Come sta il cinema italiano?

Andiamo a cinema

Una storia (non solo) palermitana.

Tra le novità che analizzeremo nel nostro e-book sulla legge cinema in vigore dal prossimo gennaio c’è anche una specifica sulla trasformazione delle sale.

Un decreto non ancora pubblicato deve definire quanti fondi saranno destinati alla ristrutturazione e all’adeguamento tecnologico di luoghi esistenti, e quanti invece alla costruzione di nuove sale o nuovi edifici, i quali potranno ospitare anche eventi non necessariamente legati al cinema [articolo 28 e altri]. Il decreto può subordinare i contributi alla programmazione di audiovisivi europei, dimostrando così una scarsa volontà ad aprire tanto a cinematografie meno conosciute, quanto a quelle di cittadini stranieri residenti in Italia anche se soggiornanti di lungo periodo. Si procederà inoltre alla demolizione di sale che non hanno potuto permettersi una ristrutturazione, ferma restando l’autonomia decisionale di Trento e Bolzano. Difficile con queste premesse convincersi che in una stagione da tempo avviata di tagli alla cultura vedremo risorgere grazie ai soli contributi statali spazi pronti a presentare film e autori non convenzionali e a dialogare realmente con il pubblico.

Ovunque in Italia ci sono cinema e teatri chiusi, o che considerano la chiusura a breve. O che si trovano costretti a programmare film commerciali per non rischiare troppo e pur avendo un’altra vocazione. Ma sono diversi gli operatori culturali determinati a invertire la tendenza. Abbiamo chiesto Come sta il cinema italiano? Anche ad Andrea Inzerillo, direttore del Sicilia Queer filmfest a Palermo e studioso di cinema, per fargli raccontare la vicenda del cinema De Seta che lo vede impegnato insieme ad altri operatori in una battaglia in difesa dei beni culturali e degli spazi pubblici. Una storia non solo palermitana in cui molti potranno riconoscersi.

Palermo è piena di monumenti simili,
ognuno involontariamente dedicato a questa nostra protratta omissione:
il non esserci stati, in generale la nostra incapacità di esserci.

Giorgio Vasta
Absolutely Nothing

0.

Altri potrebbero raccontare questa storia in altro modo. È anche vero però che io la ricordo così.

α

Chi ama il cinema e il teatro, e in genere tutte le arti belle, sa come si resti soggiogati dal fascino che da esse emana e che costituisce, molto sovente, la nostra stessa vita.

1.

Quando nell’estate del 2010 torno a vivere a Palermo (convinto di voler aprire un cinema d’essai) il Cinema Lubitsch di Paolo Greco ha chiuso da qualche mese, le rassegne estive di Villa Filippina e dello Spasimo non esistono più da anni e la possibilità di vedere film a Palermo è limitata alle due o tre sale che scelgono una programmazione “alternativa”, ma pur sempre legata a canali distributivi piuttosto tradizionali. Un’atmosfera lontanissima insomma da quella che ho vissuto non soltanto a Madrid o Parigi, ma anche nella più piccola e paragonabile Pisa, dove il cineclub Arsenale aveva nutrito per anni la mia curiosità cinematografica. A Palermo il cinema era ormai del tutto assente dalla vita pubblica e la possibilità di vedere film della storia o in versione originale sottotitolata era promossa quasi esclusivamente dai centri culturali stranieri.

β

I film di Macario sono garanzia di successo e certezza di incassi.

 2.

Un paio d’anni prima ai Cantieri Culturali alla Zisa erano stati costruiti sulle macerie di alcuni capannoni industriali una sala cinematografica da 480 posti e la sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia, che sarebbe stata dedicata alla formazione di nuovi documentaristi. La sala cinematografica viene inaugurata nel 2008 con la manifestazione Cantieri del documentario, alla presenza tra gli altri di Vittorio De Seta, Vincenzo Consolo, Gianfranco Rosi, Pietro Marcello. Undici giorni di attività, poi la sala fu chiusa e rimossa dalla memoria collettiva. Tutti i Cantieri Culturali, d’altra parte, vivevano uno stato d’abbandono, nonostante la presenza di alcuni istituti culturali – tra cui il Goethe-Institut, il Centre culturel français, l’Istituto Gramsci – che resistevano in mezzo all’immondizia che si accumulava negli altri capannoni. Il sogno di una cittadella della cultura che aveva animato gli anni della primavera palermitana era momentaneamente accantonato. Di quella sala cinematografica in pochissimi serbavano memoria.

