Corpo, linguaggio e senso tra Semiotica e Filosofia

“Corpo, linguaggio e senso tra Semiotica e Filosofia” è un lavoro tutto bolognese, nato dall’incontro e dalla collaborazione di alcuni giovani studiosi vicini al gruppo di Officine Filosofiche (Prisca Amoroso e Gianluca De Fazio) da una parte e al Laboratorio di Etnosemiotica (Riccardo Giannini e Edoardo Lucatti) dall’altra. Esempio della possibilità di dialogo, ancora vivo nelle accademie, tra le due discipline.

Mark Rothko, Black, red and black (1968)
Mark Rothko, Black, red and black (1968)

Quarto volume della collana Quaderni di Etnosemiotica un progetto editoriale recentissimo che vede all’opera esperti e giovani nel tentativo di proporre casi di studio affascinanti e stimolanti che possano trovare uno spazio d’incontro e mettersi in discussione nel panorama contemporaneo delle scienze umane – il lavoro tenta di esplicitare le problematiche che riguardano il tema del rapporto tra il corpo, il linguaggio e la costituzione del senso, come il titolo suggerisce, approcciando una chiave di lettura di chiara impronta fenomenologica.

Il confronto tra la fenomenologia e la semiotica affonda le proprie radici già agli inizi degli anni Sessanta quando Merleau-Ponty legge e celebra il lavoro dello strutturalista Claude Lévi-Strauss. Nel noto saggio contenuto in Segni, dal titolo Da Mauss a Claude Lévi-Strauss, infatti, il filosofo francese elogia la proposta strutturalista dell’antropologo e il suo tentativo di portare a termine il percorso proposto da Ferdinand de Saussure della costituzione di una nuova disciplina, la semiologia, la quale si sarebbe dovuta occupare della «vita dei segni nel quadro della vita sociale». In semiotica, invece, a partire dalla fine degli anni Ottanta e per tutti gli anni Novanta si è potuto assistere a quella che, a tutti gli effetti, potrebbe essere definita “svolta fenomenologica”, riscontrabile in autori come Greimas, Fabbri, Marsciani e Coquet, i quali dialogano costantemente con la fenomenologia, soprattutto husserliana.

In questo volume, oltre alla ripresa e alla rilettura di autori legati alla tradizione fenomenologica, in particolare Merleau-Ponty e Husserl, troviamo interessanti spunti che spaziano dalla teoria della mente estesa di Clark e Chalmers allo strutturalismo, dalla critica letteraria al pensiero di Gilles Deleuze.

Piuttosto che fornire “soluzioni efficaci” si tenta di riflettere su nuovi modi di problematizzare le tematiche prese in considerazione, come suggerisce De Fazio all’inizio del suo saggio.

Il risultato di questa collaborazione è dunque un testo che pone al centro dalla sua riflessione una serie di problemi “obliqui” e controversi che attraversano prepotentemente sia la speculazione filosofia che quella semiotica.

Il punto di forza di questo lavoro è l’incredibile capacità che i saggi (e quindi gli autori) hanno di dialogare fra loro costruendo una rete di scambio riflessivo, esplicitato dai continui rimandi in nota, che dà alla luce un’efficace combinazione trans-disciplinare.

Il concetto di “trans” è inoltre il punto centrale del saggio di De Fazio che riesce, con la proposta di questo effetto di “attraversamento” a coinvolgere una lettura estesa e rispondere all’esordio del saggio di Lucatti, che in veste di semiotico eclettico e versatile alla speculazione filosofica, mette in guardia i suoi lettori scrivendo: «Chi si occupa di semiotica e fenomenologia, e lo faccia con un po’ di onestà intellettuale, non potrà che fare i conti con la costitutiva inattualità del proprio lavoro».

Questa frase appare come una provocazione che potrebbe spingere il lettore a considerare lo stesso testo come esempio di “trans-disciplinarità”, la quale porta a un “superamento” dell’inattualità di cui ci parla Lucatti, grazie al continuo scambio dialogico insito nell’opera. Un superamento che non avverrà mai del tutto ma che vive proprio nei continui rimandi tra la filosofia e la semiotica.

Sono pagine vive e determinate. Il Soggetto e l’Oggetto sono i protagonisti indiscussi e ciò è chiaro già dalle prime pagine del saggio di Amoroso, la quale con tono molto snello e scorrevole mette in gioco fin da subito la terminologia e i concetti che faranno da guida per tutto il resto del libro.

Il saggio di Amoroso è una vera e propria introduzione che sistematizza e mette in ordine tutti gli elementi necessari agli altri autori per poter affrontare il tema, con lo stesso rigore e la stessa meticolosità. I termini presentati sono ripresi da un Merleau-Ponty ancora poco noto. Uno dei testi di base del saggio di Amoroso è Le monde sensible et le monde de l’expression. Cours au College de France, non ancora tradotto in italiano.

L’esperienza fa da mediatrice tra Soggetto e Oggetto, e per citare nuovamente Lucatti, l’obiettivo è quello di presentare una teoria che sia capace di “manipolare le cose senza rinunciare ad abitarle”. Questo obiettivo è in linea col saggio di Giannini, il quale trasforma questa massima in una vera e propria metodologia d’analisi. Giannini infatti, partendo dalla teoria della mente estesa, riflette sul concetto di “chiasma” merleau-pontyano, ponendo quest’ultimo all’interno del quadro epistemologico dell’etnosemiotica; collegandosi alla recente visione verso sui si stanno muovendo alcuni orientamenti interni alla semiotica. Inoltre questa considerazione analitica crea un filo rosso che porta a ritornare alle pagina di De Fazio, quando parla della divisione tra fenomenico ed empirico e di Amoroso quando fa scendere in campo il «problema dell’altro, dell’intersoggettività».

Senza voler togliere il gusto della lettura, chi frequenta sia la semiotica che la filosofia fenomenologica è consapevole del fatto che il luogo della manifestazione del senso, ossia il Mondo, è sede di diverse problematiche: sia per quanto riguarda la sua costituzione sia per quanto riguarda una sua successiva comprensione e interpretazione in termini analitici.

Per concludere, la lettura di questo libro ci porta ad affrontare con rigore filosofico alcuni temi molto complessi da afferrare ma che, grazie alla chiarezza e all’approccio “trans-disciplinare” degli autori, risultano visibili e appaiono dinnanzi agli occhi dei lettori come immagini ben definite. Il problema viene suddiviso nelle sue componenti per essere poi ri-assemblato in una nuova combinazione che porta all’emergere di nuove prospettive di approccio.

Una lettura scorrevole e nello stesso tempo decisa, ottima sia per studenti e studiosi che devono affrontare il problema in termini accademici, sia per amanti delle scienze umane che intendono, per la prima volta, affrontare i principali problemi che attraversano la filosofia e la semiotica. Uno sguardo “trans-disciplinare” sulle scienze umane contemporanee.

Copertina Corpo, linugaggio e senso tra semiotica e filosofia. Anteprima

Bibliografia di riferimento

Algirdas J. Greimas, Joseph Courtés, Dizionario ragionato della teoria del linguaggio, Bruno Mondadori, Milano 2007.

Francesco Marsciani, Ricerche semiotiche I. Il tema trascendentale, Esculapio, Bologna 2012.

Maurice Merleau-Ponty, Il visibile e l’ invisibile, Bompiani, Milano 2003.

Manlio Iofrida, Differenza e corporeità, in A. Contini, A. Moietta (a cura di), Metamorfosi e differenza, Aracne, Roma 2015.

[Immagine di apertura: Riccardo Giannini, E dalle nebbie (2016)]

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