Reparto Agitati / Segnalazioni

#Basaglia180X40: Il salto del salmone verso il Festival dei Matti

In occasione di “A margine. Abitare luoghi comuni”, l’edizione 2018 del Festival dei Matti che si terrà a Venezia dal 17 al 20 maggio, pubblichiamo un contributo dell’antropologo Franco La Cecla che parteciperà al Festival il 19 maggio alle ore 21 assieme a Massimo Cirri, conduttore di Caterpillar e a Flavio Favelli.

Questo contributo rientra nel progetto di approfondimento #Basaglia180X40 realizzato in occasione dei 40 anni della Legge180 e che proseguirà fino alla metà di giugno attraverso la pubblicazione di estratti, riflessioni e segnalazioni.

Tra gli indiani delle pianure, ma anche tra le tribù della costa occidentale del Canada, vi era un tipo di minisocietà dei “contrari”. Questi si chiamavano, ad esempio, per il Lakota “Heyoka” e rappresentavano lo spirito del tuono, Wakìnyan. Si comportavano al contrario del buon senso, si coprivano e avevano freddo d’estate, andavano nudi d’inverno lamentandosi del caldo, cavalcavano al contrario e facevano da specchio spesso al comportamento degli altri. Erano un gruppo rispettato, potevano infrangere regole e tabù che la maggioranza era tenuta a rispettare. Si situavano come coloro che ribaltavano le situazioni e in guerra avevano un ruolo speciale. Vicini alla figura del trickster, del briccone divino, amorale come il coyote e per questo fondatore e allo stesso tempo personaggio alla base della comicità e dello humour indigeno. Per gli amerindiani l’humour non consisteva in una forma di “teasing”, nel prendere in giro gli altri o nel ridere di comportamenti strani, ma proprio nel capovolgimento delle situazioni. Il trickster è un grande provocatore che gira il mondo al suo contrario. Tutto questo ce lo raccontano i miti raccolti da Paul Radin, ma anche la pratica corrente degli indiani d’America. Nelle tribù della grande isola di Vancouver il corvo rappresenta la saggezza ma allo stesso tempo è un briccone e le storie raccontate tra balene, haliput, orsi e aquile hanno sempre a che fare con un capitombolo narrativo. La mitologia amerindiana non è moralista, anzi spesso pe noi è chiaramente immorale. E’ il modo di dettare delle regole ma anche di farne vedere l’aspetto opposto. E’ la forma di schismogenesi studiata da Bateson presso i Naven in Papua. Il “contrario” serve certamente a stabilire i confini delle regole, ma anche a far capire che queste possono essere cambiate e infrante. Nelle società tradizionali, l’accordo che tiene insieme le persone è molto più elestico di quello che noi consideriamo tradizione. E l’infinita variazione delle narrazioni mitologiche ci insegna che nulla rimane fisso ma si sviluppa dentro un pattern che può subire variazioni ma anche rovesciamenti. I “contrari” nella cultura Lakota erano una fase della vita che poteva condurre a diventare clown, nel senso doppio che fu osservato da Warburg presso gli indiani Hopi. La doppiezza, l’ambiguità è la base della comicità e una condizione di salute mentale collettiva perché, se messa in piazza e resa pubblica, rivela le strettoie della vita quotidiana e le vie di uscita. L’umorismo che abbiamo perduto e che potrebbe curare ogni nostra follia è proprio il diventare noi stessi il capitombolo salutare di cui gli altri hanno insieme a noi bisogno. Questo tipo di compito è ovviamente serissimo, come lo è ogni vera comicità, presuppone una grandissima sensibilità al contesto e la capacità di non uscire dal senso profondo del contrario. La contrarietà è dunque una delle basi della buona salute mentale e della buona convivenza. Qui, dove scrivo, di fronte a una piccola baia a Tofino, nel nord- ovest dell’isola di Vancouver riparati da un meandro di isole fitte di foresta boreale la comicità è di casa. Ce l’hanno perfino gli animali. Oggi un gruppo di foche faceva il verso ad una pompa meccanica situata sul molo poco distante. E il corvo cantava per tenere loro compagnia. Gli indiani, che qui hanno ripreso forza e diritti, stanno in una baia poco lontano, e sanno più di molti altri che alcune cose sono antichissime loro stessi hanno quattordicimila anni, ma non per questo sono fisse, il mondo viene continuamente rinnovato ad ogni salto di salmone.

Si parlerà di quei luoghi comuni – ideologie e pregiudizi – che chiudono i dialoghi, innalzano muri, barriere intransitabili, spazi chiusi che nulla hanno di comune e del dolore dell’essere spinti fuori gioco; ma anche delle condizioni che rendono inabitabili o abitabili i contesti, della cura che occorre perché sia possibile abitare da soggetti il dentro e il fuori, luoghi comuni, territori condivisi, comunità materiali e immateriali, garantendo a pieno la cittadinanza come chiede la legge 180, a quarant’anni dalla sua emanazione.

I protagonisti dell’edizione 2018:  Gianluca Amadori, Serena Ballarin, Mattia Berto, Vincenzo Boatta, Massimiliano Carboni, Stefano Cecconi, Massimo Cirri, Peppe Dell’ Acqua, Giovanna Del Giudice, Dario Stefano Dell’Aquila, Claudia Demichelis, Cristina Donà, Thomas Emmeneger, Antonio Esposito,  Flavio Favelli, Michele Gazich, Maria Grazia Giannichedda, Giuseppe Giulietti, Riccardo Ierna,  Franco La Cecla, Giordano Meacci, Carlo Miccio, Carlo Minervini, Gianni Montieri, Salvatore Nocera, Rosario Palazzolo, Valentina Pedicini, Carmen Pellegrino, Anna Poma, Anna Ruchat, Tiziano Scarpa, Giuseppina Scavuzzo, Anna Toscano, Gisella Trincas

Potete consultare qui > FESTIVAL DEI MATTI < l’intero programma

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