γ

Non resta che trarne i migliori auspici per l’avvenire, al quale lavorano attivamente, in un nobile slancio, le forze più sane e vive dell’intelligenza.

3.

Il 29 novembre 2010 al cinema Metropolitan di viale Strasburgo c’è la prima proiezione pubblica di un nuovo festival cinematografico diretto da Alessandro Rais, già direttore della Sicilia Film Commission, che si chiama Sicilia Queer filmfest – Festival internazionale di cinema glbt e nuove visioni. Andrea Occhipinti tiene a battesimo presentando l’anteprima nazionale di The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko, distribuito dalla sua Lucky Red. La prima edizione del Sicilia Queer si sarebbe svolta dal 20 al 26 giugno 2011 al cinema Rouge et Noir, altra sala storica di Palermo che si trova in Piazza Verdi, a fianco del Teatro Massimo.

δ

L’amica ed alleata Germania, nel volgere di pochi anni, che si possono contare sulle dita di una mano, ha svolto, nel campo cinematografico, un programma che si impone all’attenzione e anche alla meditazione degli appassionati che vivono nell’orbita di cinelandia.

4.

Alla fine del 2011 l’amministrazione comunale di centro-destra in scadenza di mandato si ricorda dei Cantieri Culturali alla Zisa e pubblica un avviso per affidarli ai privati. La risposta di una parte della città è un movimento politico che si chiama I cantieri che vogliamo, che contesta radicalmente il provvedimento. È un periodo piuttosto vivace, e una delle prime azioni di quel movimento consiste nel ridare nome agli spazi abbandonati e nel tentare di riviverli. La sala cinematografica viene intitolata a Vittorio De Seta, scomparso poche settimane prima. Di lì a qualche mese (è l’aprile del 2012), il cinema viene simbolicamente riaperto e ospita una prima programmazione. Anche il Teatro Garibaldi alla Kalsa viene occupato da un collettivo di artisti e pone pubblicamente un dibattito sulla gestione degli spazi culturali a Palermo.

[Estratto da Hollywood Party del 26 aprile 2012. In conduzione Dario Zonta e Roberto Silvestri, intervista ad Andrea Inzerillo]

ε

La produzione cinematografica americana non ha avuto mai né uno stile, né un indirizzo, né un programma. Anche nei periodi aurei – che ora pure vadano scomparendo – il tono e il tocco non si sono fatti notare eccessivamente, nel livello generale dei film.

5.

Alle elezioni comunali del maggio 2012 viene eletto sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Domenica 16 dicembre il Cinema De Seta viene inaugurato ufficialmente con la proiezione di Transeuropæ Hotel di Luigi Cinque, alla presenza del regista, dell’attore Pippo Delbono e del sindaco. Seguirà fino all’Epifania una programmazione giornaliera, offerta a ingresso libero alla cittadinanza, nell’ambito delle iniziative natalizie promosse dal Comune. Nei mesi successivi un consorzio di quattro festival cittadini – il Sicilia Queer, Soleluna, Sorsi Corti e SiciliAmbiente – cura una programmazione cui prendono parte anche il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Filmoteca Regionale Siciliana, il Goethe–Institut, l’Institut français e l’Instituto Cervantes. La programmazione è realizzata con fondi dell’Assessorato alla Cultura e offerta gratuitamente alla cittadinanza. Realizzata con molta buona volontà e forse troppa urgenza, tra le carenze principali c’è la scarsa comunicazione, col risultato che in pochi in città conoscono il Cinema De Seta. La programmazione dura dal 19 febbraio al 31 maggio 2013 e vede la partecipazione di registi come Daniele Incalcaterra, Eyal Sivan, Sylvain George e molti siciliani come Costanza Quatriglio, Ester Sparatore, Salvo Cuccia, Canecapovolto, mentre anche il regista Franco Maresco, che pochi mesi prima aveva lanciato una petizione per diventare direttore del Cinema De Seta, comincia a ospitare in quella sala Tatti Sanguineti, Goffredo Fofi, Ugo Gregoretti.

