CaLibro / Librillule

Libri in fuga! Un accampamento di storie dal mondo

La quarta edizione di CaLibro Festival si terrà a Città di Castello dal 31 marzo al 3 aprile. Il lavoro culturale ne sarà media partner. Per presentare l’iniziativa, ci concentriamo sulla sezione dedicata ai lettori più piccoli: Libri in fuga! Un accampamento di storie dal mondo, una biblioteca travestita da campo profughi, e viceversa.

Un campo profughi a Città di Castello. Ma nelle tende ci saranno dei libri. Per l’esattezza, libri per bambini: storie, fiabe e favole provenienti dai paesi da cui di questi tempi tante persone si trovano a dover scappare.

In ognuna delle tende che comporranno il campo avrà idealmente abitato un bambino in fuga da guerra e povertà estrema. Quella tenda è un rifugio, certo, ma a modo loro lo sono anche quei libri, ed è su questa idea che si basa Libri in fuga! Un accampamento di storie dal mondo, l’iniziativa di CaLibro Festival dedicata ai lettori più giovani.

La quarta edizione del festival si terrà a Città di Castello dal 31 marzo al 3 aprile. Il lavoro culturale ne sarà media partner. Sono attesi molti ospiti (Mathias Énard, Michele Mari, Filippo Tuena, Edgardo Franzosini, Giordano Meacci, Michela Murgia e altri), ma, per presentare il festival, scegliamo di concentrarci proprio su Libri in fuga!.

Sarà riprodotto un piccolo campo profughi, dicevamo. Ogni tenda sarà in realtà una micro-biblioteca con i libri per bambini di cinque dei paesi da cui proviene la maggior parte dei migranti e profughi di questi tempi: Iran, Siria, Senegal, Kurdistan ed Eritrea. Durante i due pomeriggi di vita dell’accampamento – sabato 2 e domenica 3 aprile – animeremo un programma di letture delle storie contenute nelle tende del campo.

Di seguito la storia di ognuno dei bambini che hanno idealmente abitato nelle tende di Libri in fuga!. Sono cinque frammenti di vita assemblati raccogliendo elementi da vicende fin troppo reali, fin troppo ricorrenti.

L’obiettivo di Libri in fuga! è ricordare agli spettatori – e non solo a quelli più piccoli – la condizione di umanità che condividiamo con quei profughi e migranti, e di farlo attraverso una delle espressioni più importanti di quella comune umanità: le storie, le fiabe, le favole.

Progetto a cura di Lucia Girelli, Marcello Volpi e Paola Radicchi, con la collaborazione di Mirko Revoyera, Marta Matteacci, Elio ed Emanuela Mariucci, per CaLibro Festival.

IL SITO DELL’INIZIATIVA è realizzato dagli studenti del III e IV anno dell’ITTS “Alessandro Volta” di Perugia, coordinati dal professor Francesco Fratini. 

Da "Orizzonti", di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Da “Orizzonti”, di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Storia di Hana, 12 anni

Io sono Hana, ho dodici anni e vengo dal Kurdistan iracheno.

Là, molto lontano, dietro quei monti, c’è la mia casa. Ma è da tanto che non la vedo, e forse ora non c’è più.

Quando sono partita avevo nove anni. Il viaggio è stato terribile: un giorno con la mamma e i fratellini ci siamo dovuti infilare dentro un enorme tubo di cemento perché ci stavano sparando addosso. Il babbo era arrivato qui prima di noi per cercare lavoro.

Ora viviamo in quest’accampamento improvvisato lungo la strada, sotto tende fatte di legno e nylon, e la mia sorellina Haifa, che ha appena cinque anni, pensa che la nostra famiglia abbia abitato sempre qui. Io sono fortunata perché mi ricordo cos’è una casa: so cos’è una porta, una finestra, un televisore, una cucina, un divano, un bagno vero; mia sorella invece non lo sa.

Chissà quanto tempo ancora dovremo restare qui.

Vorrei una casa vera, con un grande cancello che si apre quando riconosce la mia voce che dice “apriti Sesamo”. Vorrei che il mondo non si dimenticasse mai di noi che siamo qui.

