competenza?

Criteri generali dell’azione educativa. Ogni governo genuinamente democratico, in un paese in cui l’analfabetismo e l’ignoranza regnano sovrani, deve porsi come primo obiettivo la sua lotta contro queste forme di oscurantismo. Esso deve riuscire a far sì che, nel più breve tempo possibile, tutta la popolazione sia in grado di leggere e scrivere, organizzando una rete di scuole rispondente ai più moderni criteri pedagogici. Esso deve introdurre l’istruzione universale, obbligatoria e gratuita per tutti e, contemporaneamente, fondare una serie di istituti di pedagogia e di seminari di formazione degli insegnanti, tali da assicurare, nel più breve tempo possibile, un esercito potente di insegnanti del popolo, necessari per realizzare l’istruzione di tutta la popolazione della nostra sconfinata Russia.

Decentramento. La commissione di Stato per l’istruzione pubblica non è un organismo centralizzato incaricato di governare gli istituti scolastici. L’intero sistema scolastico, al contrario, dovrebbe venire trasferito agli organi locali di autogoverno. L’opera indipendente degli operai, dei soldati e dei contadini che, di loro iniziativa, hanno fondato organismi culturali ed educativi, deve ottenere completa autonomia sia dall’amministrazione centrale dello Stato che dalle autorità municipali.

[…]

Pedagoghi e società. La commissione governativa saluta i pedagoghi che si dedicano al compito luminoso e onorato di educare le masse popolari. Essi sono i maestri del paese.

Nell’ambito dell’educazione popolare, nessuna autorità deve adottare misure senza che esse siano state attentamente discusse dai rappresentanti degli insegnanti.

[…]

La commissione ritiene che suo compito primario sia il miglioramento della condizione sociale degli insegnanti, e in primo luogo dei più poveri che sono anche coloro che forniscono il contributo più importante al lavoro culturale: i maestri della scuola elementare. Le loro giuste richieste devono venire soddisfatte immediatamente, quali che siano le difficoltà. Il proletariato delle scuole ha domandato invano un aumento di salario di cento rubli mensili. Sarebbe una vergogna mantenere più a lungo in una condizione di miseria chi insegna alla stragrande maggioranza del popolo russo.

Una vera democrazia però non può limitarsi a sconfiggere l’analfabetismo, né arrestarsi una volta raggiunta l’istruzione elementare per tutti. Essa deve porsi il compito di organizzare scuole uniformate, di vari livelli, laiche. L’ideale sarebbe quello di giungere a una istruzione uguale e, se possibile, di livello superiore per tutti i cittadini. Finché questo concetto non si realizzerà per tutti, il passaggio naturale attraverso i vari livelli scolastici, fino all’università – l’ascesa al massimo livello – deve dipendere esclusivamente dall’attitudine dell’allievo e non dalle possibilità economiche della sua famiglia.

Il problema di una organizzazione genuinamente democratica dell’istruzione è particolarmente difficile in un paese impoverito da una guerra imperialistica lunga e criminale. I lavoratori che hanno preso il potere devono però ricordare che l’istruzione è lo strumento più importante che essi hanno nella lotta per un migliore avvenire e per il loro sviluppo intellettuale. Anche se nel bilancio dello Stato altre voci potranno venire ridotte, le spese per l’istruzione dovranno mantenersi elevate. Un grosso bilancio della pubblica istruzione è l’orgoglio e la gloria di una nazione. […]

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Insegnamento e istruzione. Va sottolineata la differenza tra istruzione ed educazione.

Istruzione è la trasmissione di nozioni già elaborate dall’insegnante all’allievo. Educazione è invece un processo creativo. La personalità dell’individuo viene «educata» per tutta la vita, formandosi, arricchendosi di contenuti, perfezionandosi e irrobustendosi.

La massa oppressa del popolo – gli operai, i contadini, i soldati – sono assetati di istruzione ma sono anche assetati di educazione. Né il governo, né gli intellettuali, né nessun altro al di fuori di loro stessi, può fornir loro questa educazione. La scuola, i libri, il teatro, i musei eccetera possono avere solo una funzione ausiliaria. Gli operai, i soldati e i contadini hanno le loro idee, idee che hanno elaborato come conseguenza della loro posizione sociale, estremamente diversa dalla posizione delle classi dominanti e delle classi intellettuali che, fino a oggi, hanno elaborato la cultura. Essi hanno le loro idee, le loro emozioni, i loro modi di affrontare i problemi della personalità e della società. Il lavoratore cittadino e quello delle campagne, ciascuno a modo suo, elaboreranno una chiara concezione del mondo improntata alla visione di classe dei proletari. Non vi è fenomeno più bello o più superbo di quello in cui i nostri prossimi discendenti saranno spettatori e attori insieme: l’edificazione, mediante il lavoro collettivo, di un’anima propria e collettiva, ricca e libera.

[…]

Il commissario del popolo per l’istruzione

A.V. Lunačarkij

(tratto da J. Reed, I dieci giorni che sconvolsero il mondo, tr. it. di M. Amante, Rizzoli, Milano 2017, pp. 404-409).

                         

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