ζ

L’epicedio non si addice ancora alla loro produzione, ma sicuramente gli americani hanno perduto lo scettro di comando e non è difficile che possano, in un tempo non lontano, essere aggregati al carro altrui.

 

6.

Il Cinema De Seta rimane tuttavia poco affidabile dal punto di vista tecnico, non ancora attrezzato con server DCP e periodicamente sottomesso a rinnovi dell’agibilità. Per questa ragione la terza edizione del Sicilia Queer si svolge al Cinema ABC di via Emerico Amari, altra sala storica che qualche mese dopo, unendosi con il cinema Imperia, diventerà il multisala Al Politeama.

L’inverno del 2013 è trascorso a discutere con i dirigenti del Comune e con gli altri operatori per proporre e immaginare modelli di gestione. La questione fondamentale è quella di trovare il modo di avviare stabilmente il cinema senza fondarsi esclusivamente sul sostegno pubblico e riuscendo a innescare sinergie con gli operatori privati. I tempi e la burocrazia sono elefantiaci, ma si riescono a far partire le gare per i primi acquisti (server DCP e altro) e fornire un servizio di manutenzione e gestione della cabina di proiezione, attrezzata con un proiettore digitale e due proiettori in 35mm. Tra il 2014 e il 2015 un proiezionista comunale garantirà 800 ore di lavoro, permettendo a molti operatori di avvicinarsi al De Seta e di utilizzare quello spazio con più regolarità.

η

Il cinematografo francese può vantarsi di un primato che è stato a un tempo la sua gloria e la sua tomba: quello della coerenza.

7.

La promozione del cinema sembra però non essere già più una priorità per l’amministrazione, mentre si fanno insistenti le voci di un passaggio dell’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone alla sovrintendenza del Teatro Massimo – cosa che avverrà nel luglio del 2014. Sin dalla fine del 2013 è quindi evidente un calo di interesse nei confronti del Cinema De Seta, ed è qui che va ravvisata una prima crisi nella sua breve storia. Niente più soldi per una programmazione condivisa, rimangono soltanto gli scampoli delle iniziative dei privati e dei centri culturali stranieri, mentre il De Seta viene sempre più utilizzato per iniziative non strettamente cinematografiche. I festival Sorsi Corti, Sicilia Queer e Soleluna nel 2014 decidono di svolgersi per la prima volta ai Cantieri Culturali alla Zisa per precisa e ostinata volontà dei gruppi che li organizzano. Così commenterà Eva Truffaut, presidente della giuria della quarta edizione del Sicilia Queer filmfest:

Je trouve que le lieu est idéal, […] c’est fantastique d’avoir trouvé une friche industrielle […] où il y a encore des chantiers possibles, où il y a encore la possibilité de construire, d’ouvrir, de créer différents postes d’activités, […] j’aime beaucoup l’idée de cette friche qui est en devenir et qui est en construction, dont une partie est totalmente rovinata et une autre partie giovanissima, modernissima, ça m’intéresse ce choc, l’idée qui il y a un chaos possible et au même temps un ordre possible.

θ

Qualche sintomo di ravvedimento c’è stato ma esso rappresenta la «vox clamantis in deserto».

8.

Nell’assenza di una programmazione stabile vige una saltellante ma vitale anarchia, che permette a molti di identificare il Cinema De Seta come il luogo di promozione della cultura cinematografica che mancava a Palermo. Tra il settembre e il novembre 2014 Maresco inviterà al De Seta Enrique Irazoki e Abel Ferrara, e in futuro porterà a Palermo con l’associazione culturale Lumpen i film restaurati del Cinema Ritrovato di Bologna, mentre l’associazione culturale Sudtitles introdurrà tra gli altri i film di Hong Sang-soo e un ciclo su Yasujro Ozu, il Goethe-Institut porterà Margarethe von Trotta e l’Institut français Lucas Belvaux, oltre alle programmazioni stabili di Ich liebe dich, moi non plus e di Cinémardi. Nel frattempo la rottura di un pezzo del proiettore del Cinema De Seta lo renderà inutilizzabile per più di quattro mesi, nel disinteresse generale. In un intervento su Repubblica Maresco dirà che «lo schermo buio del Cinema De Seta è una eloquente metafora di questa Palermo, il simbolo triste di una città che non sa più immaginare il suo futuro».

