Segnalazioni

La scimmia nuda abballa

Cosa vuole dirci la scimmia nuda del brano di Francesco Gabbani, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo? 

scimmia

Esistono centonovantatré specie viventi di scimmie con coda e senza coda; di queste, centonovantadue sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione nudo che si è auto-chiamato Homo sapiens. Questa razza eccezionale ed estremamente capace trascorre molto tempo ad esaminare i propri moventi più nobili ed altrettanto ad ignorare accuratamente quelli fondamentali. È orgogliosa di possedere il cervello più voluminoso tra tutti i primati, ma cerca di nascondere il fatto di avere anche il pene più grande, preferendo accordare questo onore al possente gorilla. Si tratta di uno scimmione che usa molto i propri mezzi vocali, ha un acuto senso dell’esplorazione ed è rappresentato da molti esemplari, per cui è ormai tempo di esaminare il suo comportamento fondamentale.

È l’intro de La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo di Desmond Morris, etologo, zoologo inglese che prima di scrivere il suo saggio più famoso curava mammiferi allo zoo di Londra e faceva il divulgatore scientifico in tv su Zoo Time.

Perché questa citazione, nemmeno troppo colta?

Perché Francesco Gabbani, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo, ha probabilmente scritto, insieme al suo autore Fabio Ilacqua, uno dei testi più densi – dal punto di vista semiologico – degli ultimi anni. Niente a che vedere con “trottolino amoroso du du da da da” di Minghi e Mietta né con i “fiumi di parole tra noi” dei Jalisse. Il pezzo di Gabbani è un motivo per tornare a utilizzare un po’ di semiotica, mio malgrado, dopo averla abbandonata 10 anni or sono. Insomma sono tornato, ma giuro che rimango poco.

Il testo di Gabbani-Ilacqua non parla solo di scimmie non pelose. Ci dice qualcosa di più. Un discorso ampio, intellegibile, attualissimo. Una struttura quasi completamente deverbale, strutturata in tag interpretabili secondo un contratto di lettura fin troppo esplicito. Un lettore diversificato che riesce a fare suoi alcuni universi semantici in base alla propria esperienza.

Ma cosa racconta questa canzone? Tutto e niente, come le canzoni di Sanremo. O forse racconta tutto il niente moderno. Di social media, religioni, mode, intrattenimenti digitali. Con citazioni di Eraclito, Morris (già detto), Shakespeare (a proposito sapevate fosse italiano?). Insomma. Un testo che avrebbe potuto scrivere la coppia Battiato-Sgalambro dopo litri di zibibbo. E che avrebbero potuto interpretare i Righeira, geni dei tormentoni musicali.

Ogni cosa è studiata. Una piccola grande operazione di marketing. Il baffetto alla Columbro, i capelli alla Pellè prima di sbagliare il rigore, il teatrino con la scimmia che balla sul palco (di silvestriana memoria con “Salirò” e schiacciando l’occhiolino a Rino Gaetano per non sense e rottura degli schemi), le maschere da scimmione regalate in sala stampa ai giornalisti, i colori scelti per comunicare il karma occidentale (arancione harekrishna-indiano-buddista vs nero D&G), il testo.

E torniamo al testo quindi. Che si apre con un nuovo dubbio amletico, oggi più profondo che mai: “Essere o dover essere?”. Oggi non sappiamo chi siamo, ma siamo sicuri di chi dovremmo essere. E con questa domanda, che ci catapulta subito su percorsi attanziali e sintassi modale (Bertrand, Basi di semiotica letteraria), apriamo il primo quadrato semiotico dell’Essere e corrispettive modalità aletiche, in cui il necessario /dover-essere/ si affianca al contingente /dover-non-essere/, all’impossibile /non-dover-essere/ e al possibile /non-dover-non-essere/. E siamo ancora alla prima riga!

Come l’uomo del neolitico, lessema che appare subito e che rappresenta un primo approccio alla figuratività del discorso testuale. Ma l’uomo neolitico è altra cosa rispetto a quello che, in perfetta giustapposizione, viene enunciato dopo:

Nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo
intellettuali nei caffè, internettologi
soci onorari del gruppo dei selfisti anonimi

L’uomo contemporaneo è ingabbiato, in una scrivania due metri per tre. Molto spesso fa l’intellettuale nei bar con wifi, fingendo di essere a San Francisco. E invece è solo al Pigneto o a Prati. Mentre dispensa consigli su come usare internet, i social network e fugge dalla maniacalità dei selfie frequentando una terapia di gruppo, collettiva e quotidiana, proprio su Facebook (forse):

– Ciao mi chiamo Francesco.
– CIAO FRANCESCO
– Da una settimana non mi scatto un selfie. E sto bene. Va tutto bene.
Clic

Continua intanto Gabbani

L’intelligenza è démodé
risposte facili, dilemmi inutili

Ask.fm in pratica, spiegato ai vecchi bacucchi. Tempestiamo la rete di domande e risposte. Mentre prima prendevamo in giro Cinzia che su Cioè scriveva “Ho baciato Fausto. Ho paura di essere incinta”, oggi la figlia di Cinzia vive la stessa esperienza ma con risposte diverse. Alcune delle quali costruite ad arte da bulli che la insultano in rete per essere una bambina, che niente sa di sesso. Mentre loro cliccano su pornhub forse a causa della loro educazione sentimentale low-cost.

