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Sassi e tartarughe: quattro libri di Minibombo

Recensione a quattro albi di Minibombo, giovane casa editrice che pubblica libri per bambini dai due ai cinque anni, da leggere con gli adulti.

Tra i vari approcci possibili all’editoria per l’infanzia Minibombo ha scelto quello più ludico. La convinzione che emerge in modo programmatico dal sito ed evidente negli albi è quella che a questa età giocare sia il modo più giusto per crescere, senza dover insegnare qualcosa a tutti i costi ma, forse, finendo per farlo nella maniera migliore. Un approccio non a caso nato a Reggio Emilia, città il cui modello educativo sviluppato dal pedagogista Loris Malaguzzi è oggetto di interesse e di studio a livello internazionale. Albi senza fronzoli, dunque, con una grafica semplice e forme e colori ben distinguibili, adatti alla fascia dei piccolissimi cui si rivolgono, che necessariamente dovranno essere accompagnati nella lettura dai genitori.

Come Orso, buco! di Nicola Grossi, premio nazionale “Nati per Leggere”: un libro semplice, consigliato a bambini di due anni, che gioca con colori, figure e forme.

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La trama è accessibile anche ai più piccoli: un orso, rappresentato da un cerchio marrone, si è perso e cerca la sua tana. Durante la ricerca cade in una serie di buchi, che sono poi le tane di altri amici animali, producendo un suono onomatopeico che lascia i bambini a bocca aperta. Ogni volta che cade in un buco-tana, l’animaletto che si trova all’interno si aggiunge alla ricerca della tana dell’orso. Dopo poche pagine ci ritroviamo con un cerchio rosso-arancio, un po’ più piccolo del cerchio marrone-orso, che rappresenta la volpe; un cerchio verde ancora un po’ più piccolo, che è il rospo; e infine un cerchio piccolissimo nero che è la formica.

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Ognuno di questi animali fa un suono diverso cadendo nei buchi-tana, provocando nel piccolo lettore una variazione alla ripetitività della storia. Ma a un certo punto c’è un’interruzione data dall’arrivo di un grande cerchio grigio, l’elefante, che carica tutti in groppa e li porta a ritroso nei sentieri già percorsi, fino alla tana dell’orso. Percorsi che non sono più lineari (anche se colorati in maniera differente), ma che cambiano forma a seconda dell’elemento attraversato e che producono suoni. Alla fine la tana dell’orso verrà ritrovata tornando al punto di partenza della spedizione e tutti gli animali saranno contenti, tranne l’elefante, troppo grande per entrarci. Lo sfondo della pagina è bianco e il colore e la forma dei personaggi della storia dell’orso alla ricerca della propria tana risalta agli occhi dei bambini che, a questa età, non amano le storie con sfondi troppo colorati o piene di figure. La semplicità delle forme, dei colori e dei suoni, come la ripetitività che invoglia il bambino ad anticipare la conclusione della vicenda, sono i punti di forza del libro.

Come ogni libro della casa editrice, Orso, buco! ha il suo minisito dedicato “Giochiamo con”. Vengono proposti giochi di riconoscimento dei cerchi di diverse dimensioni e colori e linee con andamenti differenti, assieme a un invito a raccontare delle storie, seguendo degli spunti di narrazione che lasceranno la fantasia dei piccoli libera di viaggiare in autonomia.

Un sasso nella strada, di Ilaria Antonini, Barbara Balduzzi e Marco Scalcione, è rivolto a bambini di almeno tre anni. Un albo composto da poche figure su pagina bianca, i cui protagonisti sono dei piccoli animaletti che si interrogano sul motivo per cui c’è un sasso nella strada,  che il giorno precedente non c’era.

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Prima di decidersi a spostarlo, ogni animale fa le sue considerazioni e lo descrive esaltandone una caratteristica. Il sasso così risulta essere grande, liscio, rotondo e pesante. Anche in questo albo ogni animale ha un colore diverso e le parole che pronuncia sono del suo stesso colore. Alla domanda «Come è finito qui?» nessuno sa dare una risposta. Alla fine gli animaletti, tutti insieme, si decidono a spostare il sasso che, dopo aver rotolato per mezzo giro, fa uno starnuto e tira fuori la sua testa da tartaruga. Gli animaletti si spaventano al punto da arrotolarsi su se stessi e diventare, agli occhi della tartaruga-sasso e della sua compagna, tanti piccoli sassi di colori differenti che bloccano la strada. Ritroviamo il gioco della ripetitività delle domande e delle risposte (anche se quasi a ogni pagina viene inserito un nuovo personaggio) e il ritorno alla posizione iniziale del libro. Se in Orso, buco! la tana viene ritrovata nei pressi del luogo in cui ha inizio la storia, in Un sasso nella strada gli animali, che credevano di aver trovato un sasso, si ritrovano essi stessi a essere dei sassi per qualcun’altro.