ι

I documentari e cortimetraggi hanno riscosso sempre, in Italia, un caldo successo.

9.

Dopo il cambio al vertice all’Assessorato alla Cultura, avvenuto nel settembre 2014, l’amministrazione comunale modifica diverse volte i piani sui Cantieri Culturali alla Zisa. Ci sarà una fondazione, anzi no ci saranno dei bandi per affidamenti ai privati, anzi no ci sarà un comitato scientifico che valuterà i progetti legati al cinema. Dall’ottobre del 2015, esaurite le 800 ore di proiezionista pubblico, il Cinema De Seta non vede rinnovato questo servizio e i pochi fondi di cui ha goduto vengono dirottati altrove, obbligando di fatto molti operatori a non svolgere più lì le loro attività (tra questi il Goethe-Institut, l’Instituto Cervantes, il festival Sorsi Corti). Altri – come l’Efebo d’Oro, che da Agrigento si trasferisce a Palermo, portando artisti come Anton Corbijn, Robert Cahen, Agnès Varda – cominceranno o continueranno a utilizzarlo nonostante le difficoltà e facendosi carico di tutte le spese. Più difficile calcolare il numero di iniziative che si rinuncia a organizzare in quello spazio per mancanza di condizioni adeguate, mentre è evidente il passo indietro rispetto all’anno precedente e lo sconforto relativo alle possibilità non sfruttate di quello spazio, soprattutto se si pensa alle forze presenti a Palermo e al loro mancato utilizzo.

κ

Alle centinaia di operatori italiani e germanici che quotidianamente, sui più diversi campi di lotta, saggiano il loro ardimento, giunga l’augurio fervido della Patria che li segue e li ammira per la loro nobile fatica.

10.

Autunno 2016: mentre il Comune dirama un avviso a manifestare interesse per realizzare una programmazione nel primo semestre del 2017 (i cui costi e contenuti sono “a proprio esclusivo carico” dei proponenti e saranno vagliati da un comitato scientifico) il Cinema De Seta rimane lì, come un giardino senza giardinieri, aperto tutti i giorni per i passanti, chiuso quasi tutte le sere per gli spettatori, in attesa di un indirizzo prima ancora che di una direzione, di un pensiero prima ancora che di un finanziamento. Rimangono le immagini e le voci di chi lo ha vissuto e continua a farlo, lavorando per un cambiamento. Rimangono i passaggi di Alain Guiraudie, Melvil Poupaud, Marco Bellocchio, Dominique Sanda, Lionel Baier e molti altri. Un buon assaggio per un cinema che deve ancora nascere, un pessimo presagio per un cinema che si appresta a compiere il suo quinto anno di attività e il suo nono anno di nascita.

λ

Nel nostro paese non sono mancate al riguardo le iniziative e, quel che vale di più, le efficaci documentazioni. I giovani in special modo, quelli dei Cineguf in prima linea, hanno recato un significativo contributo di tenacia e di lavoro.

0.

Molti penseranno che questa storia abbia un interesse soltanto locale. È anche vero però che non sono l’unico a non pensarla così.

μ

… a meno che non si vogliano considerare definitive ed espressive di un’intera generazione le fallite elucubrazioni di Charlot, spirito sensibile, senza dubbio, malato e inquieto, alla ricerca di nuovi orizzonti e di nuove esperienze, ma che con il film sui Dittatori ha denotato di voler esercitare una polemica spuntata e senza efficacia che non ha nulla a che vedere con l’arte in genere e con il cinema in particolare.   

[Tutte le citazioni sono tratte dal libro di Lorenzo Marinese, Andiamo a cinema, Flaccovio, Palermo 1941].

Print Friendly
Tags: , , , ,