AAA cercasi (cerca si)
storie dal gran finale
sperasi (spera si)
comunque vada panta rei
and singing in the rain

Qui fa capolino la generazione Subito.it e “Te lo regalo se te lo vieni a prendere”. Quella dell’AAA CERCASI, formula desueta come l’acquisto su Porta portese o al Mercatino di Catania. Altri tempi oggi, ma stesse modalità. Mentre prima per esigenze di spazio e super posizionamento si utilizzava AAA – codice analogico per far salire in alto l’annuncio nelle classifiche impaginate in ordine alfabetico – oggi non ha senso alcuno se non quello di rimandare ad un concetto, fast-foodiano, di ricerca. Matta e disperatissima.

Arriviamo al “Comunque vada Panta Rei”, ispiratore di meme ed evidente supercazzola agli occhi di tutti. Non è così. Perché Eraclito o chi per lui, e il “tutto scorre”, c’entra molto con quello di cui stiamo parlando. Il “divenire” della tradizione filosofica di Eraclito contrapposto alla filosofia dell’Essere, di Parmenide. Torniamo al dubbio amletico contemporaneo. E ne diamo una visione laterale, evoluzionista, che sta per arrivare, si chiama “Scimmia nuda” e arriva adesso nel ritornello.

(Singing in the rain è solo una roba buttata lì per fare rima. Dai. Non esageriamo)

Lezioni di Nirvana
c’è il Buddha in fila indiana
per tutti un’ora d’aria, di gloria
la folla grida un mantra
l’evoluzione inciampa
la scimmia nuda balla
occidentali’s karma
occidentali’s karma

Nirvana, Buddha, Fila indiana (figurativo ma anche concettuale nel suo essere vicino al credo indiano), Mantra. Tutti tag del karma orientale, dell’oggetto che, per moda e per necessità respiratoria, è arrivato dalle antiche Indie (no, non l’America di Cristoforo Colombo) per rilassare e offrire detox al popolo occidentale e industrializzato.

scimmiaArriva la scimmia nuda, quella di Morris. Quella nuda (o depilata total body) che nel dubbio balla. Perché sa ballare. Anche se in questi secoli di evoluzione è inciampata parecchie volte. E forse non si è mai rialzata. Ma balla.

Piovono gocce di Chanel
su corpi asettici
mettiti in salvo
dall’odore dei tuoi simili

Qui lessema straordinario. Brandizzato Chanel n.5 (eliso per non mettere a repentaglio la musicalità e l’assonanza). C’è Marylin. Chiaramente. Che va a letto indossando solo quel profumo lì. È tanta Marylin. Diversa dalla sfilza di donne asettiche oggi su Instagram: tutte belle, tutte con la stessa frangetta, lo stesso make-up, lo stesso seno. Asettiche come il silicone. Non quello delle protesi mammarie ma quello usato per costruire le più belle e realistiche bambole del sesso in Giappone. Sensualità negata. Sorpreso mettere gocce di Chanel su questi corpi asessuati, asessuali. Roba da mettersi in salvo dall’odore dei propri simili. Le altre scimmie.

Tutti tuttologi col web
coca dei popoli
oppio dei poveri

Bellissimo. Di tuttologia siamo pratici (anche di tuttogratis sul web, chi se lo ricorda?). Ma questa rete internet oggi crea dipendenza: è cocaina per tutti i popoli, è oppio per chi non ha soldi, per chi vive le disuguaglianze, per chi campa nelle altre parti del mondo. È oppio che alluppìa. Che rende rimminchiloniti questi poveri cristi costretti a fare le rate da mediaworld per avere un “aifon 7 plas” che non sapranno mai usare e che riempiranno di inutili, e gratuite, app.

AAA cercasi (cerca si)
umanità virtuale
sex appeal (sex appeal)
comunque vada panta rei
and singing in the rain

Eccolo il sex appeal che non c’è più. Lo cercano Gabbani e Ilacqua. Ma non sanno dove trovarlo (era lì accanto, nella Paola Turci più sensuale vista in tv!) nella sfera digitale. Dove cercano umanità perduta. In questo dondolare dell’evoluzione, tra analogico e digitale, tra reale e virtuale.

Quando la vita si distrae. Cadono gli uomini.

E la scimmia si rialza, orgogliosa come pochi. Pronta a salutare con “namastè” ma solo se seguito da “alè”. Lo stesso “alè oh oh” dei tifosi, lo stesso “faccela vedè, faccela toccà” nazionalpopolare. O forse lo stesso “Alè” con cui banalmente, dopo ore di talk spesso inutili, la scimmia si rialza e Giovanni Floris saluta tutti così. Alè!

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