Da "Orizzonti", di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Da “Orizzonti”, di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Storia di Mbdao, 14 anni

Senegal. Tra questa tenda e i miei baobab, mesi di strada. Non posso dimenticare la penuria d’acqua mentre il deserto non finiva mai. La Libia allora ci pareva un’oasi e i piedi non smettevano di avanzare nella sabbia. Il primo sogno mi è morto lì: la Libia è l’inferno e io sono diventato uno schiavo. Ho lavorato per giorni sotto il peso della minaccia, e subìto le notti in un letto pieno di insetti. L’acqua era sporca, il cibo troppo poco. Molte persone sono state sepolte là.

Io, invece, ho resistito aggrappandomi al sogno di una terra di cui ancora conoscevo soltanto il nome.

Poi di notte, in mare, in balia delle onde su una barca con tantissima gente. In balia di quel mare che proprio il giorno prima si era preso Alì, e con lui molti altri nomi che non ho dimenticato. Ma ero pronto a rischiare: in mare almeno si muore una volta sola, in Libia sono morto ogni giorno.

Una notte infinita, poi l’alba, e la Guardia costiera che avvista la nostra barca. Nulla è più bello al mondo del sorgere del sole.

Io sono Mbdao e sono vivo. E tu? No tu du? Come ti chiami?

Da "Orizzonti", di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Da “Orizzonti”, di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Storia di Misna, 4 anni

La mamma e il babbo pensano che io stia dormendo, ma questa notte è fredda fredda perché sta piovendo da ore, e io non riesco a chiudere occhio.

Il babbo dice che è vero che stavamo tanto male in Eritrea, ma almeno prima di partire non eravamo migranti, eravamo esseri umani. In questa tenda gelata, dove il pensiero di avere abbandonato un passato terribile non ci consola più, viviamo come bestie, e la gente di questo Paese, un tempo tanto agognato, ci guarda con sospetto.

La mamma gli dice che questa è per noi l’unica riva possibile di quel mare che, non sembra, ma è grande quando ci navighi sopra. E io quel mare buio, freddo e profondo non lo posso neanche sentire nominare. Anche qui dentro tutto è bagnato ma l’acqua è dolce e la terra resta ferma. Nella precarietà di tutto, questo luogo è un rifugio.

Mia madre si consola al pensiero che ho solo quattro anni e non ricorderò. Io non vedo l’ora che arrivi il momento in cui lei spererà che io possa ricordare.

Da "Orizzonti", di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Da “Orizzonti”, di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Storia di Murtaza, 5 anni

Della barca ricordo che non ho pianto. Ho soltanto chiuso gli occhi e stretto forte forte la mano della mia mamma. Tutti intorno a me urlavano.

Quando ho riaperto gli occhi, il peluche e la palla che avevo portato con me volavano via tra le onde. Poi una nave ci ha salvati e ci ha portati a riva.

Abbiamo preso il treno, e mi è piaciuto: lì dentro non c’erano le onde, non ci si bagnava e non si cadeva in acqua.

Mi chiamo Murtaza ho cinque anni, e a Damasco, in Siria, avevo una casa con il giardino e tanti giocattoli. Tutto è rimasto là, dove c’è la guerra. Il mio papà e la mia mamma avevano anche un negozio, ora però non abbiamo più nulla. E anche i miei giochi sono finiti in mare.

Dei signori gentili mi hanno portato in questa tenda e mi hanno regalato un cappellino e un nuovo peluche, un orsetto.

Il mare voglio rivederlo solo per tornare a casa mia quando ci sarà la pace.

Da "Orizzonti", di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Da “Orizzonti”, di Paola Formica (Carthusia, 2015)

Storia di Shems, appena nata

Eccola che canta ancora con la sua voce dolcissima. Ripete il mio nome: Shems, Speranza. Mi stringe forte e ogni tanto dai suoi occhi scendono gocce che sanno di sale. Il mare le è entrato dentro quando ha portato via mio padre. Non ho visto niente, ma c’è stato un momento in cui non ho respirato più. Poi tutto mi è sembrato di nuovo come prima: gli stessi singhiozzi, e il cuore veloce di mia madre; ma quella voce di uomo, che mi salutava al mattino, non l’ho sentita più. Forse era lui.

Dopo più di un mese sono nata. Sopra un cartone, a terra, nella stazione di Budapest. Quella sera siamo salite su un treno. Non so dove siamo andate. La mia casa è qui, tra le braccia della mamma, e io non chiedo di più.

Alcuni fotografie di Libri in fuga! dalla Pagina Facebook di CaLibro.

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Pubblicato da CaLibro su Domenica 3 aprile 2016

 

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