Nella Rete

Riappropriarsi dell’attenzione

Anche quest’anno il lavoro culturale – insieme a La Balena Bianca – sarà al Festival della Letteratura di Mantova, con il ciclo di incontri “Prossimamente”, uno spazio di approfondimento dedicato alle nuove frontiere della conoscenza, del sapere e della comunicazione.

David Weinberger sarà ospite di Prossimamente venerdì 8 settembre alle ore 18.00.

Pubblichiamo la traduzione di “Reclaiming our attention” apparso il 1 marzo 2017 su KMWorld. La traduzione è a cura di Angela Maiello.

The Master Switch, di Tim Wu, è uno dei libri più citati che io conosca. Meritatamente. Racconta la storia delle tecnologie della comunicazione degli ultimi 150 anni e mostra, in modo convincente, che uno stesso schema si ripete in continuazione: il nuovo medium viene celebrato in quanto istanza di democratizzazione fino a che non viene comprato, sviluppato e quindi privatizzato. Internet, suggerisce Wu, potrebbe essere l’eccezione. 

Nel suo nuovo libro, Wu sostiene che non è così. In The Attention Merchants, l’autore ripercorre alcuni degli stessi scenari, questa volta esaminandoli non dalla prospettiva di una storia delle tecnologie della comunicazione, ma da quella di una storia delle modalità di cattura dell’attenzione. Da questo punto di vista, Internet non solo non sembra l’eccezione, bensì si presenta come il compimento di una storia ininterrotta che si cela dietro i sogni più arditi della storia. Se un tempo avevamo gli spot televisivi, durante i quali potevamo fare altro, oggi abbiamo servizi online progettati da zero per catturare ogni sfumatura delle nostre reazioni in modo da utilizzarle per distrarci e catturarci maggiormente, per poi vendere quei dati ad altri. Internet è il perfezionamento dell’arte – e oggi della scienza – della cattura dell’attenzione e della sua monetizzazione.

Sembra innegabile che questa attenzione per l’attenzione ha alimentato la commercializzazione della rete e che i soggetti commerciali che catturano e rivendono la nostra attenzione sono diventati centrali nella nostra esperienza del web. Ma limitare il discorso a questo aspetto rappresenterebbe un’inadeguata descrizione della rete.

Catturare l’attenzione

L’attenzione è una cosa bizzarra. Ci sono casi in cui siamo intenzionati a prestare attenzione a qualcosa e altri in cui la nostra attenzione viene attirata da qualcosa a cui non vorremmo dedicarci intenzionalmente. È molto frequente anche un caso intermedio: ci collochiamo in un ambiente in cui ciò che attira la nostra attenzione è verosimilmente degno di essa. È quello che facciamo quando ci mettiamo a leggere una rivista, o vaghiamo liberamente attraverso le strade di una città straniera o controlliamo un sito che aggrega post.

Questa esperienza di affidare la nostra attenzione a un ambiente è stato per lungo tempo molto importante e profondamente utile. È in questo tipo di spazio che lasciamo che le cose ci attirino a partire dal cervello, permettendoci così di scoprire nuovi interessi. I mercanti di attenzione online distorcono e svalutano questa esperienza, ingannando il nostro giudizio, come nel caso del clickbait progettato scientificamente. Se ne stanno lì silenziosamente – Wu fa riferimento al testo del 1957 di Vance Parkard Hidden Persuaders – cercando di catturare il nostro interesse il tempo che basta per un click, senza tenere in alcuna considerazione se ciò che ci inducono a cliccare ci interessi davvero, o finanche se ci sia un briciolo di verità in ciò che ci propongono pur di estorcerci un clic dalle dita.

No alle barriere per la conoscenza

La conseguenza è che quegli spazi liberi in cui poter girovagare fino a che la nostra attenzione non venga colta da qualcosa sono diventati fortemente inquinati. Eppure hanno ancora valore. Se Facebook – Reddit o scegliete il vostro favorito – non ci mostrasse anche dei contenuti a cui siamo interessati, non sceglieremmo di restarvi.

C’è un altro fenomeno più grande dietro la cattura della nostra attenzione da parte di “rapitori commerciali” sempre più esperti. Prima di Internet, gran parte della nostra attenzione veniva incanalata attraverso dispositivi di comunicazione che non solo ci mostravano ciò che volevano e quando volevano, ma che non ci permettevano di perseguire i nostri interessi più genuini. Se la TV mandava in onda una storia che sollecitava la nostra attenzione, probabilmente non avevamo gli strumenti per approfondire ulteriormente. Tale barriera all’approfondimento delle proprie conoscenze era rilevante e comportava, per esempio, il dover recarsi in biblioteca e aspettare un prestito interbibliotecario. Oggi, naturalmente, la strada per la sazietà è a portata di click… sebbene sia molto probabile che nel frattempo ci si imbatta in qualcosa di nuovo che merita di essere approfondito.

Quindi, sebbene sia vero che la nostra attenzione è assediata da interessi commerciali che ci distraggono e inquinano gli spazi in cui dovremmo essere liberi di girovagare, la nostra è anche l’era del più assoluto auto-controllo della propria attenzione. Lo spazio è inquinato, ma è anche di gran lunga più vasto di qualsiasi spazio attenzionale che abbiamo mai avuto. Ciò rende solo più urgente la necessità di riappropriaci della nostra attenzione sottraendola ad approfittatori che vogliono venderla al miglior offerente.

Come qualsiasi altra cosa che Internet ha trasformato, la nostra attenzione, da un lato, ha un grande potenziale di sviluppo, dall’altro, si trova in una condizione di rischio maggiore. Il primo passo per salvaguardarla è prestarvi attenzione.

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