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Anche questo libro ha la sua sezione “Giochiamo con”. Questa volta si invita il bambino a fare considerazioni sulle distinte opzioni di significato che si possono dare a un oggetto: una palla grigia rotonda può essere un sasso, ma all’improvviso potremmo capire che si tratta di una tartaruga, ma potrebbe anche essere un uovo o il di dietro di un elefante, basta aggiungere un piccolo particolare per alterare il significato complessivo dell’insieme. Viene così proposta ai più piccoli una riflessione culturale: gli altri possono vedere in me esattamente quello che io vedo in loro e sia io che loro ci possiamo sbagliare. Il coniglietto, il castoro, la rana, lo scoiattolo e l’uccellino che faticano per spostare quello che loro percepiscono come un sasso, saranno a loro volta percepiti come sassi: ma noi sappiamo che nessuno di loro lo è in realtà. Si gioca poi con i modi di dire (ad esempio, “restarci di sasso”) e si chiude con la costruzione di un sasso-tartaruga.

Solo un puntino di Elisabetta Pica, Chiara Vignocchi e Silvia Borando, per lettori di almeno tre anni, è la storia di un lupo cattivo che mangia tutto quello che si offre alla sua vista. Comincia con il mangiare una piccola ciliegia, poi una coccinella, un granchietto, un pettirosso e addirittura un’adorabile bambina. La storia si chiude con una lezione al temibile lupo che, non soddisfatto del suo pasto, mangia anche un puntino rosso come dessert, ma dopo averlo ingerito è costretto a letto dal morbillo.

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Il lupo è davvero cattivo e famelico, ogni volta ci aspettiamo che la vittima predestinata si salvi in qualche modo, che l’adorabile bambina inventi uno stratagemma per ingannarlo, ma non c’è scampo: lui continua a mangiare tutto ciò che gli sembra appetibile. È il piccolo puntino a sconfiggerlo, proprio quel boccone in più che non serviva, ma a cui il lupo cattivo non può dire di no. Il minisito dedicato all’albo propone giochi di forme e di colori assieme ad attività per il riconoscimento delle onomatopee. Infine si invitano i bambini a riconoscere le possibili malattie del lupo cattivo.

Infine, Gatto nero, gatta bianca di Silvia Borando, anche questo per lettori di almeno tre anni. La storia è più complessa rispetto a quella degli albi precedenti: una storia di giorno e notte, di bianco e nero, una storia d’amore che finisce con una bella esplosione di colore. Un gatto nero che conosce solo il giorno e una gatta bianca che conosce solo la notte si incontrano e mostrano l’uno all’altro come sono fatte le rispettive parti della giornata e le creature che le abitano.

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I due gattoni diventano inseparabili, così inseparabili che fanno sei gattini. Il gioco sta nell’immaginare il colore dei nuovi nati: potrebbero essere tutti bianchi… o tutti neri… o grigi. E invece sono sei gattini arancioni! Il minisito dedicato all’albo propone giochi su combinazioni e incroci di colori e forme, esperimenti cromatici, consigli e spunti per il disegno in bianco e nero e creazione di storie con luci e ombre.

L’uso del bianco e nero, destinato generalmente a bambini molto piccoli che riescono a vedere meglio le immagini molto contrastate, ha un effetto sorprendente in una storia destinata a bambini un po’ più grandi. Le immagini si distinguono molto bene e il giorno e la notte si alternano in un contrasto che riesce a dare il senso delle parti della giornata. Il piccolo lettore riconosce subito un animale noto, il gatto, e ne è attratto. Segue così i due protagonisti che si insegnano delle cose a vicenda e che alla fine si innamorano. I frutti di questo amore non saranno quello che ci aspettiamo, gattini neri e bianchi, grigi, a pois, mezzi neri e mezzi bianchi, ma gattini di un colore improbabile. L’incontro tra i due opposti non solo fisici e cromatici (il bianco e il nero) ma anche culturali (la conoscenza del giorno o della notte) dà vita a una nuova tipologia di gattini diversi cromaticamente dai genitori, gattini meticci che forse conosceranno i segreti dell’intercultura tra giorno e notte.

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